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‘X Factor 13’, c’è Sfera ebbasta

Il trapper è un magnete, e domina la puntata senza dire una sola frase di senso. Sottotono i colleghi, sul palco tanto trash e discrete band. Non fosse per l'assenza di concorrenza, ci sarebbe da preoccuparsi

Mai nella vita avrei pensato di vacillare e cadere così in fretta. E invece, alla seconda puntata del talent musicale più amato della tv italiana, l’ammiccante gioco di parole con il nome del più popolare tra i quattro giudici al tavolo è (triste) realtà. A imporlo un concorso di colpe tra la fantasia agonizzante di chi scrive e la mancanza di acuti del secondo turno di Audition di X Factor, di nuovo in onda dal Pala Alpitour di Torino.

Sette giorni fa l’esordio della nuova edizione del programma era avvenuto tra luci e ombre. Da un lato la sensazione di debilitazione del format, al 13esimo anno di onoratissimo servizio, dall’altro le buone performance dei nuovi giudici, chiamati a essere il cambiamento di un trasmissione che non pare più in grado di immaginare se stessa in maniera sostanzialmente diversa. Il secondo atto, andato in onda giovedì 19 settembre, conferma l’impressione, anzi la rafforza. Perché il fisiologico calo dell’attenzione verso i nuovi volti al tavolo esalta i limiti di un copione che appare prevedibile anche quando cerca di non esserlo. Soprattutto in quei casi.

Questo, a patto che le rimostranze siano condivise dal popolo sovrano, non sposta di una virgola per quanto concerne il successo di X Factor, che non appare in alcun modo in calo, a giudicare dagli ottimi ascolti della prima puntata. Che non stupiscono, vista la produzione avanguardistica, almeno per gli standard italiani, della trasmissione e l’assenza più assoluta di concorrenza. Finché la tv generalista – in ambito musicale e non solo – continuerà a proporre la chincagliera odierna e finché la qualità del lavoro dietro ai 100 minuti di messa in onda di X Factor rimarrà questa, Sky e Fremantle potranno continuare a dormire sonni più che sereni.

Ma torniamo all’oggi, o meglio a giovedì sera. E partiamo dalle note positive. Sfera spacca, per usare l’unica espressione che l’ex ragazzo con la Visiera a becco abbia usato in queste prime due puntate. La sua capacità di non dire nulla di sensato – nemmeno quando è chiamato a giudicare il genere di cui è considerato il numero uno, il rap –, e conquistare le folle è pari solo a quella di Chewbacca. Il trapper non ha mai un parere che vada oltre il “bella” o “non mi sei arrivato”, e a volte fa battute imbarazzanti tipo “che strumento suoni? i citofoni”. Eppure, con il suo sorriso, le sue mosse e più in generale una carica di empatia davvero calamitante, si prende la scena (e il montaggio) e non la molla più.

Sfera è cresciuto e si vede. Sin dal look sobrio – per i suoi canoni, ovviamente – e dall’emotività manifesta – ma che risulta sempre sincera –, è chiaro il tentativo di parlare a un pubblico diverso da quello cui l’artista di Cinisello è abituato a rivolgersi (ragazzini, di fatto) e di dare una bella mano di bianco a un’immagine che in questi anni è stata ignobilmente imbrattata con ogni genere di accusa e falsità. L’operazione per ora è riuscitissima, e non si può che gioirne.

E i compagni di tavolo? Bene, ma non benissimo (a tenerci proprio molto a scrivere il peggior articolo della propria vita). Malika, molto convincente una settimana fa, prosegue nell’edificazione del suo personaggio di maestra puntigliosa, ma la sua luce è già un filo più fievole. Samuel rimane abbastanza irrisolto, con il suo profilo da buono innamorato cronico della musica. Mara Maionchi è palesemente ancora in ferie. Ma lei è come Robert Horry (questa è solo per i malati Nba): nei momento decisivi la mette dentro.

A colpire – ok, sono passate solo due puntate, il montaggio serrato delle Audition è poco premiante in tal senso e tre giudici su quattro sono esordienti – è soprattutto l’assenza di spunti musicali di un qualche rilievo. Non che un programma come X Factor possa né debba in alcun modo trasformarsi in un simposio sul bel canto o in un clinic sull’uso del plettro, ma non è nemmeno possibile che l’unico dibattito – abbastanza surreale – si animi sulla divergenza tra Sfera e Malika sul fatto che una canzone rap sia troppo personale (è l’idea del primo) e dunque non coverizzabile. Morgan, Manuel Agnelli e persino Fedez, con la sua simpatia da esattore fiscale, ci avevano abituato a qualcosa di più.

E veniamo ai concorrenti, introdotti sul palco da un Alessandro Cattelan che nel ruolo di cazzaro da backstage è un mostro di tempi e ironia. Le cose vanno un filo meglio rispetto alle secche della prima puntata, ma ancora una volta non si registrano grandi picchi. C’è tempo, pure troppo, ma vedere qualche scintilla sin da ora sarebbe stato rassicurante. Anche ricordando la prima volta su quel palco, un anno fa, di Anastasio, che nella serata fa un cameo nell’enigmatica veste di salutatore non performante. Sarebbe stato divertente sentirlo suonare, oggi che è un artista con un anno di live importanti alle spalle, e magari giudicare da Sfera, con cui non è stato esattamente tenero qualche tempo fa.

L’ora e quaranta dell’episodio vola via – a tratti, a tratti meno – tra trashate à la Strafactor e discreti live, soprattutto da parte delle band. Nel primo filone si mettono in mostra il freak che dedica un’ode a Gianluca Vacchi e la vocal coach brutalizzata da Malika per il suo ardire nei confronti di Beyoncé; decisamente meglio, invece, le esibizioni dei Kyber (tre ragazzi con un bel suono e senza troppe pretese) e dei K-Mono. La cosa più interessante la fanno il 16enne Muela con le sue Carote nosense e la coscritta Lavinia, che vola sulle note di una magia di Ivan Graziani.

I quattro sì che celebrano la cover iniziale di James Morrison o l’arpista che rivisita (male) i Radiohead non depongono a favore della qualità media della musica portata sul palco torinese. I momenti più intimi, l’ex della Folgore folgorato sulla via di Paolo Nutini e il pianista con poca voce che dedica Your Song al padre scomparso, aiutano il flow del programma, ma difficilmente passeranno alla storia della televisione italiana. Tra una settimana terza e ultima Audition ed è lecito sperare in qualche personaggio più incendiario e qualche show più sorprendente, altrimenti Sfera dovrà sfoggiare il grillz delle grandi occasioni per reggere ancora una volta la puntata sulle sue giovani ma possenti spalle.

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