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Vulve, digiuni e funghetti allucinogeni: Gwyneth (forse) ha capito tutto

È su Netflix 'goop lab', la docuserie by Paltrow. Che dispensa consigli di vita da lifestyle guru. Possiamo pure sfotterla: ma, alla fine, ha ragione lei

A un certo punto, mentre guardavo le sei puntate (troppo poche) di goop lab su Netflix, ho pensato che Gwyneth Paltrow è come Carlo d’Inghilterra. Tutti a sfottere il principe, a suo tempo, per le menate sull’agricoltura biologica, e oggi siamo tutti Farinetti, chilometro zero, senza solfiti. Non è questione di stabilire se l’attrice-turned-lifestyle-guru (prima della docuserie è venuta una società, goop, da 250 milioni di net worth, come dicono gli analisti di Google) sia un genio o una cretina. C’è solo da seguire questi “white girl problems” (citazione da un amico su Facebook) come una volta si sarebbero lette le rubriche di Cosmopolitan. L’editoria è morta, le piattaforme di streaming sono i nuovi giornali.

La recensione migliore di goop lab l’ha fatta su Variety Daniel D’Addario, uno dei pochi a salvare (parzialmente) la serie dall’unanime stroncatura: «Paltrow è una padrona di casa assai convincente e il suo è un prodotto ben strutturato, confezionato con eleganza, da guardare tutto d’un fiato, perlopiù incentrato su un mucchio di stronzate». Stronzate che sono gli interrogativi di noi ragazze bianche: i funghetti allucinogeni faranno davvero così male? Il digiuno consapevole serve davvero a detoxarci? La medicina olistica è il futuro della scienza? La crioterapia è la nuova agopuntura? I morti ci parlano? (La puntata Sixth Sense finale è un piccolo capolavoro dell’assurdo).

Il punto non è mai scientifico. «Per quello ci sono i medici», si legge all’inizio di ogni episodio: Gywneth non vuole mica passare per una Eleonora Brigliadori qualsiasi. Il punto è, se mai, estetico. Come a dire: così come so abbinare il rosa confetto al giallo senape (lei lo sa fare davvero), allo stesso modo ti darò dei tips per stare al mondo. E si sta indubbiamente meglio dentro uffici con enormi finestre sulla luce di LA, retreat in Giamaica, dacie sui laghi del Michigan.

In realtà, l’intenzione è più politica di quanto si creda. In un paese di bifolchi come l’America, in cui parlare di sesso-morte-droga è socialmente impensabile, ci voleva una diva wasp a insegnare la differenza tra vulva e vagina (lei stessa, vittima del bigottismo local, confessa d’averla scoperta dopo i quarant’anni), con tanto di diapositive di organi genitali femminili che sfilano sullo schermo. Ci voleva una star da copertina a rassicurare i connazionali (e pure noi viziosissimi europei) sull’uso di MDMA e sostanze psichedeliche varie. Con un’immediatezza maggiore di certi saggi Adelphi (il bellissimo Come cambiare la tua mente di Michael Pollan), ottimi pezzi d’arredo, certamente: ma per leggere quelle 474 pagine serve tempo. Il primo episodio di goop lab (quello sui funghetti, appunto) dura 35 minuti appena, vuoi mettere?

Gwyneth Paltrow, si diceva, è il principe Carlo. Ma lo è per davvero. Lui ha messo da parte da un pezzo l’idea di essere re: e sarebbe stato il re più progressista di sempre, tutto aperture all’Islam e birre artigianali. Lei, piazzato sulla libreria a 26 anni l’Oscar per Shakespeare in Love, ha accantonato ben presto la sua carriera d’attrice per fare, prima di tutti, l’imprenditrice definitiva del nostro tempo, tra creme ecosostenibili e candele “al profumo di vagina” (vedi alla voce: genio del marketing). Il mio regno per una bowl di quinoa: alla fine, aveva ragione lei.