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X Factor 2019, le pagelle: ecco la sporca dozzina

Il talent musicale condotto da Alessandro Cattelan trova i suoi concorrenti. E ora il gioco si fa duro

Siamo alla tredicesima edizione. X Factor, il format e talent musicale migliore del piccolo schermo, ricomincia in Italia la ricerca delle future star della musica. E in una tv in cui quest’ultima è latitante – non per sua volontà – è una buona notizia. Soprattutto se ci sono talenti da scoprire. Da scoprire tra i 12 finalisti: Davide Rossi, Enrico Di Lauro, Lorenzo Rinaldi (Under uomini), Giordana Petralia, Mariam Rouass, Sofia Tornambene.(Under donne), Eugenio Campagna, Marco Saltari, Nicola Cavallaro (Over), Booda, Seawards e Sierra (Band). A noi l’ingrato compito di dar le pagelle all’ultima puntata.

Alessandro Cattelan voto: 10
È una macchina da guerra. Lo capisci dalla clip iniziale, che presenta Berlino come campo da gioco per la scelta dei 12 finalisti. Goliardica, informata, montata senza una sbavatura e interpretata da lui con ironia e ritmo. Poi, si mette al fianco dei 4 giudici e diventa una sorta di Robert Duvall nel Padrino, un consigliere che con il sorriso sulla faccia entra più o meno a gamba tesa sulle scelte, facendo, a seconda dei suoi gusti, il diavolo o l’angelo sulla spalla del malcapitato che è costretto a eliminare ragazzi di talento e di ammetterne altri. Più di una volta con una battuta, un sorriso in più, una reazione diventa più determinante del suo poker d’assi. #Cattelanwannabe

Mara Maionchi voto: 9
cazzo e teste di cazzo. Le dice così, con l’innocenza di Eastwood in The Mule, quando a Bradley Cooper che afferma che ama i vecchi perché si permettono di dire tutto ciò che pensano senza filtri, risponde “in verità io l’ho sempre fatto”. Con lei la grammatica classica televisiva e narrativa non funziona: Mara viene, va, si prende la scena, detta i tempi, dice quello che vuole. Il meglio lo dà però con la saggezza pop-musicale, i famosi aforismi maionchiani potrebbero, in quest’edizione numero 13, diventare un cult. Intanto trovano un insperato ammiratore in Sfera Ebbasta che vorrebbe tatuarsi la frase “il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro”. Il sottoscritto invece sta pensando di incidersi sulla pelle “l’artista deve essere deciso come un cobra”.
#teamMara

Dardust voto: 9
Dario Faini è un fenomeno vero. E questo lo sappiamo. Produttore e polistrumentista, capace di virtuosismi unici ma anche essenziale, è quasi commovente per l’abnegazione che mette nel suonare per le Under Donne. Con lui a suonare per me forse avrei potuto partecipare anche io a X Factor, nonostante le mie stonature possano spingere al suicidio chi mi ascolta. Uno spettacolo. Come d’altronde lo sono i Bamboo, che hanno impreziosito le esibizioni degli Over. #DardustèmeglioePelé

La macchina di X Factor voto: 7
Una certezza. Poche idee ma buone e soprattutto supportate da una solida scrittura televisiva e risorse adeguate. L’uso delle ambientazioni berlinesi scelte dai giudici – che emozioni il Delfi riaperto -, la perfetta armonia del montaggio (che conferma che i talent, registrati, come insegna Masterchef, hanno un’altra marcia), le professionalità a disposizione costruiscono uno spettacolo notevole. E quasi ti dispiace che ora inizino le 8 puntate vere, in cui lo storytelling scenderà a zero. E poi quanto si diverte di più Cattelan in questa fase? #gioiosamacchinadaguerra

Malika Ayane e Samuel voto: 8
Sono due diesel e in controluce già vedi quale sarà la loro crescita esponenziale. Troppo sotto traccia durante le esibizioni, senza guizzi, si riprendono nella comunicazione dei verdetti. Lei dalla sua dolcezza timida, quasi materna, passa a un modalità di comunicazione quasi hitchcockiana. Niente male, anche se ci piace più come giudice a latere, mentre giudica con più libertà i concorrenti dei colleghi. Lui si vede che non è a suo agio, ma che sta imparando. É bellissimo, tenero il suo nervosismo prima di dover dichiarare eliminazioni e ammissioni, ma deve iniziare a divertirsi. #spettinatevi

