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Scene da Oscar Isaac e Jessica Chastain

Sul red carpet veneziano e nella miniserie revival/reboot bergmaniana, diretta da Hagai Levi. Che sfida un mostro sacro per raccontare la crisi (eterna) di una coppia. Puntando sull’intima amicizia dei due straordinari protagonisti

Jessica Chastain e Oscar Isaac sul red carpet di Venezia 78

Foto: Stefania D'Alessandro/Getty Images

Che seguiate oppure no i red carpet della Mostra del cinema, che aspettiate oppure no l’arrivo della nuova Scene da un matrimonio (dal 20 settembre su Sky Atlantic e NOW), che siate fan oppure no di Jessica Chastain e/o Oscar Isaac, ci sono altissime probabilità che abbiate visto girare sui social network un breve montaggio al ralenti della loro passeggiata sullo sfavillante tappeto rosso del Lido.

Un paio di settimane fa, la coppia è sbarcata in laguna per presentare appunto la nuova miniserie HBO di cui è protagonista. I due attori interpretano una coppia sposata da diversi anni, e amica da molti di più. Quando si sono presentati davanti ai fotografi per l’ingresso trionfale in Sala Grande hanno esibito una chimica che ha infiammato gli animi e fatto dubitare pressoché chiunque dei confini tra realtà e interpretazione, qualcosa che non si vedeva dalla campagna Oscar per A Star Is Born di Lady Gaga e Bradley Cooper.

Chastain e Isaac si scambiano sguardi intensi e adoranti, si abbracciano, si accarezzano, si baciano, si sorridono come fossero le persone più felici del mondo. Qualcuno s’è subito interrogato sulle possibili reazioni dei rispettivi consorti, qualcun altro, un po’ più sgamato, ha ribattuto: «Ma non lo sapete che sono tutti così, gli attori? Sempre sul punto, apparentemente, di saltarsi reciprocamente addosso?».

Oscar Isaac e Jessica Chastain in ‘Scene da un matrimonio’. Foto: Sky

Qualche giorno dopo, il red carpet di Oscar e Jessica sarebbe stato in parte eclissato da quello dei Bennifer (di cui invece, al contrario, c’è ancora chi sostiene che la rinnovata love story sarebbe tutta una montatura…), ma quella è tutta un’altra storia. E se è vero che l’affettività molto fisica degli attori è cosa nota, è anche vero che il rapporto che lega Jessica Chastain e Oscar Isaac è ben più profondo di un’occasionale partnership lavorativa. I due si sono conosciuti ventenni, studiando insieme recitazione alla prestigiosa Juilliard School, e da allora hanno stretto e coltivato un’amicizia pluridecennale. Inoltre, avevano già interpretato una coppia di sposi: nel 2014, in 1981 – Indagine a New York di J.C. Chandor, bel thriller da noi passato un po’ in sordina forse anche per via del titolo italiano vagamente fuorviante. Lì l’ambientazione, l’atmosfera, il tono e il genere erano completamente diversi da quelli di Scene da un matrimonio, ma i due davano già vita a una coppia sorprendentemente credibile, che all’inizio appare solidissima ma poi, pian piano, si rivela piena di segreti.

D’altra parte il realismo, la verosimiglianza, l’apparente spontaneità delle interpretazioni sono un ingrediente fondamentale (anzi, l’unico davvero irrinunciabile e insostituibile) di questa nuova versione di Scene da un matrimonio. Che ha l’ardire di accostarsi a un mostro sacro come Ingmar Bergman, il maestro svedese che nel 1973 aveva sconvolto gli animi (non solo dei suoi connazionali) mettendo in scena lo sgretolarsi di una coppia interpretata da Liv Ullmann e Erland Josephson. Si trattava, allora, tra le altre cose, di rivelare le ferite psicologiche dolorose che potevano nascondersi sotto l’istituzione cardine della società borghese: diversi studi sostengono che l’anno successivo alla messa in onda della miniserie (in Italia conosciuta di più nella sua versione ridotta cinematografica) il tasso dei divorzi in Svezia raddoppiò. Coincidenze? Probabilmente no. Da allora, la miniserie è stato un punto di riferimento della produzione cinetelevisiva, ogni volta che qualche autore volesse affrontare la crisi di una coppia. Basta pensare, per fare due esempi recenti, al film Storia di un matrimonio di Noah Baumbach, con Scarlett Johansson e Adam Driver, e all’ultima stagione di Master of None, sottotitolata Moments in Love: entrambi sono esplicitamente ispirati al capostipite bergmaniano.

