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‘Speravo de morì prima’ è la migliore serie su Totti che avrebbero mai potuto fare

Grazie a un Pietro Castellitto più France’ del vero France’. E per il cast perfetto, la regia sorprendente, l’approccio pop che mette in luce la vera essenza del Capitano. Comincia stasera: siete avvisati

Pietro Castellitto è Francesco Totti nella serie ‘Speravo de morì prima’

Foto: Sky

Pietro Castellitto è più Totti di Totti

Alla faccia del sacro terrore dei tifosi e di tutti quelli che “non somiglia manco lontanamente al Capitano”, Pietro Castellitto è il miglior Totti che si potesse immaginare, a tratti persino più Totti di quello vero. Nell’attesissima serie Speravo de morì prima (dal 19 marzo su Sky e NOW) prende la didascalicissima questione della somiglianza fisica e se la magna, perché trova invece l’essenza dell’ex numero 10 giallorosso, condividendone l’umanità e l’umorismo unici. Azzecca lo stesso sguardo a mezz’asta, la voce, il modo di muoversi nello spazio: TUTTO. La scrittura aiuta, certo (c’è una battuta su Marcello Lippi che non anticipiamo e che vi farà cadere dalla sedia). Ma Castellitto fa un gran lavoro: «Volevamo creare una maschera che lo ricordasse, lo evocasse, ma allo stesso tempo stupisse. Il cinema è evocazione, non imitazione», ha detto lo stesso Pietro in conferenza stampa. Cucchiaio, e goal.

L’approccio pop è la chiave migliore

Dopo l’ottimo documentario Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, non era facile tornare a parlare del Capitano. E Speravo de morì prima lo fa – giustamente – con un approccio “largo” überpop, proprio nel senso di linguaggio contemporaneo e prospettiva popolare: Totti è di tutti, e dentro alla storia troviamo il calciatore, l’amico, il figlio, il marito (con la Ilary Blasi di Greta Scarano la dinamica alla Casa Vianello è deliziosa), il padre, ma anche il personaggio, senza dimenticare le mitiche barzellette. La serie gratta via la superficie dell’epica dell’ottavo re di Roma per restituircelo umanissimo (ed esilarante) e riscrive le regole della nostra commedia con il piglio della dramedy esistenziale a tratti quasi sorrentiniana (Stefano Bises, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Michele Astori e Maurizio Careddu, ha collaborato con il regista su The New Pope), con tanto di bellissime divagazioni oniriche. Insomma, Speravo de morì prima fa la scelta giusta, e forse l’unica possibile: leggere l’ultimo anno e mezzo di carriera di Totti attraverso il patrimonio pop e l’ironia di Totti. E funziona, ammazza se funziona.

Il cast è strepitoso

Monica Guerritore nei panni di Fiorella, la mamma di Francesco Totti. Foto: Sky

Certo, è tutto Totticentrico. Ma la commedia all’italiana senza comprimari non si fa. E la galleria di Speravo de morì prima è tra le migliori viste nel cinema (sì) nostrano negli ultimi anni. Greta Scarano dà a Ilary il giusto accento nasale, ma a stagliarsi sono lo Spalletti toscano-scespiriano di Gian Marco Tognazzi, la meravigliosa mamma Fiorella di Monica Guerritore (applausi al casting director), il favoloso Cassano – anche lui più vero del vero – di Gabriel Montesi (arriva nella terza puntata venerdì prossimo, l’avevate già visto in Favolacce, continuate a tenerlo d’occhio). Ognuno è una storia, un mondo, un campionario di vizi e virtù perfettamente italiane, al di là del personaggio reale che interpreta. E a noi sembra di guardare una commedia degli anni ’70: che bello.

La regia è una sorpresa

Quando abbiamo letto “regia di Luca Ribuoli”, abbiamo pensato: ci voleva una Grande Firma, mannaggia. Detto con tutto il rispetto per il curriculum ampio e generalista del nome in questione: da La squadra a Don Matteo, da Grand Hotel (!) all’Allieva, fino al più “intellò” e ispirato, cioè lo spin-off televisivo di La mafia uccide solo d’estate di Pif. E invece… surprise! È nato un autore, o forse lo è sempre stato, ma non gliel’avevano mai fatto fare. Tra sguardi in macchina (ancora: ma a CastelTotti si perdonano), detour quasi à la Sorrentino (vedi anche la scrittura, come dicevamo) e perfetto mix, in alcuni momenti, tra immagini d’archivio e romanzo ricostruito, la regia inventa, improvvisa, dribbla. E trova il giusto registro per ogni personaggio e sequenza, dall’epica alla farsa, dal mélo al biopic classico. Si attende il prossimo progetto: anche Speravo de morì nartra vorta ci andrebbe benissimo, eh.

La vera protagonista è Roma

Gian Marco Tognazzi è Luciano Spalletti. Foto: Sky

Speravo de morì prima è probabilmente il prodotto più romano che la nostra industry da sempre romanissima abbia mai prodotto. E lo diciamo nel più positivo dei modi perché, tra tanti titoli scarzi (a piedi e non solo), qui per una volta la romanità è una ragione di giocare e di essere: Totti è la Capitale, la Capitale è Totti. Roma (e la Roma) c’è tutta: nelle vedute, nell’impianto di Trigoria, nel lupetto sul fondo della piscina di Francesco. Nei personaggi, nella parlata, ma soprattutto nello spirito anche un po’ indolente e in quel fatalismo romanesco che è già nel titolo, preso in prestito da uno striscione storico. Manco a dirlo, in un’operazione del genere hanno voluto esserci in molti, vedere la lista delle guest star (che non vi sveliamo) per credere.