I concorrenti voto: 5
Difficile giudicarli adesso, ma l’impressione è che sarà durissima “crescerli”. Non tanto per motivi artistici, ma perché sembrano mancare di carisma. Se escludiamo Giordana Petralla, talento cristallino che però usa l’arpa per nascondersi, qualche momento di Mariam Rouass, con la sua black trap, quella forza della natura dei Booda (loro sono una spanna sopra tutti) e il superparaculo Eugenio Campagna, che dimostra personalità portando Futura di Dalla a Berlino, davanti a Mara Maionchi (fa come nelle gare di tuffi, dove chi vuole recuperare alza il coefficiente di difficoltà del tuffo per salire in classifica: bravo), hai l’impressione che siano tutti bravi ragazzi, artisti capaci di ottime performance e te li immagini a suonare nei grandi stadi. Sì, ma per aprire i concerti altrui o come turnisti. Le otto puntate serviranno per dar loro uno spessore, per non sembrare la bella copia di mille riassunti, per togliere loro la paura. #arpediem

Sfera Ebbasta voto: 4
Non lo hanno chiamato per fare l’orsacchiotto, ma per essere un giovane Morgan, uno che spariglia le carte, che dia fastidio, che sia anche antipatico. Lui invece sembra stare a X Factor per uscire dall’immagine che si è costruito, forse per far dimenticare Corinaldo, sicuramente per non far ricordare l’”avevo due Rolex” post primo maggio. Ma la sua forza è lì, nella rottura che rappresenta. Le sue scelte sono troppo in sicurezza, il suo modo di stare in scena mainstream, non basta dire “spaccate tutto” per sporcarsi. Anzi, alla terza volta che lo senti ti sanguinano le orecchie. Non lo aiuta, forse, avere la squadra delle Under donne, non proprio il materiale migliore per essere Sfera Ebbasta.
#chebarbachenoia

Nuela voto: 3
Carote è stato il Papeete di X Factor. E di molti suoi spettatori, che ci sono cascati. Dicesi delirio d’onnipotenza quando pensi di essere un programma così forte da poter proporre qualsiasi cosa al tuo pubblico e di poter far diventare qualcuno chi non lo è. Stonato, privo di un flow appena decente, con testi puerili, presuntuosi e furbi, Nuela era un bluff dalla prima nota che abbiamo ascoltato da lui. Ma sui social era diventato un personaggio – lo sono anche i vincitori dei Darwin Awards e vari casi umani – e ci hanno provato. La sua esibizione è più che mediocre. È insignificante. Cattelan capisce il pericolo è a Malika presenta il foglio di via del ragazzo con un feroce “l’impressione è che abbia già dato tutto quello che aveva da dare”. #lovoglioalmiofunerale (così tutti piangeranno di più)

Il look di Daniel Acerboni voto: 2
Il ragazzo si farà, anche se ha le braghe strette. Ha voce – non male, anche se accademico quando ha cantato Billie Eilish e Lady Gaga – ma non sa fare le scelte giuste. Per stupire Malika e dimostrare che non era solo uomo da ballads, sceglie gli OneRepublic. Un po’ come se Toto Cutugno si proponesse come voce dei Black Sabbath. Acerboni tiene fede al suo cognome dimostrandosi immaturo e incompiuto a livello canoro. Ma ne abbiamo visti e sentiti di peggiori, anche in questa gita a Berlino. Quello che uccide è il suo look, davvero horror. Colori, dimensioni, abbinamenti: è tutto dolorosamente brutto. Sceglie male, appunto. Anche i vestiti. #nolook

Lp voto: 1
Laura Pergolizzi è brava. Tanto. Ma l’improvvisata ai ragazzi – che per la sorpresa e il poco carisma di cui sopra sembrano il sottoscritto alle feste di quand’era adolescente: fanno tappezzeria, se si esclude Giordana – è fredda, senz’anima, più piatta di un’ospitata a Sanremo. Due pezzi, tre frasi e la fuga. Non fai neanche in tempo a fischiettare Other People che è già sparita, lasciandoti poco. Hanno davvero ancora senso queste (costose) incursioni? Portano davvero pubblico? #lauranoncè

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