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Siamo tutti santi con la Temptation Island degli altri

Viva Katia, con il suo “cavalcami, cavalcami più forte”. Perché la verità è che siamo tutti bacchettoni con le vite altrui. Meno moralismi, più trash

Lo ammetto, vorrei essere un autore di Temptation Island. Perché è la trasmissione che rappresenta il big bang della nuova tv, una sorta di caos entropico, di vortice spazio-temporale, di buco nero dove le regole della narrazione televisiva sono semplicemente spazzate via, in favore di un racconto schizofrenico, sincopato, totalmente scorretto, nel senso più ampio del termine. E’ questo che affascina di questo trash spudorato, voluto, cercato: la consapevolezza con cui quell’isola rappresenta il peggio di noi, orgoglioso di esserlo.

Coppie, tentatori e tentatrici, quel Filippo Bisciglia che ha il carisma di Montolivo in maglia azzurra, il casting dei concorrenti che supera di gran lunga ogni altro reality per la creatività con cui non solo trovano casi umani, ma sanno costruirli e “scriverli”, lo schema televisivo elementare, rubato (non a caso ne è la demiurga Maria De Filippi) da Uomini e donne e adattato a questo spin-off scosciato, sono solo un (pre)testo per mostrarci chi siamo diventati.

Temptation Island è il social portato in tv: corpi nudi e ammiccanti, sentimenti esposti, pettegolezzi e frasi ad effetto, finti sentimenti e deliri autoreferenziali, ma soprattutto il livore sfrenato incanalato in stereotipi sempre attuali. Le donne sono tutte prede – e infatti ti affezioni solo a Katia, la fotonica, che vuole il suo ragazzo più vivo (anche lei però un archetipo, sul modello dell’inarrivabile Aurora Betti, quella del “se ti ho tradito l’ho fatto per te!”, quanto ci manca) -, gli uomini tutti cacciatori lobotomizzati; le concorrenti, che siano fidanzate o in cerca, sono tutte maliziose, fintamente timorate (“sono una lenta” ma poi ti salta addosso), i concorrenti un concentrato grottesco di regole di rimorchio da bar e da spogliatoio di calcetto declinato al femminile.

E noi, siamo lì, sui social, ovviamente, sempre a commentarne le gesta, con un moralismo d’accatto raro, ridendo della loro stupidità, denigrandone tradimenti e patetiche giustificazioni al falò. Ed è in quei momenti che muoio dalla voglia di essere nel team degli autori. Un po’ perché sospetto un sostenuto consumo di droghe leggere nell’ideare coppie, dinamiche e sono convinto anche dialoghi, un po’ perché con pochi elementi – un conduttore pacato, educato, elegante, neutro, straniante rispetto alla ridicola esposizione di pelle ed emotività di quei disgraziati troppo palestrati e di maschere troppo truccate; i falò, momenti stellari che portano il confessionale del GF in spiaggia e mettendo uno contro l’altro; situazioni e esterne alla Vacanze di Natale, in cui le situazioni saranno riutilizzate come gag per Christian De Sica e Massimo Boldi – riescono a mettere in scena, e in tv, quello che di solito rimane tra le quattro mura di coppie tradite e amici pettegoli, tra aneddoti per bulli e leggende metropolitane da comitiva.

Per chi conosce i Prophilax, mitico gruppo romano di musica demenziale, Temptation Island è Uomini e Donne che incontra Dora daccela ancora.

Tu li disprezzi, ma Nunzia e Arcangelo siamo noi: lui la tradisce convinto che l’assenza di un microfono lo renda invisibile, lei si incazza e poi forse ci ripensa. Nicola e Sabrina sono Peter Pan che incontra una cougar convinto di aver fatto bingo, ma è lei a mangiarselo a colazione: nei tempi andati le chiamavamo, con volgarità, navi scuola. Sono le regine dell’educazione sentimentale degli adolescenti e degli eterni tali, solo che ora questi personaggi possono diventare Macron e governare la Francia. Andrea e Jessica per capire che non si dovevano sposare potevano parlare con i loro migliori amici, o farseli, oppure semplicemente farsi organizzare un addio al celibato e nubilato senza freni. Ma vuoi mettere quanto è più bello assistere al fallimento del possibile matrimonio davanti a quasi 4 milioni di invitati?

Massimo e Ilaria li avete avuti a cena spesso, e probabilmente sono i vostri amanti, o fantasie erotiche: lui con Federica prima e con Elena poi, lei con Javier, fanno quello che vogliono, anche se senza andare a fondo. Tra belle intese per lui e “quando mi accarezza mi fa piacere tanto” di lei, li immagini fra vent’anni rincontrarsi in un remake sexy di Sapore di Mare, nella parte di Jerry Calà e Marina Suma, ma in un club di scambisti.

David e Cristina invece sono la coppia che nelle feste noti, perché son carini, ma di cui non ricordi il nome. E lui è il nostro re, il passivo aggressivo che mentre fa la vittima balla con Marianna lasciando pochi spazi agli equivoci, ma affermando di avere ragione. E lei che abbaia e non morde, avrà addosso il (pre)giudizio di tutti, senza neanche essersela goduta.

Sì, io voglio lavorare a Temptation Island. Perché io, tentatori e concorrenti, vi (ri)conosco tutti. E mi fate tenerezza, perché è così facile cascare in quei tranelli, così ovvio cedere alle lusinghe, anche quelle più ridicole e poco credibili.

A farmi un po’ schifo sono i vostri spettatori moralisti. Che spenta la tv, fanno di peggio, “che fan cose che non si raccontano, altrimenti le altre mani chissà cosa pensano”. Viva Katia, con il suo “cavalcami, cavalcami più forte”. Perché la verità è che siamo tutti bacchettoni con la Temptation Island degli altri.

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