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Sanremo Giovani 2021, le pagelle: meglio Fiorello dei cantanti

Morgan escluso dalla giuria, canzoni senza guizzi, serata tirata per le lunghe. Le cose migliori dello show di ieri sera sono stati Fiore/Darth Vader e l'annuncio del cast dei big di Sanremo, mai tanto "indie"

Le otto nuove proposte di Sanremo 2021

Foto: ufficio stampa Rai

Dopo cinque settimane di AmaSanremo, sì è concluso ieri con Sanremo Giovani il percorso che ha portato alla scelta delle sei Nuove Proposte che andranno sul palco dell’Ariston, cui si aggiungono i due vincitori di Area Sanremo. Ieri sera sono stati svelati anche i nomi dei 26 big in gara al Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2021. Per quel che riguarda la categoria dedicata ai Giovani sarebbe stato bello vedere in gara uno come Thomas Cheval, “segato” nelle semifinali, ma obiettivamente molto bravo.

Le canzoni delle aspiranti Nuove Proposte sono tutte abbastanza orecchiabili e, tranne rarissime occasioni, non c’è il guizzo. Diciamo che manca il pezzo inascoltabile: viaggiano (quasi) tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Non c’è lo scarsissimo, ma neanche il genio. Del resto Sanremo è così: dipende dall’annata.

Ecco allora le pagelle dei brani e dello show, iniziato con un comunicato ufficiale letto da Amadeus, sulle motivazioni che lo hanno portato ad allontanare Morgan dalla giuria per «comportamento inaccettabile di Marco Castoldi in arte Morgan, espresso con dichiarazioni offensive pubbliche e private».

Fiorello voto: 10

Poche persone come Fiorello – in collegamento in versione Darth Vader – riescono a tirare su uno spettacolo: gioca con Amadeus definendolo genio per aver eliminato un giudice invece che i cantanti. E per i tanti artisti big in gara. Ne vedremo delle belle.

Il cast di Sanremo 2021 voto: 9

Probabilmente un Sanremo così al passo coi tempi non si è davvero mai visto. Tolti i cantanti dei talent e quelli riconoscibili anche dalle celeberrime casalinghe di Voghera – come Francesco Renga, Orietta Berti, Ermal Meta, Arisa, Noemi, Malika Ayane, Måneskin, Gaia, Irama, Max Gazzè, Annalisa e Bugo – ce ne sono tantissimi che vengono dal mondo indie come Coma_Cose, Fulminacci, Madame, Willie Peyote, Fasma, Gio Evan, Aiello, Ghemon, La Rappresentante di lista, Random, Colapesce/Dimartino, Lo Stato Sociale. Non mancano due colpacci: Extraliscio feat. Davide Toffolo (la vera sorpresa tra i nomi) e Fedez e Francesca Michielin. Bravo Amadeus!

Wrongonyou con “Lezioni di volo” voto: 9

Il più bravo. Ma questo lo sapevamo da quando cantava in inglese. Era molto emozionato e all’inizio ha avuto qualche incertezza. La canzone è tra le più radiofoniche in lizza. Se continua così, Wrongonyou ha la strada spianata per entrare nell’olimpo dei cantanti che contano. Inevitabile la partecipazione al festival, che lo accoglie a braccia aperte.

Amadeus e lo show voto: 8

Ha portato avanti con determinazione il progetto sanremese. Lo show – che vede la presenza del romanissimo e sottovalutato Riccardo Rossi – non è facile da gestire, considerando che i giovani sono sconosciuti ai più. Ci si è giusto un filino allungati, facendo andare in onda Porta a Porta quasi come Uno Mattina. Bruno Vespa effettivamente ha sottolineato la cosa, scusandosi con i telespettatori.

Greta Zuccoli con “Ogni cosa sa di te” voto: 8

La brava Greta, come ammette nella clip di presentazione, vuole riempire vuoti per comprendere se stessa. In realtà, a un primo ascolto, potrebbe sembrare una wannabe Antonella Ruggiero. La canzone non ingrana subito, ma al secondo ritornello entra in testa con i suoi “alberi infiniti”. La sua è una bella voce che ha avuto già esperienze con Diodato e Damien Rice. Già me la immagino con brani alla Enya. Ovviamente per una così il repertorio è fondamentale. Anche per lei c’è il pass per la kermesse.

