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X Factor 13, le pagelle: meglio Extra Factor. Forse

Tra noia e folli giustificazioni per le eliminazioni, escono i Seawards, che ricorderemo soprattutto per la loro somiglianza con i Roxette. Per fortuna c'è il dopo puntata con Achille Lauro

Achille Lauro e Pilar Fogliati

Achille Lauro voto: 10

Sarà che più va avanti e più diventa, esteticamente, il Renato Zero trap; sarà che in televisione, come sul palco quando canta, come quando scrive un libro dal titolo arrogantissimo e persino nel film No Face 1, passato su Sky Uno a fine serata, ci sta alla grande. Sembra fregarsene della grammatica comune a certi linguaggi, ma ci nuota perfettamente. Quando lo capiremo davvero – il monologo di spalle del suo doc, in cui alla fine cita L’odio, gioca sull’impossibilità di inquadrarlo per chi e cos’è – lui sarà già altro. Parla in prima persona plurale, si definisce artista con serena presunzione, ha già dissacrato Vasco Rossi e Luigi Tenco, è un incrocio tra Tommaso Paradiso e Young Signorino, ma diventerà il nostro Eminem. Dà a Extra Factor (già con Daniela Collu un ottimo prodotto) uno spunto d’interesse maggiore, pur intervenendo lo stretto necessario. E Pilar Fogliati – che dovrebbe sciogliersi di più, può e sa farlo – gli tiene testa con bravura, anche se ha meno confidenza col mezzo, almeno come conduttrice. Solo una cosa: perché l’intervista del film sul divano della Dandini?

Nicola Cavallaro voto: 9

È l’unico che fa scendere giù lo studio con una versione di 90MIN di Salmo arrabbiata e carismatica, ma Sfera, Malika e Samuel ricordano poco e male quella originale e si ostinano a dire che invece ha fatto una cover banale. Con lui capiamo che la metamorfosi si è compiuta: i 4 giudici sono diventati degli umarell che guardano i concorrenti come i vecchietti i lavori in corso. E li giudicano con la stessa serenità, competenza e simpatia. Mancano solo le mani giunte dietro la schiena.

L’unica bella battuta di Cattelan voto: 8

Uno come Alessandro Cattelan è talmente bravo che potrebbe condurre a occhi chiusi. E qui lo fa, va col pilota automatico, ed è comunque migliore del 90% dei conduttori italiani. Poi, a un certo punto, il genio. Quando si fa notare a Malika (toh, ancora lei) che di tutto quello che ha detto non si è capito nulla, lui la (e ci) tranquillizza con un geniale: “Tranquilla, ci ho costruito una carriera sul parlare tanto e non far capire nulla”. Standing ovation.

Giordana Petralia voto: 7

Non mi fa impazzire, pur riconoscendole talento e capacità. Non ha grandissimo carisma né personalità, è un’ottima interprete ma il suo cambiare così spesso – anche di fronte a un’assegnazione quasi suicida per lei come la prima di oggi da parte di Sfera Ebbasta – ci fa sospettare che sia più una e nessuna che centomila. Però, va detto, non è da tutti andare all’ultimo scontro per l’eliminazione per ben tre volte e uscirne indenni. Certo, poteva risparmiarci il pianto sulla spalla della sconfitta.

Samuel voto: 6

Perde i primi concorrenti – i Seawards –, quando li saluta capisci che gli dispiace quanto a Sarri della crisi attuale del Napoli. E in effetti dall’assegnazione, capisci che forse abbia sacrificato loro per concentrarsi sugli altri. Complottismi a parte, non riesce ancora a far pace con la tv, troppo timido e timorato ma soprattutto con un tono di voce che ti fa automaticamente fare una sindone sul sofà. La sufficienza la porta a casa per la bellissima giacca – perché non l’ha regalata a Cattelan? – e perché sul divano di StraFactor se la cava molto meglio.

I super ospiti voto: 5

Mabel e Gianna Nannini – in collegamento? Ma era lei o un cartonato? – sono entusiasmanti, nelle loro performance quanto Anatolia nello sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo dei Bulgari. Saremo anche monotoni, ma a X Factor quest’anno non hanno neanche il buon gusto di smettere di fare sempre gli stessi errori e cominciare a compierne altri, diversi. Ma forse servono per farci rivalutare il programma, dimostrandoci che può esserci qualcosa di più noioso di concorrenti e giudici. Quando hanno inquadrato Stefano Sensi e Antonio Conte, ho sperato che fossero loro i big invitati. In fondo potevano cantare Pazza Inter Amala meglio di come Sofia ha interpretato Papaoutai di Stromae.

Mara Maionchi voto: 4

Qualcuno le ha detto che se continua così, scazzata e apatica, rischia di diventare meno interessante e brillante di Giuseppe Conte. Prova a tirar fuori un po’ di grinta ma escono solo parolacce. E senza i ritmi giusti, quindi si ride poco. Dal momento che lei è la superstar del talent, ma soprattutto un personaggio che non ha mai sbagliato un’edizione, vien da pensare che la stia sabotando volontariamente per far fuori i suoi colleghi. Intanto è comunque meraviglioso vederla brutalizzare la Ayane (che però si lamenta del maschilismo in studio, genio).

Malika Ayane voto: 3

Quando parla (male) di autotune, del “rap che lo canti se lo scrivi”, quando senti i suoi commenti, ti chiedi se sta guardando lo stesso programma e soprattutto se sia la controfigura della grande interprete che conosciamo. Prova a minare l’autostima di quelli bravi delle altre squadre, con una tattica che non funziona più da 10 anni neanche al Grande Fratello. A volte vorresti fermarla, perché quando parla riesce regolarmente a dire male anche le (poche) cose giuste. Al quinto super paternalista “Raga” rivolto al pubblico hanno cominciato a sanguinarmi le orecchie e ho smesso di ascoltarla.

La costumista di Alessandro Cattelan voto: 2

Bello, bellissimo il completo del conduttore. Mi ricorda il divano di mia nonna, quello che comprò negli anni ’70. E sempre inquietantemente marrone. 
Il sospetto è che la compagna di Cattelan sia molto gelosa e scelga il suo outfit perché nessuna donna possa più nemmeno avvicinarsi a lui.

Le folli giustificazioni per le eliminazioni voto: 1

Malika che dice che salva Giordana perché è giovane mentre sta eliminando due 21enni, raggiunge vette straordinarie. Ma le supercazzole con cui anche gli altri giustificano le loro posizioni sono al limite dell’epico. Fra un po’ daranno la colpa ai governi precedenti.

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