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Tutti pazzi per Kaley Cuoco

E per 'L'assistente di volo', la serie che finalmente ha trasformato la diva della sitcom cult 'The Big Bang Theory' in attrice e produttrice stimatissima dall'industry

Foto: HBO Max/Sky


Non chiedetemi perché, ma qualche settimana fa, nel marasma di serie e film che ho in watch list (è lavoro!), mi sono messa a rivedere The Big Bang Theory. Così, una puntata ogni tanto, en passant (che è quello che mi ripeto, e intanto sono già a metà…). Chiamatela lungimiranza, ma nel frattempo è arrivata finalmente anche in Italia L’assistente di volo – The Flight Attendant (dal 1° luglio sul nuovo canale Sky Serie e in streaming su NOW), e pure noi ci siamo uniti al coretto già partito dagli USA qualche mese prima: ma quant’è brava Kaley Cuoco! Che pare chiaramente una riaffermazione dell’ovvio (cit. George Orwell), ma tant’è.

Al punto che, all’indomani della sua prima candidatura ai Golden Globe (nei giorni scorsi è arrivata pure quella agli Emmy – date un’occhiata alle reaction che ha postato su Insta, la amiamo anche per questo –), un giornale ha addirittura parlato di lei come di una “newcomer”, un volto nuovo sulla scena: «Mi sono fatta una risata», ha detto Cuoco in un’intervista a Variety. «Ormai sto qui da quasi 30 anni». Dopo gli esordi da bambina Kaley, appena 16 anni e già un un ottimo tempismo comico, interpreta la figlia adolescente di John Ritter in 8 semplici regole (2002-2005) e subito dopo una ragazza in cerca della sorella scomparsa nell’ottava stagione di Streghe (2005-2006). Il big bang (pardon) arriva con il ruolo di Penny nella sitcom cult. Ma se sulla carta il suo personaggio è “soltanto” un’aspirante attrice fighissima e biondissima che inspiegabilmente inizia a frequentare un manipolo di nerd, la nostra tira fuori da subito una verve e un carisma da autentico talento della comedy, che per caso ha pure l’aspetto della ragazza dei sogni del fisico sperimentale Leonard (Johnny Galecki, con il quale Kaley ha avuto una storia anche nella realtà). Recuperare i duetti comici (Soft Kitty!) di Penny con Sheldon: il genio incapace però di cavarsela nella vita di tutti i giorni, impersonato da un clamoroso Jim Parsons, sarà anche la stella polare dello show, ma Kaley ne è la spalla naturale e ideale. Oltre che costruire, stagione dopo stagione, uno dei migliori personaggi di una serie che ha fatto la storia della tv. Piccola nota a margine: Parsons per quel ruolo ha vinto ben quattro Emmy, Cuoco non è mai stata nemmeno nominata (!). Finora.

Intendiamoci, dopo The Big Bang Theory, Kaley se l’è passata benissimo: è una star mondiale e ha strappato un accordo da 1 milione di dollari a episodio (per inciso, lo stesso compenso dei colleghi maschi). Ma come si fa il grande salto nella Hollywood che conta (e non solo per il conto in banca)? Serve un progetto capace di trasformare una diva della sitcom in una attrice/produttrice stimatissima dall’industry. E se non esiste, perché in qualche modo sei rimasta incastrata in un’idea, te lo cuci addosso. Introducing L’assistente di volo, in tutto e per tutto una creatura di Cuoco, che non ne è solo la protagonista, ma ne ha pure curato la produzione esecutiva, la scelta dello showrunner, il casting, persino i titoli di testa: se non avesse funzionato aveva «deciso di sparire dalla circolazione», ha dichiarato. Nel 2017 ha letto la sinossi del romanzo omonimo di Chris Bohjalian su Amazon – “un’assistente di volo che ha un problema con l’alcol si sveglia accanto a un cadavere in un hotel” – e ha sentito un brivido. Il resto è LA serie dell’estate.

Cuoco interpreta Cassie Bowden, una hostess alcolista funzionale che tra un volo e l’altro non perde una festa e se la fa con qualche passeggero nel bagno dell’aereo. Finché la mattina dopo non ritrova la sua nuova conquista, Alex Sokolov (Michiel Huisman di Game of Thrones), morto stecchito nel letto. E ovviamente non ricorda nulla. Da qui parte qualcosa di totalmente nuovo, persino difficile da definire, e in senso buonissimo: un mix tra un giallo, un thriller con tocchi quasi hitchcockiani, un drama sulla dipendenza, sul trauma e sul suo superamento, un pulp movie, una dark comedy che più dark non si può. L’assistente di volo parte da un canovaccio tipicamente comico (la rievocazione di una notte da sballo) per diventare un mystery allucinogeno e selvaggio senza però mai perdere il suo passo giocoso. E il bello è che riesce a assorbire il meglio di ogni genere e a integrare tutti gli spunti con naturalezza, per arrivare a un finale eccellente (che non è proprio merce comune negli ultimi anni). La protagonista poi è un vero tour de force per Cuoco, perfetta nel centrare ogni sfumatura di una sceneggiatura che cambia spesso tono, nel portare sulle spalle twist di spazio, luogo, tempo e pure dimensione, nel continuare a farti amare la protagonista anche quando fa scelte sbagliate (e sì, succede spesso). Ora tocca all’Academy della Tv mettere il sigillo su una carriera che ha già fatto almeno due botti: diamo a Kaley quel che è di Kaley.