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“Rolls Royce” di Achille Lauro un inno all’ecstasy? Striscia, non farci ridere

Il programma di Canale 5 sostiene senza argomentare che la canzone in realtà allude alle pasticche, ma a noi sembra solo un attacco contro chi sta fagocitando l'audience di questa settimana.

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Foto di Daniele Cambria

Ci siamo accorti un po’ tutti di quanto Achille Lauro stia scimmiottando Vasco Rossi, con la sua Rolls Royce in gara in questi giorni a Sanremo. È abbastanza evidente, e Lauro stesso non ne fa un grande mistero. Quel timbro un po’ trasandato, quegli “ooooh” palesemente rossiani, le movenze sul palco che strizzano l’occhietto (tatuato, pure quello) alle leggendarie apparizioni sanremesi del Blasco, soprattutto l’83, quelle che hanno cementato la sua immagine da rockstar, che oggi tra l’altro spegne 67 bengala.

Insomma, è una cosa di cui ci siamo accorti tutti, ma senza polemica è arrivata e se n’è andata via. C’è anche chi è andato più nel dettaglio, come Frankie Hi-NRG su Twitter che ha giustamente fatto notare un’ulteriore somiglianza con 1979 degli Smashing Pumpkins. Ma anche in questo caso nessun dramma, voglio dire è il pezzo più famoso dei Pumpkins e a sua volta si rifà a stilemi tipici dell’alt rock e ancor prima del kraut (la batteria) e post punk (il basso molto medioso, un po’ anemico).

E poi invece c’è chi va oltre il dovuto esagerando con i toni e soprattutto mancando di argomentare. Ieri sera su Striscia è andato in onda un servizio in cui si accusava Rolls Royce di essere un inno all’ectasy. Non ho avuto modo di vederlo perché come molti altri guardavo Sanremo (ops), però leggendo qua e là fra i topic caldi del festival mi sono imbattuto in questa notizia sul sito dello storico programma di Antonio Ricci. Notizia si fa per dire, perché a conti fatti è un titolo “La canzone di Achille Lauro Rolls Royce è un inno all’ecstasy”, un sottotitolo “La canzone di Achille Lauro Rolls Royce è un inno all’ecstasy: Rolls Royce è una pasticca di ecstasy. Il direttore artistico era in sé quando l’ha ascoltata e scelta per il Festival di Sanremo?” e una foto di Achille Lauro per accompagnare quella che a ben vedere è inserita nella sezione “News”. Nient’altro, nessun testo che spieghi. UPDATE: Sotto la notizia ora è magicamente apparso un testo, ma vista l’inconsistenza delle accuse che ci stanno scritte forse era meglio evitare di argomentare. Cito solo un passaggio dell’arringa: “Del resto basta una velocissima ricerca su internet per trovare l’immagine di decine di pastiglie di droga con impresso il marchio con la doppia erre.” Ussignur.

Ora, io che ho 29 anni ho capito perfettamente l’accusa (per quanto infondata) che si fa alla canzone di Lauro. Le Rolls Royce, come anche le Mitsubishi, le Mercedes e varie altre marche di auto, sono anche delle varietà di pasticche di ecstasy, distinguibili appunto in base al logo stampato sopra la compressa. Chi le sintetizza si è sempre servito di nomi di supereroi per nominarle, o anche cuoricini, smile ma anche auto, spesso e volentieri di lusso come le Rolls Royce.

Al di là dei piccoli dettagli—tipo che siamo nel 2019 e l’MDMA (principio attivo dell’ecstasy) si consuma perlopiù in cristalli disciolti in acqua e non in compresse anacronistiche (le pasticche anni ’90)—dove stanno le argomentazioni? Il testo fa allusioni a una vita da rockstar, e le rockstar sin dai tempi di John Lennon hanno posseduto delle Rolls Royce, quindi? La statuetta sul cofano delle Rolls si chiama Spirit of Ecstasy, ma qui mi sa che stiamo sfociando nel complottismo e nelle forzature (il)logiche alla Adam Kadmon.

Sembra piuttosto che faccia parte di un attacco un po’ gratuito alla RAI, che come sempre in questa settimana dell’anno fagocita tutta l’attenzione televisiva. Un brutto attacco, architettato male e solo per fare leva sull’inesperienza e la sensibilità del pubblico sanremese rispetto a certi argomenti, in questo caso la droga. È come se uno dicesse che “Striscia” è una dedica velata alla cocaina. Senza senso.

Ma poi, e se anche fosse vero, se fosse veramente un pezzo sulla droga, che ne poteva sapere Baglioni? Lui che di pasticche nella vita avrà visto solo l’Atenol per il trattamento dell’ipertensione arteriosa. Il Vasco di Sanremo ’83, quello che barcollava sul palco dell’Ariston cantando Vita spericolata e che era così in botta che uscì dal palco prima che finisse il playback, lui sì che conosceva bene impacchi druidici e pastiglie magiche. Eppure siamo tutti qui a festeggiare in coro i suoi 67 anni, buonisti, liberisti e pure la redazione di Striscia. Perché si può criticare Baglioni su tante cose, ma non sulle possibili allusioni di canzoni che rimandano a droghe che non si consumano più ma che Baglioni eccetera eccetera che al mercato mio padre comprò.

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