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X Factor 13, le pagelle: non pensavamo fosse possibile fare peggio, poi sono arrivati gli inediti

Nella puntata peggiore andata in onda quest'anno, Samuel capisce che basta poco per vincere, Malika si trasforma in un personaggio di Boris e Mahmood, finalmente, riesce a togliersi un sassolino dalla scarpa. Unica nota positiva: il ritorno di De Gregori insieme a Venditti

Sofia Tornambene. Foto: Jule Hering

Era difficile offrire al pubblico una puntata peggiore di quelle già andate in onda a X Factor 13. Ma il combinato disposto inediti – mancata eliminazione, un atto di squisito autolesionismo, riesce nell’impresa.

X-Fake by Cosma voto: 10

Ok, confesso di avere un debole per i doppiaggi demenziali e parodistici. Fabio Celenza che fa parlare le rockstar in barese (Mick Jagger, al momento di “mi va la salsicc’”, mi creò uno scompenso cardiaco), i ragazzi di Nido del Cuculo, capitanati da Paolo Ruffini, Riccardo Pangallo, i Prophilax che rifanno Beverly Hills. Ecco, il doppiaggio di concorrenti e giudici – da urlo il Samuel che parla nel loft come se fosse il Tupac Shakur italiano – di Extrafactor è il momento più divertente e a sprazzi geniale della serata. Se lo mettessero come possibile audio alternativo della trasmissione, sarebbe meraviglioso.

Samuel voto: 9

Come i grandi campioni, ha capito che in una partita con così bassi valori tecnici e con un ritmo così lento, bastano due o tre zampata da fuoriclasse. Oggi si veste alla grande – a livello di eleganza finora ha vinto quasi tutte le serate – e per far rimanere i suoi concorrenti in corsa usa poche parole ma buone, dopo che Malika aveva tirato giù il solito epico e disordinato pippone. Sui Booda dice “ci siamo sempre divertiti con loro, se se ne vanno ci divertiremo di meno”. Palla nel sette. Sui Sierra, che stanno (s)cadendo nel pop e rischiavano, si supera. “Se lo meritano, ma soprattutto se li mandate via vi perderete la possibilità di sentirli cantare su una base del maestro Ennio Morricone”. Poi ha venduto il Colosseo a un turista americano.

Achille Lauro voto: 8

Ok, sa fare pure televisione. Ha un’ottima compagna di viaggio, Pilar Fogliati (sempre meglio), così può permettersi di intervenire con parsimonia e nel momento giusto e per il resto si fa ammirare (ma quanto sono belli tutti e due?). L’intervista a Nicola ed Eugenio – bello pure il titolo della rubrica, A.R. confidential -, tra prese in giro, battute dissacranti e provocazioni, con un tono lieve e divertito, riesce a creare una bella atmosfera in pochi minuti. “Spero di vedervi fuori da nemici” è l’augurio più bello e meno retorico che si possa fare a un collega. C’è solo un pericolo: fra altre tre puntate non lo vedremo più come un artista maledetto, ma come il fratello, il genero, il figlio che tutti vorremmo avere. O fa a botte con Samuel o si insulta con Sfera Ebbasta o finirà per diventare il Jovanotti della trap.

Malika Ayane voto: 7

Scusa Malika, non ti avevo capita. Finora ti ho dato gravi insufficienze perché pensavo fossi antipatica, poco in palla (a giudicare da alcune considerazioni sballate, anche tecnicamente, su alcuni concorrenti). Poi sento “È arrivato che era il nostro Ricky Cunningham e ora lo stiamo tirando fuori da Buckingham Palace” riferito a Davide Rossi e finalmente ho capito. Dovevo farlo già la settimana scorsa quando spiegavi a due 21enni che li eliminavi perché la loro rivale era giovane. Neanche fossero baby pensionati degli anni ’80. Sei lì per sostituire le surreali capigliature di Elio, i folli vestiti e accessori di Morgan (i suoi capelli sembrano fatti dal parrucchiere ubriaco di Little Tony, belli anche i cingolati che avevi come orecchini), lei è la… LOCURA! Sì, quella cazzo di locura che Valerio Aprea raccontava in Boris nei 90 secondi più belli della tv italiana. Lei non è un giudice, è la regina della supercazzola. Immagino sempre sia pronta per la risposta definitiva. Quale? Un giorno prima o poi uno dei suoi compagni di viaggio, di fronte a una di queste frasi improbabili gli dirà, interrogativo e spaesato, “EH?”. E lei, a quel punto, risponderà con una parola di cinque lettere, l’unica possibile. E scatterà l’ovazione. Lo sappiamo, lo sapete tutti. Grazie Malika, saremo qui, fedeli, a raccogliere le tue perle insensate e folli, perdoname madre por mi Malika loca.

