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Temptation Island – Un mese dopo: cercasi Ilaria disperatamente

L'ultima puntata del reality diventa lo special più brutto di sempre: personaggi fuori da ogni logica tornano nella banalità, dongiovanni trasformati in orsacchiotti feriti e gli zimbelli rinscono novelli Rocco Siffredi. Dov'è il trash che tanto abbiamo amato? Volevamo slinguazzate, meme e crudeltà, non la sigla dei Puffi.

Mai tornare sul luogo del delitto. Anche se Temptation Island è il luogo principe del sadismo sentimentale di un pubblico feroce e cannibale che vuol vedere coppie smembrarsi e sgretolarsi davanti ai loro occhi, e poi farci su pure dei meme, c’è un limite a tutto. Ok, si può anche vedere la morte violenta di un rapporto in diretta (o meglio, in registrata poi rimontata nella maniera più crudele possibile), ma almeno l’autopsia andava risparmiata a noi e a loro. Con tanto di greatest hits del peggio del peggio delle esterne e dei falò di confronto.

Sia chiaro, fuori da Temptation Island, per dirla alla Ferradini, nessuna pietà. Coppie che decidono deliberatamente di infilarsi in un vespaio come questo, forse meritano anche peggio, ma tornare un mese dopo è troppo persino per quel Colosseo che è il reality. Anche perché gli idoli rischiano di crollare – ma come si fa a vedere Ilaria così moderata, matura, priva di quella verve ironica che la rendeva irresistibile, che quasi chiede scusa per aver trattato Massimo come tutti avremmo fatto? – e chi avevi massacrato rischia di starti persino simpatico (Andrea, ma era difficile far peggio di quanto fatto nel resort). Le donne ne escono peggio dalla prospettiva regalata dai 30 giorni di buio, gli uomini ne escono molto più fragili, incapaci di tornare alla quotidianità. I tentatori come dei geni che dopo aver messo bombe nelle relazioni altrui, ora al massimo fanno una telefonata al giorno o mandano una cartolina. Quest’ultimi ed ex fidanzati sembrano proprio uniti dall’incapacità di incontrare l’oggetto del loro amore e dolore. L’amore ai tempi di whatsapp e dei vocali. Quello che non è cambiato, va detto, è l’uso del ralenti che ormai è configurabile come un crimine contro l’umanità.

Funziona, lo speciale, a livello antropologico, più su chi si è fatto conoscere meno, pur dando spettacolo: Arcangelo continua sul “non la merito”, mentre Nunzia, che era uscita ridicolizzata dal loro rapporto, si mostra più donna, più matura, più vera. Pur coerente con se stessa e la sua eccessiva accondiscendenza, va detto che è forse l’unica a uscire da questa puntata con una tridimensionalità che invece gli altri hanno perso. Ma torniamo a Ilaria e Massimo. Che tanto tutti abbiamo visto lo special solo per loro, soprattutto per lei. Massimo ha scelto la carta orsacchiotto ferito che reagisce con dignità al fatto che gli hanno tolto il giocattolo, ma la sua vera natura viene espressa da una camicia gialla che anch’essa va inviata come prova a carico al tribunale dell’Aja. Abbiamo fondati motivi di credere che stesse leggendo un gobbo (no, non è un insulto verso Bisciglia), vista la proprietà di linguaggio e l’analisi psicologica del loro rapporto che sembra troppo maturo per quel misto tra un 15enne e un bonobo arrapato che abbiamo visto a Temptation Island, ma magari ha usato questi 30 giorni per studiare. Quando parla di “porte del cuore che si chiudono” è un attimo vedere di fronte a te Pannofino che dirige Gli occhi del cuore 2.

Di Ilaria abbiamo detto: bella come il sole col suo top (anche se l’outfit bianconero fa sanguinare il cuore), con la voce nasale alla Ramazzotti donna che è tornata (pre)potente, ma troppo impostata. Lei che sulla spontaneità, l’impulsività ha costruito il suo storytelling, ci dice pure che “forse è vero che non so ascoltare le persone”. E dai, Ila, era quell’interrompere con battute geniali il motivo per cui ti amavamo, ma scherziamo? Questa educanda che ha pure cominciato a studiare dizione chi è? Torna Teolis del mio cuore, guardami negli occhi e tira fuori una frase delle tue, da “te credo, co quer naso” a “mi sono innamorata di me” c’è solo l’imbarazzo della scelta. In un’edizione di donne zerbino, però – pure quelle che sembravano più libere hanno fatto la figura delle casalinghe disperate, incastrate in storie lunghissime in cui si erano messe in modalità geisha o più brevi ma imprigionate in casa da uomini pigri e improbabili – lei è l’unica che ha messo in riga ex ragazzo e pure il tentatore. Ora è sola, li ha fatti ballare tutti e due usando il prima come trampolino e il pallavolista Javier come traghetto verso una nuova vita. Lasciandoli al palo, diventando la regina del due di picche acrobatico.

I due che erano rimasti insieme, gli unici, di cui non ricordiamo il nome (Cristina e David?), si sono lasciati. E abbiamo capito il loro talento: se non ci avessero detto di essere fidanzati non ce ne saremmo accorti, così come è impossibile notare la loro separazione. La loro è una coppia vera e appassionata come una foto del vicepremier Di Maio al mare. Ma David, riconosciamoglielo, ha un fondoschiena migliore. O forse ha solo il coccige.

Il mito di questa puntata, la più noiosa di tutte anche perché Filippo Bisciglia è costretto, dalla struttura narrativa a parlare di più (incredibile come, in modo ipnotico, riesca a farti dimenticare istantaneamente ciò che dice) è pero Vittorio. Entrato come uno zimbello, uscito come un gigante. Non risponde neanche al telefono alla fotonica Katia, confessa di frequentare Vanessa ammiccando, sembra un altro. Lo dice pure lui che “è uscito fuori il vero me”, un incrocio tra un bagnino di Rimini e Rocco Siffredi.
Detto questo, mai più uno special così. Più lungo di una finale Federer-Djokovic, montato male, con il ritmo che è a metà tra Medicina 33 e una puntata di Cinematografo, è privo dell’unico motivo per cui vediamo Temptation Island. Il grottesco, lo squallido, il trash. Non è giusto mostrarceli come persone normali, non darci neanche un’espressione per un meme, una battuta su cui svoltare la settimana sui social. Neanche una slinguazzata, diamine. Ragazzi noi vi vediamo (e io voglio essere nel team di autori il prossimo anno) mica per vedere Agenzia Matrimoniale con Bisciglia novello Marta Flavi. Noi vogliamo sangue e merda – citazione colta, la disse, parlando della politica, Rino Formica – non la sigla dei Puffi (citazione dei Latte e i suoi derivati). Che i vip ci riportino nel fango, il prima possibile.

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