Home Opinioni Opinioni TV

X Factor 14, le pagelle: se continua così il finale sarà alla ‘Game of Thrones’

Il miracolo N.A.I.P., la conferma dei Melancholia, il monologo di Santi, la delusione Mydrama e la trasformazione di Emma: i nostri voti alla puntata migliore della stagione (psicodramma finale compreso)

N.A.I.P. voto: 10

Aveva ragione Mika – e già questo è un miracolo, il primo di N.A.I.P. – quando diceva che “non è eccentrico, è un artista e questa cosa va difesa e fatta capire bene”. Lui si è ritirato prima in una comfort zone dorata, in quelle cover creative e completamente sue, quasi a farci credere che sì, è un genio, ma rimarrà tra noi, il mercato non potrà accoglierlo. E Attenti al Loop, pur piacendoci, un po’ lo confermava. A dispetto di molti, non solo supera i bootcamp ma resiste, e bene, ai live. E oggi piazza Oh Oh Oh che è un pezzo clamoroso. Ci trovi il polistrumentista raffinato, quella grammatica artistica, vocale, musicale, umana, di messa in scena che abbiamo intuito, scoperto, sentito finora. E molto di più. Oh Oh Oh ti squassa il cuore mentre la canticchi, sorridi guardando lui che canta, suona, armonizza e ti perdi nella rabbia tenera dei suoi occhi. Una canzone d’amore perduto e perdente, ma anche una hit. Come non ne avete mai sentite. E poi rende felice Agnelli, perché gli strappa una risata. E lui lo stupisce con una delle sue uscite. “La disperazione fa ridere”. Lo usi come titolo del suo prossimo album, è geniale. Altro che Nessun Artista In Particolare, caro Michelangelo, ora non puoi più nasconderti.

Emma voto: 9,5

Qualcuno le deve aver detto che giovedì scorso era stata insopportabile, permalosa, poco in palla. Lei torna grintosa e anche nella fase più drammatica – due suoi ragazzi contro e lei che deve decidere chi eliminare di loro – riesce a tenere botta. Anzi, fa un monologo di una sincerità feroce e a Hot Factor si mette la corona definendosi regina della coerenza “che forse non mi renderà una grande artista ma di sicuro una bella persona”. E non è l’unica frecciata morale che lancia in direzione di buoni e soprattutto cattivi intenditori. Sa anche dosare una ruvida ironia. Se continua così, il finale sarà alla Game of Thrones. E ‘sta Emma po’ esse piuma o po’ esse drago.

Melancholia voto: 9

C’è qualcosa di più difficile che confrontarsi con un capolavoro che ci batte in cassa, nelle orecchie e nella pancia da qualche settimana? Non un’opera lontana da ritrovare e riscoprire, no, qualcosa che ci fa ballare qui e ora. Ed è pure il pezzo preferito dell’anno del tuo giudice. La meravigliosa e pura incoscienza di Benedetta Alessi, Fabio Azzarelli e Filippo Petruccioli può tutto. Ed è giusto citarli tutti e tre, perché al di là della forza della natura col microfono che piega lo spazio e il tempo con quella voce, una Annie Lennox che non sa di esserlo, c’è il sound di due che non sbagliano una nota, un arrangiamento, una vibrazione. Quanto. Cazzo. Sono. Bravi.

Casadilego voto: 8,5

Inedito debole che lei rende forte, Lontanissimo. Serviva solo a mostrarci che quel talento che sembrava fine, finissimo a se stesso, capace di farti piangere e di essere un’esperienza, non poteva diventare un album. Sembrava, questa ragazza, quel campione che sa dipingere traiettorie impossibili con il pallone ma non segna mai, troppo innamorato dei virtuosismi. E invece scusami Elisa Coclite, l’hai messa all’incrocio. I continui cambi di genere e registro vocale, la facilità con cui plani su ogni melodia e ritmo ci fanno intravedere una fuoriclasse. Altro che bluff, chi scrive merita un bel 3 per averlo sospettato.
Ah, in settimana ha avuto anche la tracheite. Altrimenti faceva risorgere la Callas.

Manuel Agnelli e Hell Raton voto: 8

Che dire, i migliori giudici di questa edizione. Il primo è il solito maestro ed è in stato di grazia. Ormai ha una presenza scenica televisiva al limite della perfezione, pur non piegando nulla di sé al mezzo, tiene a bada gli altri giudici, tanto che Mika – “il figlio di Satana” come lo chiama Emma, il cerbiatto mannaro come lo chiamiamo noi – lo guarda con rispetto pur avendo subito un attacco a freddo in apertura di puntata dal lider maximo. E quando disegna la carriera futura dei Little Pieces of Marmalade concludendo “e se poi a 50 anni vi andrà farete pure i giudici a X Factor”, gli dà un investitura e ci fa volare, per generosità e capacità narrativa. 
Manuelito, nonostante l’ombretto e il pigiama del Genoa (bello, per carità, e carina anche Casadilego a indossare quello della nonna per solidarietà), ci fa capire quanto ha ragione Cattelan quando lo presenta con la definizione “il suo talento è scoprire talenti”. Le sue ragazze stanno crescendo benissimo, lui le produce e le guida alla perfezione, mette a disposizione la sua crew per creare piccoli gioielli. E in più quando nelle altre squadre sente profumo di GG (Good Game), non ha paura di dirlo, di emozionarsi, di corteggiare l’artista in questione. Ed è pure figo (ma che spalle ha? altro che -ito), pure quando bacia sui social la Playstation 5 (l’hanno mandata a tutti, persino a Immobile che l’ha montata al contrario, al sottoscritto toccherà sperare in Conte e nel bonus console: comunque è più utile degli odiosi monopattini, su).

