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Veronica Mars: vogliamo il pane, le rose e ci meritiamo finali migliori

Per la quarta stagione della serie il suo creatore, Rob Thomas, ha scelto un finale discutibile. Certamente divisivo. Persino un po' maschilista. Ecco perché.

Bentornati a Neptune, marshmallows. E al contempo, addio.

Esiste un futuro per Neptune dopo la fine di questa quarta stagione? Non sembrerebbe. La quarta serie di Veronica Mars, che arriva ben quindici anni dopo la messa in onda del pilot, è stata trasmessa dall’emittente Hulu, con otto episodi nerissimi, a base di bombe, tradimenti, comparsate di personaggi pescati con dovizia dalle altre stagioni, cadaveri sventrati, teste che esplodono e un tragico, divisivo, finale.

È ovvio che da questo punto in poi è tutto uno spoiler, quindi non leggete se non siete in pari, meglio che andiate al mare. O ancora più proficuo, recuperate la prima stagione, che ha uno dei pilot più incisivi e divertenti mai realizzati.

ATTENZIONE: DA QUI SPOILER

Sui fondamentali ci siamo tutti. E se non lo siete, vergogna, avete avuto quindici anni per rimettervi in pari. Abbiamo una detective bionda, Veronica, role model di tutte noi. Suo padre Keith, capo della Mars Investigazioni, il padre che tutti avremmo voluto, lo ritroviamo nella nuova stagione ormai acciaccato per l’età e per gli esiti traumatici di un incidente. Neptune invece è sempre la stessa: una città di mare in cui ricchi sono sempre più ricchi, non esiste una classe media, la criminalità è sempre altissima, le posizioni di potere e di responsabilità sono ricoperti da incompetenti o da imbelli.

I dialoghi sono sempre geniali, i personaggi che abbiamo amato sono tornati, anche se più vecchi, arricchiti da varie gradazioni di botox, più stanchi e provati. Ma Dick Casablancas è sempre lui, che il dio Pan lo benedica. Per le prime sette puntate è stato come tornare a casa, se siete abituati a chiamare casa spiagge affollate di ragazzini ubriachi, una città sull’orlo della rovina e preda della speculazione edilizia e dove per nessun motivo al mondo devi perdere di vista il drink che stai bevendo.

Il giallo che si dipana è complesso, in ogni puntata gli investigatori sembrano propendere per un diverso colpevole, ma la famiglia Mars non si arrende mai, e alla fine arriva la giusta soluzione e tutti avranno la loro catarsi finale (a parte per un povero ragazzino, di cui vedremo solo, per un breve momento, la testa mozzata, giustiziato da due killer messicani, che torneranno indisturbati alla loro esistenza senza pagare alcun fio per le loro azioni). Ehi, ma è Neptune, mica Gotham. Niente supereroi qui, e se anche ci fossero sarebbero gli psicopatici di The Boys creati da Ennis.

Se ci sono dei meriti, a Neptune se li prende il più telegenico o chi ha sgomitato più efficacemente. I politici corrotti in questa cittadina rimangono tali, anzi verranno trionfalmente rieletti. Ma è il finale, quel finale, che fa prudere le dita (sì, se ve lo steste chiedendo c’è già una petizione che dice sostanzialmente “Rob Thomas, ma ti sei bevuto il cervello?”).

La sceneggiatura dell’episodio finale è vagamente offensiva per l’intelligenza dello spettatore per due ragioni: la prima è il continuo cercare di instillare il senso di tragedia imminente con delle false piste. Per esempio Logan che non si presenta al matrimonio con Veronica gettando tutti nel panico con l’equivoco banalissimo “ho dettato male il messaggio a Siri quindi voi tutti avete pensato che stessi fuggendo ma ora è tutto risolto”. Ti prego.

La seconda è il regalare ai protagonisti il lieto fine più scontato e “borghese” di sempre, con un matrimonio in bianco (anche se per fortuna Veronica ci regala buon gusto e sobrietà anche in questo cliché) per poi uccidere il protagonista maschile mentre stanno per partire per il viaggio di nozze. Una tristezza tale che avevamo visto solo con il padre di Dawson che muore leccando un gelato (ops, spoiler!) o nelle peggiori telenovele sudamericane con cui ci affliggevano le nonne durante i pranzi in famiglia.

Ma non solo, a uccidere Logan è l’ultima bomba piazzata dal villain della stagione, di cui Veronica non ha capito la corretta ubicazione. La bomba è in realtà nella macchina della ragazza, che scoppierà mentre Logan va a spostarla perché è il miglior marito del mondo e si ricorda che Veronica non doveva lasciarla parcheggiata lì, perché le avrebbero fatto la multa. Insomma aggiungendo alla protagonista quel paio di chili di sensi di colpa assolutamente non necessari. Logan è un militare di carriera impegnato in missioni nelle zone più ostiche del mondo, poteva morire anche off screen in qualunque momento, senza aggiungere una tragedia posticcia e ulteriori traumi a Veronica, la ragazza che nel pilot della serie viene stuprata ma a cui nessuno interessa perché nel mentre la sua migliore amica è stata trovata barbaramente uccisa.

