‘The White Lotus’, scene di lotta di classe nella nostra estate da (non) privilegiati | Rolling Stone Italia
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‘The White Lotus’, scene di lotta di classe nella nostra estate da (non) privilegiati

Instagrammiamo vacanze o weekend lunghi come fossimo dei ricchi, e invece restiamo dei miserabili. Ma i protagonisti della nuova (bellissima) serie Sky, che ricchi lo sono davvero, forse non sono così diversi da noi

Jennifer Coolidge, alias Tanya, con il direttore del resort che dà il titolo alla serie ‘The White Lotus’, interpretato da Murray Bartlett

Foto: Mario Perez/HBO

Un tipo che conosco, come arriva la bella stagione, inizia a perculare tutti sui social: «Fate dei bellissimi weekend» (che poi ad agosto diventa «Fate delle bellissime vacanze», talvolta declinato in «Le vostre ferie prima o poi finiranno?»). La bolla, quando esce il sole, il sabato e la domenica mica resta in città. Va a Lerici o in Val di Mello, a Courma o a Forte. Oppure nella casa in campagna di famiglia (con piscina) somewhere in Northern Italy, ed è sempre meglio se quel somewhere è la Val Tidone. Da quando esiste Instagram, le scene di lotta di classe si vedono e si vivono attraverso le geolocalizzazioni all’ora del brunch: sei ancora in piazzale Lodi? Sfigato.

Ma c’è un ma. Al vero privilegio di pochi corrisponde la proiezione mitomane di tanti, di tutti. Come i tipi che postano la foto del laghetto alpino e non certo le cinque ore di coda per tornare in città la domenica sera. E gli influencer o wannabe tali che scroccano due notti in albergo sul lago di Como (sempre lo stesso, e però ogni volta ciascun marchettaro lo tagga come fosse Colombo nelle Americhe), e gli habitué dei bagni liguri sopravvalutatissimi ma carissimi (dunque diciotto stories per ammortizzare la spesa), e tutti noialtri – mi ci metto anch’io – che facciamo fotine su scogli e ghiacciai sperando che un amico rimasto a casa pensi: «Fate dei bellissimi weekend». È un mondo di miserie e miserabili spacciato per privilegio, quando invece i ricchi veri manco sanno cos’è Instagram (o, quantomeno, non lo usano).

Alexandra Daddario e Jake Lacy sono gli sposini Rachel e Shane Patton. Foto: Mario Perez/HBO

I protagonisti di The White Lotus, serie HBO da noi su Sky e NOW dal 30 agosto, più ricchi della maggior parte di noi lo sono di certo, anche se a volte ti resta il dubbio: possibile che l’imprenditrice ramo lifestyle (il personaggio di Connie Britton) in vacanza con la famiglia nel resort delle Hawaii dove tutto accade non riesca a piazzare il secondogenito in una stanza che non sia il cucinino senza finestre della suite? Comunque, dicevo: i protagonisti di The White Lotus sono tutti ricchi. C’è la businesswoman, ovviamente finita nel solito pezzo 10 nuove donne imprenditrici da tenere d’occhio, ma anche il rampollo erede della società di papà che dice alla neomoglie, aspirante giornalista che legge Elena Ferrante, «Ma cosa vuoi lavorare a fare, adesso ci sono io a mantenerti» (ho molte amiche neofemministe che finiscono per accettare lo stesso, comodissimo ménage: per la lotta per i diritti basta qualche post su Instagram); e la ricca di mezz’età (la struggentissima Jennifer Coolidge) fresca orfana di madre nonagenaria che è sola, disperata, in cerca di un massaggio che le svolti la giornata, forse la vita; e le figlie viziatissime di questi ricchi, e altri ricchi che sono più ricchi (o solo più fortunati) e fregano le stanze migliori dell’hotel agli altri ricchi, che dunque non se ne fanno una ragione perché pensano di essere loro, i più ricchi.

I protagonisti di The White Lotus sono diversi da noi e però uguali a noi, costretti dentro un sistema di caste – a usare l’espressione che tutti abbiamo in mente dal minuto 1 è la suddetta tizia con ceneri di madre defunta al seguito – che si gioca, appunto, sulle vacanze e i loro presunti privilegi. Ma che rivela solo le nostre piccinerie. Tra un corso di scuba diving e una bottiglia di Veuve Clicquot (sono ricchi molto standard, questi), poco importa quel che valgono le loro vite per davvero: tutto, in queste parabole, è ricondotto al valore strettamente monetario che ognuno di loro rappresenta – o vuole rappresentare.

Il bello, tra le altre cose, della serie di Mike White è aver finalmente impresso su schermo una grande verità: i ricchi parlano solo di soldi, anche più dei poveri. No: decisamente più dei poveri. Che qua non sono lo sfondo, ma lo snodo di certi passaggi narrativi: vedi la scena in cui la solita orfana sessantenne porta a cena, nel ristorante dei ricchi, la massaggiatrice nera impiegata del resort, sentendosi di fare un gesto di grande carità. (Nella versione italiana, a cui spero qualcuno stia già lavorando, sogno un posto per la cameriera della Cirinnà, nel frattempo finita a fare la receptionist in una masseria salentina.)

L’altra cosa bella di The White Lotus è che è una serie fatta come dovrebbero essere fatte tutte le serie: non film di due ore diventati per mille ragioni – la prima è che, in questo momento, ci sono più soldi in tv – brodi allungati di otto, dieci, dodici puntate. Ma una scacchiera vuota su cui muovere i personaggi: a dispetto del giallo promesso all’inizio, in The White Lotus non c’è una vera trama, ma solo destini incrociati che staresti a osservare all’infinito. Soprattutto perché i pedoni in gioco sono tutti variamente stronzi, vanesi, tristi, invidiosi, annoiati. E naturalmente ricchi, con tutte le implicazioni del caso che già sappiamo.

La vacanza alle Hawaii di questi precisissimi tipi umani sarà, per certi versi, più amara di certe nostre gite del sabato. Che però resteranno perfettamente intagrammabili e instagrammate, come una palma al tramonto. Arriva settembre, ma mica è finita: gli aspiranti privilegiati di tutto il mondo continueranno a fare dei bellissimi weekend. Per il prossimo, meglio procurarmi un hashtag #supplied o pagarmi le terme di tasca mia? Cosa funziona meglio, su Instagram?

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