Daniela Collu voto: 7

Puntata più importante dell’esordio alla conduzione. Perché confermarsi è infinitamente più difficile che stupire. Tira fuori un po’ più della sua ironia, gestisce un paio di crepe nel solitamente oliatissimo meccanismo di X Factor con sicurezza e leggerezza, ha più confidenza con palco, giudici e studio. Pure Hot Factor va alla grande, nonostante ci sia “solo il cartonato di Mika” per dirla con Emma. Il nostro guarda il cellulare, è distratto, ripete quello che dice Agnelli. Ma lei ha saldo il timone della nave. È ora che le diano il comando di una sua.

Santi voto: 6

Gli do la sufficienza, confesso, per lo stesso motivo per cui Manuel Agnelli gli dà il voto nello spareggio. Un po’ perché l’avversario era peggio, un po’ per compassione (finché lo criticavo solo io ok, ora è diventato bullismo), un po’ perché il monologo scombinato a Hot Factor, con gli occhiali da sole e l’ammissione di aver dato un po’ di matto nei minuti precedenti, gli tira fuori il carattere che fino a quel momento non avevamo visto tra attacchi alla Tu, Sparviero della notte di Lattee i suoi derivati seguiti da melodie alla Alessandro Canino, il tutto condito con il carisma di Danieel Groff. In più grazie al senso di colpa si conquista il palco di Emma Marrone per tutte le date che vuole, a 18 anni. Sempre che lei si ricordi chi è e non lo scambi per uno che deve montare il palco.

Vergo voto: 5

“Hai grandi margini di miglioramento” dicono i giudici. La verità è che La cura di Battiato, a cui ha dato poco, facendo una versione che forse sarebbe piaciuta solo al Maestro – quello degli ultimi criptici album – e che dà poco agli spettatori e molto al suo ego, sembra invece il massimo che può dare. Non ha voce, sa recitare benino sia pure sempre e solo sopra le righe e soprattutto a margine del palco, i suoi costumi non sono male. Se non fosse un talent musicale, ma che so, Ciao Darwin o Italia’s Got Talent, potremmo anche parlarne. Ma da Renato Zero ad Achille Lauro c’è chi lo sa far meglio di te quello che provi a proporci ragazzo, e pure parecchio. 
Per riuscire in quello che vuoi farei ci vuole voce, testa, genio, intuizione, carisma. O almeno una sola di queste.

Cmqmartina voto: 4

Non si è capito ancora in che genere eccella. Non si capisce che percorso voglia fare, cosa ama, se ha talento. Sa fare un po’ di tutto – un po’ tiene la scena, la voce non è male, ha barlumi di istinto da palco – ma nulla in maniera davvero convincente. Sparami – non esagerare, al massimo tifiamo perché ti eliminino, ma prima di te c’è Blue Phelix – ne è lo specchio: pensi sia caruccio – con tutta l’accezione negativa che si dà all’abuso di questa parola odiosa – ma mentre lo giudichi in maniera benevola sfugge via, non riesci neanche a capire cosa sia. Un po’ come lei.

Fedez voto: 3

La nuova tinta lo fa sembrare Biondo di Amici. La canzone, pure. Mentre canta frasi geniali tipo “Sei come lo Stato”, preghi che la Collu chieda ai giudici di votare. E che lo eliminino. Per un attimo, mentre ascoltavo Bella Storia, ho sentito forte la nostalgia di Santi e dei suoi inediti. Decisamente meglio nei panni del consigliere, con gli sfottò a Mika e i ricordi delle liti con Manuel e l’avvertimento ai nuovi che dalle semifinali smetteranno di parlarsi.
P.S.: i due milioni raccolti per le maestranze del settore musica, però, sono da 10.

Mydrama voto: 2

Ok, Manuelito, va bene, ti piacciono le sfide impossibili. Ma perché permetterle di cantare quella canzone. Lei ha una voce clamorosa e pure solo il sospetto dell’autotune l’ammazza. E in più il pezzo è di rara bruttezza. Se hai Ibra, non lo metti in porta. Per carità, magari col talento e la tigna che si ritrova, fa pure la sua figura, ma metterlo nell’area giusta aiuta. Ringrazino entrambi che c’erano Santi e Blue Phelix e avrebbe fatto fatica pure l’attuale Povia a essere eliminato, ma raddrizziamo la barca in fretta.

Blue Phelix voto: 1

L’abbaglio più clamoroso di questa edizione e la dimostrazione che Emma, pur avendo poco materiale all’origine, ha sbagliato parecchio le scelte finali. Fortuna sua c’è Blind che è una bomba. Blue Phelix invece continua a rimanere lì, nell’entusiasmo immotivato dei 4 giudici. Se cerchi il performer, quest’anno c’è Vergo. Se cerchi la voce, allora meglio pure Santi rispetto al suo spettro vocale limitato e emulativo che potrebbe farti fare due tre serate a Tale e Quale show. Se cerchi l’empatia, persino Mika è più simpatico. Se vuoi belle canzoni inedite, lascia ogni speranza. Sul palco non seduce, non ti cattura, quello che canta lo dimentichi con la stessa velocità con cui ti passa la tristezza per l’eliminazione di, di, di… Ah sì, Santi. Ecco vi basti dire che abbiamo tifato per quest’ultimo.

Piccola considerazione: per quel look o sei Prince o devi avere il fisico (vedi Vergo). È come se il sottoscritto pensasse di poter fare la controfigura di Alessandro Borghi.

Altre notizie su:  X Factor 14