Lily Kane, quanto ci manchi, con il tuo sorriso dolce e il cranio mezzo spappolato…

Ora, va bene avere una protagonista traumatizzata e con un passato oscuro, ma c’è un limite anche al sadismo televisivo. Ancora più offensive le dichiarazioni di Rob Thomas, dato il tumulto inevitabilmente scoppiato su internet, a difesa del suo finale : “Credo ci sia un motivo per cui gli show si concludano quando i due protagonisti finiscono insieme. Non ci sono molte coppie al centro di uno show di detective. Cosa farà Logan? Semplicemente sarà il marito che l’accoglie a casa quando ritorna a casa dopo le sue indagini? Voglio che in futuro la serie sia sui misteri, […] che la quarta stagione sia di passaggio in modo da portarci […] verso uno show dedicato alle indagini e al mistero”.

A The Hollywood Reporter Thomas ha poi dichiarato: ”La speranza è raccontare altri misteri di Veronica Mars , […] vogliamo che sia Veronica Mars nel mondo, che risolve misteri. E farlo con un ragazzo o un marito mi è sembrato meno interessante, meno sexy, meno noir…Inoltre, stiamo facendo uno spettacolo noir, e la nostra detective noir e la una sua felice vita domestica con il suo ragazzo o marito non andavano bene in prospettiva”.

Questo è sessismo bello e buono. Il fatto che Rob Thomas presupponga che per una donna non sia conciliabile un lavoro difficile con una vita “noir” (qualunque cosa voglia dire) non ha alcun senso. Se il protagonista fosse stato un uomo, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire sul cliché della mogliettina fedele che aspetta a casa ed è un’oasi in una vita contorta, confusa e piena di traumi. Ma se la protagonista è femmina, ci dispiace, questa cosa non può funzionare, deve essere triste e infelice per essere interessante. Le coppie di investigatori non funzioneranno molto bene, ma se ce l’ha fatta Agatha Christie a rendere avvincenti i misteri di quei noiosoni di Tommy e Tuppence, poteva farcela anche Thomas con una coppia di personaggi che hanno dialoghi brillanti e la chimica più eccezionale della serie. Una serie e dei personaggi talmente amati che sono tornati tutti alla ribalta nel 2014 con un film Veronica Mars-Il Film pagato quasi interamente dai fan con un crowdfunding. Insomma, pur di riaverli insieme, la gente ha messo mano al portafoglio, in un’epoca di crassa pirateria e di contenuti fruibili gratis. Forse sarebbe stato il caso di pensarci prima di realizzare un finale tanto sciatto?

E poi perché Veronica, vedova del figlio di un plurimilionario attore di Hollywood e ufficiale dell’Intelligence si ritrova in povertà e deve lasciare la sua casa? A logica dovrebbe comunque ereditare una cospicua fetta del patrimonio e avere una pensione della Marina, quindi per quanto la speculazione edilizia picchi duro su Neptune non ha alcun senso che si ritrovi senza un posto dove vivere.

In aggiunta a tutto ciò, l’epilogo della puntata è sufficientemente fumoso per ribaltare tutto in una quinta stagione, se l’insoddisfazione del pubblico dovesse preoccupare troppo il network televisivo. Hulu sta infatti pensando alla realizzazione di una quinta serie e non ci vuole molto a inventarsi un Logan in coma o in realtà solo gravemente ferito. Non ci viene mostrato un funerale con gli alti onori militari (e che Logan, essendo un ufficiale pluridecorato meriterebbe) né una tomba, ma nemmeno un cadavere. Trucchetti banali per modificare la situazione in caso il malcontento del pubblico fosse eccessivo (cosa che sta effettivamente avvenendo, fatevi un giro su Twitter dove i fan stanno schiumando di rabbia). In effetti, caro Rob, si può capire che uccidere una delle coppie più amate del piccolo schermo sia una scelta inaspettata e in un certo modo coraggiosa. Ma se la motivazione è “non ho idea di come scriverlo e renderlo interessante”, ecco, anche no. Un personaggio femminile forte e “cazzuto” deve rinunciare all’amore per continuare ad avere queste caratteristiche?

L’indipendenza e la forza di Veronica possono venire riconosciute ed esaltate anche dalla presenza di un personaggio maschile forte al suo fianco, che non ne è assolutamente un fattore limitante, anzi. Qualcuno dica a Rob Thomas che si può avere una vita rischiosa, un lavoro stimolante e al contempo pericoloso e riuscire a conciliare matrimonio e famiglia, perlomeno nella fiction.

Philip Marlowe è morto, lunga vita a Veronica Mars. Siamo nel 2019 e vogliamo il pane. E anche le rose. E ci meritiamo dei finali migliori.

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