Foto: Sky

E da oltre un decennio, se non di più, il figlio di Ingmar, Daniel Bergman, e il Bergman Estate pensavano che potesse essere una buona idea provare a fare un remake di Scene da un matrimonio, aggiornato ai tempi e agli spettatori contemporanei. L’illuminazione è arrivata con la visione di In Treatment e la conoscenza con il suo autore Hagai Levi: sceneggiatore e regista israeliano, negli anni Duemila ha inventato la fortunata formula della serie incentrata su uno psicologo e sulle sue sedute con diversi pazienti, che dopo la prima versione in patria, BeTipul – In Therapy, ha avuto subito una fortunata trasposizione statunitense, con Gabriel Byrne, e poi moltissimi altri adattamenti nazionali, tra cui quello italiano con Sergio Castellitto, diretto da Saverio Costanzo. Di più: la stessa In Treatment è stata proprio quest’anno oggetto di un revival/reboot, con una nuova dottoressa interpretata da Uzo Aduba (candidata agli Emmy per il ruolo) e nuovi percorsi d’analisi pienamente inseriti nella panorama e nei temi contemporanei (la nuova stagione è andata in onda quest’estate su Sky, e potete recuperarla su NOW). Inoltre, Hagai Levi aveva già co-creato una serie fortemente (e dichiaratamente) debitrice di Scene da un matrimonio, cioè The Affair: soprattutto la sua prima – bella – stagione è un’interessantissima e coinvolgente esplorazione dei due punti di vista di una coppia, anche se in questo caso non si tratta di moglie e marito ma di amanti.

Trovato e convinto l’autore giusto («l’unico che poteva farlo», ha detto Bergman figlio), il quale per anni ha lavorato alla scrittura e alla regia (Levi è anche dietro la macchina da presa di tutte e cinque le puntate), diventava cruciale individuare gli interpreti che sapessero rendere vera la vicenda. Perché Scene da un matrimonio – un po’ come In Treatment – è un’esperienza rischiosa (ma anche straordinariamente soddisfacente) per un attore: come se fosse nudo di fronte alla camera (in senso figurato e, talvolta, pure letterale), impegnato in scene di dialogo lunghissime che possono passare dal leggero all’iper drammatico in un attimo, non può contare su nient’altro che la propria bravura, la propria capacità d’esser plausibile, la reattività nella relazione con il/la partner di scena. In Scene da un matrimonio è tutto scritto, scrittissimo, nei minimi dettagli; tre episodi su cinque si svolgono in tempo reale, sono praticamente conversazioni da un’ora circa, che si spostano per le stanze di una sola casa, intime come le pareti che le racchiudono, piene di punti di svolta e cambi di ritmo, in grado di scivolare dal sollievo al dolore più puro, dalla speranza all’impotenza davanti al fallimento.

Ecco che allora la straordinaria alchimia dimostrata sul red carpet di Venezia, l’impossibilità di distinguere i sentimenti veri dall’artificio professionale, e l’amicizia di lunga data tra i due, hanno fatto di Oscar Isaac e Jessica Chastain gli interpreti perfetti per quest’operazione decisamente pericolosa (Chastain, peraltro, è stata anche diretta da Liv Ullmann in una versione di Miss Julie). Come se non bastasse, la pandemia ha fatto il resto: girata durante un lockdown rispettando tutte le norme sanitarie (come si vede nelle primissime immagini di ogni episodio), la troupe di Scene da un matrimonio è stata ridotta al minimo, il set limitato quasi per tutto il tempo alla sola casa dei protagonisti ha finito per assomigliare alle abitazioni in cui ci siamo tutti rinchiusi per mesi per scampare al virus, e l’ambiente lavorativo ha contribuito ancora di più all’intimità necessaria a raccontare una storia tanto profonda, intensa e personale. Sia nei gesti quotidiani che nei litigi o nelle preghiere, le scelte di Isaac/Jonathan e Chastain/Mira dimostrano una naturalezza quasi miracolosa, soprattutto se si pensa che nulla è stato lasciato all’improvvisazione. E Levi, con una semplice ma efficace operazione di gender swap (in questa versione è la donna la metà della coppia col lavoro meglio retribuito, quella che dimostra sempre più insofferenza, quella che a un certo punto decide di andarsene), trova nuova risonanza, nuove ragioni e nuova vita nella consolidata formula bergmaniana.

E dunque, che la chimica tra Jessica & Oscar fosse uno show da tappeto rosso o che celasse qualcosa di vero, il punto è proprio questo: che non siamo – non dobbiamo essere – in grado di riconoscere la differenza.