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Sanremo: dopo Baglioni arriva Amadeus, ma la direzione artistica dovrebbe andare a Cecchetto

Il conduttore se lo merita, ma ci resta qualche dubbio. Intanto Jovanotti e Fiorello annunciano la loro presenza

Amadeus. Foto Ufficio Stampa Rai

Habemus presentatore di Sanremo. E pure direttore artistico. Signore e signori, a condurre le danze del Festival numero 70 sarà Amadeus. Accantonata l’ipotesi Cattelan, è lui ad aggiudicarsi baracca e in questo caso anche burattini con buona pace di chi sperava in un nuovo conflitto di interessi per il quale eccitarsi un po’.

Per una volta la Rai non delude. E non è un fatto frequentissimo. Bene ha fatto viale Mazzini ad accaparrarsi il mestiere di uno dei suoi presentatori più esperti, da molto al servizio dell’azienda di Stato, un professionista senza di colpi di testa, un regolare, solido calmieratore di ansie e polemiche.

Il conduttore ravennate ha dalla sua un lungo curriculum, con esperienze radiofoniche e programmi musicali che lo hanno spinto fino al palco dell’Ariston. Negli ultimi anni è arrivato nell’access prime time di Rai1 con I Soliti Ignoti, capace di superare ogni sera Striscia la notizia grazie a circa 5 milioni di telespettatori con in media il 20% di share. Sempre sulla prima rete del servizio pubblico ha portato al successo L’Eredità e, tornato alla guida di Reazione a Catena, ha regalato al preserale picchi del 30%. Nel 2018 ha lanciato con Carlo Conti Ora o mai più, trasmissione potente anche sui social, molto amata da una folta fetta di pubblico ormai attaccatissima al prodotto cult di Rai 1. Talmente cult da sostenere a testa alta persino la sfida con Maria De Filippi, indiscussa regina degli ascolti tv, che col suo C’è posta per te le suona puntualmente a tutti.

Fino a qui la tv, poi c’è la musica. Sulla quale un paio di dubbi dobbiamo sollevarli. Amadeus è un presentatore. Piaccia oppure o no, quello fa. Presenta. La bontà del conduttore potrebbe quindi non essere sufficiente a soddisfare le dinamiche di una direzione artistica tanto delicata com’è quella sanremese. Anche perché suo predecessore fu il bistrattato Claudio Baglioni che in fatto di musica, gli va dato atto, vanta una preparazione consolidata da una fulgida carriera.
Il fu dittatore artistico – poi anche dirottatore -60 milioni di dischi venduti, padre di una lirica popolare che ancora oggi spopola in ogni karaoke che si rispetti-, sul tavolo aveva tutte le carte per accontentare le dinamiche d’accesso delle canzoni che ambivano al concorso. Su di lui si scatenarono i fantasmi di un conflitto d’interessi che lo vedeva soggetto troppo coinvolto per essere terzo e imparziale, visto che il suo manager è anche uno dei promoter più influenti del nostro pop. Ma Baglioni è un cantante. Piaccia oppure no, quello fa. Canta. E nel suo caso, era la bontà del cantante che non soddisfece a pieno le dinamiche di una conduzione tanto delicata com’è quella sanremese.

Tornando alla tv, invece, è la pulizia stilistica della conduzione di Amadeus a suscitare qualche dubbio. Al limite del “signorino buonasera”, il nostro rischia di far risultare l’ambaradan un po’ fiacco, troppo lineare, senza guizzi e orfano di quella quota trash che gli consente di campeggiare sulle prime pagine dei giornali, indignando – ma per posa – un intero Paese che alla fine però si sintonizzerà come ha sempre fatto. Sì o sì.

Ancora nessuna nuova sulle ipotesi di co-conduzione. Certamente, come ogni festival che si rispetti, anche questo necessiterà della sua (bella) quota rosa. Ma, intanto, Fiorello e Jovanotti, amici storici nonché ex sodali professionali del neo insignito conduttore, hanno fatto sapere che ci saranno. A domanda, infatti, Il Rosario nazionale ha presto cinguettato un “ovvio” che ora sarà difficile rimangiarsi.

Lo stesso Rosario che all’ipotesi Cattelan aveva espresso la sua contrarietà pubblicamente. Non tanto per Cattelan, chiaro. Ma perché “fossi in Amadeus ci rimarrei male, ha dato il sangue per l’azienda e pensano a uno di Sky?”. Non fa una piega.

Se si pensa al trio Ama-Jova-Fiore non si può, tra l’altro, non tornare con la mente al trionfo della Radio Deejay di cecchettiana memoria che tanto ha lasciato nel solco culturale di questo Paese. Forse, la direzione artistica avrebbero potuto darla al papà del Gioca Jouer, a ben riflettere. Il Sanremo di Claudio Cecchetto 40 anni dopo. Suonava bene. E dunque, siamo solo all’inizio di questa attesa che ogni anno si ripete sempre uguale, a partire dall’autunno fino al Natale quando tutti i nomi del cast vengono resi noti, insieme ai cachet. E allora la gente è contenta e può iniziare a esprimere pareri non richiesti su scelte e stipendi, massacrando tutti a più non posso in attesa di sedersi sul divano col pollice ben indirizzato verso il tasto 1 del telecomando.

In ogni caso, questa opportunità ben colta nella nella Rai del manuale Cencelli, che promette di cambiare per poi non farlo mai, lascia ancora un briciolo di misurata speranza.

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