Gaudiano con “Polvere da sparo” voto: 8

Si è salvato grazie alla musica, e la canzone parla chiaramente della morte del padre. Ecco chi è questo ragazzo dal bel timbro di voce, capace di esprimere il dolore di un lutto. L’arrangiamento un po’ paraculo ha richiami latineggianti già sentiti. E che, proprio per questo, funzionano sempre. Il testo è forte e, con un linguaggio poetico, imprime nella mente le immagini della canzone. Lo vedremo a Sanremo.

Avincola con “Goal” voto: 7/8

Una vita da panchinaro che entra in campo. Ecco come si definisce Avincola coi suoi baffoni che ricorda, vagamente, Franco126. Sguardo sperduto e una canzone che funziona, anche se, onestamente, sembra simile ad altri brani indie. Quel “che ne sai, che ne sai, dimmi che ne sai” trapana la testa. La voce in alcuni (troppi) momenti sembra essere altina. A ogni modo passa.

Hu con “Occhi Niagara” voto: 7,5

Nella clip ammette che, per lei, conta il viaggio. A ritroso probabilmente: il look e la canzone sono di ispirazione anni ’90. Non è tra i brani che mi sono restati in testa e si fanno canticchiare. Nell’interpretazione c’è stata qualche imprecisione, probabilmente per l’emozione. Non arriva all’Ariston, ma solo perché deve ancora strutturarsi: le basi ci sono.

Davide Shorty con “Regina” voto: 7,5

Dice di cercare la verità nella musica. Le sonorità vintage e il bel groove ci sono, ma l’emozione si fa sentire e, in alcuni momenti, fa vacillare l’intonazione. Peccato il testo non brilli. Nonostante questo alla città dei fiori ci andrà.

Folcast con “Scopriti” voto: 7,5

“Non mi ha mai tradito e io non ho mai tradito lei”. Per Folcast la musica è così e lui si presenta cantando un testo che ci illumina con la strofa “non mi sento più le gambe, mi hai lasciato qui in mutande”. A parte tutto, la canzone non è male e il ragazzo ha il physique du rôle del cantautore dal sapore rétro. Senza dubbio l’orchestra lo aiuta, dandogli ancora più credibilità rispetto alla registrazione. Il pezzo ha una costruzione crescente, ma quando arrivano gli acuti si vedono un pochino i punti deboli su cui deve lavorare. A ogni modo passa e lo aspetta l’Ariston.

I Desideri con “Lo stesso cielo” voto: 7

Qui bisogna fare una premessa. I Desideri macinano live in Campania da tempo. E hanno all’attivo un brano di grande successo come Made in Napoli, oltre che una vittoria ai Wind Summer Festival del 2017 con Uagliò. Entrambe canzoni molto ritmate ed energetiche dove la lingua napoletana la fa da padrona. Il brano portato a Sanremo Giovani è catchy, ma loro funziona quando parlano di cose che conoscono bene come la realtà di periferia. Il pezzo migliora notevolmente quando cantano in napoletano. Vincono il Premio Tim Music, ma non andranno al festival. Se avessero portato un pezzo come Wake Up di Rocco Hunt sarebbero arrivati all’Ariston.

Elena Faggi con “Che ne so” voto: 7

La Faggi, con la sua canzoncina orecchiabile che ricorda Sincerità di Arisa, arriva da Area Sanremo. Carino l’inciso con quel “ti odio, non è vero”. Guardate che una così, con qualche accortezza, potrebbe pure piazzarsi, eh? Peccato per il look che neanche Mariella Nava negli anni ’80. Ma perché?

Le Larve con “Musicaeroplano” voto: 6/7

Si è buttato sul palco da quando aveva 17 anni. Piero Pelù, dalla giuria, si accorge che era fuori tempo e poco intonato. Per questo si parla di performance molto sentita e di attitudine rock. Per carità, il ragazzo ha le sue qualità, ma da qui a definirlo rock ce ne passa. Niente Sanremo.

Dellai con “Luca” voto: 5/6

I gemelli Dellai are the new Evan e Jaron. Canzone carina, ma c’è un “mah” grosso come una casa. Non acchiappa subito, da risentire. Anche loro vengono da Area Sanremo e anche loro vanno al festival.

M.E.R.L.O.T con “Sette volte” voto: 5

Le parole giuste non sempre sono le più complesse, secondo il giovane artista. E infatti di complessità ce n’è poca in questa canzone. Lui ha un bel faccino, ma sembra più una roba costruita a tavolino. Il pezzo è carino, ma niente di che. Ha il sapore dell’occasione mancata, ecco. Per lui niente Ariston.

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