Booda voto: 6

Carino Elefante. Ma loro hanno una marcia in più, se uno ha un talento da Formula 1, non mi accontento di vederlo girare su un pandino, magari applaudendo due sgommate. Loro devono far scendere giù lo studio, non devono farci accennare un sorriso.

Davide Rossi voto: 5

Glum. Accigliato. Ha chiamato così il suo singolo, capite? Un titolo che è già la recensione di chi lo ascolta. Bella voce, con il carisma e il senso dello spettacolo di Zingaretti (il politico, purtroppo per lui), decide di farci credere che sia tornato sulle scene Michael Bublé con la sua canzone più brutta (e ce ne voleva). Poi apri gli occhi e capisci che no, era una delle grandi novità proposte da X Factor. Perfetta fotografia di questa edizione.

Il costumista di X Factor voto: 4

La giacca “ustionata” di Nicola, le pezze a colori dei Booda (ma con loro è dall’inizio che c’è una sfida a essere sempre più estremi è evidente), il vestito di Giordana che è al limite del bullismo sono oggettivamente inspiegabili. Cattelan, abbandona il marroncino per un total white che forse è volto a conquistare Pilar Fogliati, visto che è uguale alla divisa del santone, capo di una setta, della serie Un passo dal cielo. Sfera Ebbasta forse vuole omaggiare la squadra di calcio della Roma con un giallorosso che lo fa sembrare un semaforo rotto. Va detto che non dovrebbe essere colpa sua il fatto che la Maionchi ha indossato come orecchini due candelabri rovesciati.

L’indie zombie voto: 3

Noi ci avevamo creduto che l’indie era morto. Ok, forse abbiamo visto troppi video de Le coliche (geni maledetti, anche oggi con Il Paradiso perduto fantastici, voglio l’album delle loro cover-parodie), ma ci contavamo che fosse così. Anche la separazione di Paradiso dai Thegiornalisti ci faceva sperare. Certo, altri alfieri dell’indie nel frattempo faranno il Palasport di Roma, ma insomma, almeno speravamo in una grossa crisi. E poi niente, sentiamo Cornflakes, e capisci che l’indie è solo diventato uno zombie e ha morso Eugenio Campagna. Forse a X Factor stanno davvero facendo il casting per chi sostituirà Paradiso. Sarebbe l’unico modo per spiegare il livello di questa edizione.

Nicola Cavallaro voto: 2

Ok, sei un perfetto Joe Cocker italiano. Ma persino il buon Joe, con quella voce lì, lo devi prendere con le molle, a piccole dosi. Con Cosmo se l’era cavata alla grande, mentre questa volta ha per le mani un inedito decisamente debole – è tra i coautori c’è Tom Walker, che avrà conosciuto in un barber shop – e peraltro arrangiato in maniera discutibile, con tanto di base troppo alta. Insomma, bisogna decidere se sia stato sotto tono o solo molto sfigato. Propendiamo per la seconda, però oggi, anche se si è salvato, è andato persino peggio di Giordana. E ce ne vuole (a proposito, ridatele l’arpa).

Mahmood voto: 1

Ma cos’è, hai Mahmood, uno a cui devi pure qualcosina visto che nonostante il suo valore l’hai eliminato prestissimo nell’edizione in cui ha partecipato (era il 2012, fu scelto da Simona Ventura che urlò all’ingiustizia per l’eliminazione avvenuta solo 7 giorni dopo!), e lo mandi via in fretta e furia dopo la sua ottima Barrio? Lui però fa in tempo a togliersi il sassolino dalla scarpa in 4 parole, “La fortuna non esiste”. Che poi non sarebbe male come titolo di un suo singolo. Che senso ha chiamare nomi importanti e buttarli via così? Ce lo chiediamo dall’inizio, forse è una strana parafilia, invitarli e poi tenerli da parte. Lo stesso vale per De Gregori e Venditti che, nonostante siano passati ad annunciare il concerto in coppia all’Olimpico a Roma il 5 settembre, finiscono anche loro vittima del solito mantra: “Prendi una star, trattala male, falla aspettare per ore. Poi cacciala subito”.

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