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Reese Witherspoon la smetterà mai di interpretare sempre lo stesso ruolo?

La protagonista di 'Little Fires Everywhere' sembra una versione sotto steroidi della Madeline di 'Big Little Lies', ma la serie non ha la stessa potenza di fuoco. E andando indietro nel tempo ci sono altre variazioni sul tema

Reese Witherspoon in 'Little Fires Everywhere'

Foto: Erin Simkin/Hulu

Pare brutto dire che Reese Witherspoon sia la cattiva di Little Fires Everywhere (dal 22 maggio su Amazon Prime Video), ma in sostanza questo è. E se ne stupisce perfino la sua protagonista: “She’s the bad guy here, not me”, sbotta riferendosi al personaggio interpretato da Kerry Washington, artista nomade e madre single che arriva a scompigliarle la vita.

Ma è sul quel “bad” che tocca ragionare: praticamente Elena Richardson, giornalista part time e madre privilegiata di quattro figli, è il tipo di donna che organizza ogni istante della giornata non solo sua, ma pure della sua famiglia, e arriva a programmare il sesso con il marito soltanto il mercoledì e il sabato (Joshua Jackson non pensava di rimpiangere i tempi di Joey in Dawson’s Creek, e invece…). Di più: è il tipo di madre che si considera liberale e fa grandi proclami sul fatto che la figlia maggiore (quella identica a lei, ça va sans dire) frequenti un ragazzo afro-americano, ma non accetta che la minore sia in qualche modo “diversa”, e la sottopone a pressioni terribili pur di farla avvicinare al suo ideale di “good girl”. Magari le sue intenzioni sono pure buone, ma vengono costantemente annullate dalle sue azioni in nome di una fantomatica e assurda perfezione.



Sì, sembra un déjà vu. In pratica Elena Richardson è la versione sotto steroidi di uno dei personaggi più amati (e insieme odiati, è questo il bello) di Reese Witherspoon: Madeline Mackenzie di Big Little Lies. Lo ha raccontato l’attrice stessa in un’intervista a Vanity Fair: “Elena non è consapevole di quanto sia privilegiata e si è costruita un’esistenza impermeabile al mondo in cui vive. È così a suo agio nella sua posizione sociale e nella sua ricchezza da sentirsi in diritto di analizzare chiunque al di fuori della sua sfera, ma non vede mai i suoi difetti e le sue tante mancanze”.

Little Fires Everywhere e Big Little Lies hanno parecchio in comune, a partire dalla derivazione letteraria: come la seconda, anche la prima serie è tratta da un romanzo, il bestseller omonimo del 2017 di Celeste Ng. Poi il periodo storico – la fine degli anni ’90 – e l’ambientazione borghese: non più la ricca costa californiana di Monterey, ma un’altra comunità benestante e suburbana, quella di Shaker Heights, in Ohio. In LFE al mix si aggiunge anche la questione razziale: l’etnia di Mia Warren (Washington) non era menzionata nel libro; nell’adattamento invece diventa un ulteriore (ed esplosivo) motivo di tensione. Entrambe le storie si concentrano su madri e figli, e ruotano attorno a un mistero e a una quantità impressionante di segreti. Ultima similitudine: il cast di star. Dove spicca lei: Reese.

Witherspoon è quella che si definisce una “brava attrice”, ha interpretato molti ruoli nella sua carriera, è stata nominata a tutti i maggiori premi e ha pure vinto un Oscar per l’interpretazione di June Carter in Walk the line al fianco di Joaquin Phoenix, se servisse una testimonianza accademica del suo valore. Ma la nostra è sempre più vittima consapevole di typecasting, come dicono quelli bravi: si cala come nessuna nel ruolo dell’ambiziosa perfezionista manipolatrice, con la mania del controllo e un po’ nevrotica, le chiedono ovviamente sempre più spesso di interpretarlo e lei lo fa, trovando ogni volta sfumature diverse.

Prova 1: Big Little Lies, come dicevamo. Madeline Mackenzie è una mamma über borghese che cerca di bilanciare gli impegni della prole, le chiacchiere (e le bevute) con le amiche e l’insabbiamento di un omicidio. Ma che intanto deve affrontare l’ex marito con seconda moglie e bambino al seguito, la crisi del suo nuovo matrimonio e la ribellione della figlia più grande che non vuole rassegnarsi al piano già progettato per lei dalla madre (ma dai). Qui, nonostante il super cast della serie – da Nicole Kidman a Laura Dern –, Reese riesce a rubare sempre la scena. Lo scontro con Meryl Streep nella seconda stagione è clamoroso.

Ora proviamo a tornare indietro di quasi 20 anni, proprio alla fine di quei favolosi anni ’90. In Election, Tracy Flick è lo stereotipo della “brava ragazza” diligente e concentratissima sul costruire il proprio futuro. È pronta a tutto pur di raggiungere l’obiettivo – la presidenza del corpo studentesco –, anche a scavalcare i propri valori. Praticamente Miss “il fine giustifica i mezzi”, una Elena/Madeline in miniatura: sembra già di vederla mentre scatena la Terza Guerra Mondiale in casa perché la figlia non ha indossato le scarpette in tartan per la foto di Natale. Ma pure Annette Hargrove, la figlia del preside di Cruel Intentions, non scherza: a proposito di control freak, la ragazza aveva addirittura pubblicato un’intervista programmatica, una sorta di manifesto in cui spiegava di voler arrivare vergine al matrimonio, almeno finché che Sebastian (il suo futuro marito Ryan Phillippe) non l’ha puntata.

Prova 4: Elle Woods. A prima vista potrebbe sembrare che la protagonista della Rivincita delle bionde abbia poco in comune con la quintessenza dei personaggi di Reese, a parte l’essere bionda e popolare: sembra svampita ed è entrata nella facoltà di Legge a Harvard per un ragazzo. Ma, a pensarci bene, dopo aver individuato la sua passione, è entrata in piena modalità carro armato per perseguirla. Come le nostre di cui sopra, con le dovute differenze, ovviamente. E non dovremo aspettare molto per vedere davvero com’è diventata Elle “da grande”, un nuovo capitolo è in arrivo.

Se non bastasse, c’è pure la versione ottocentesca del character (non certo uno dei personaggi più riusciti di Reese, but still): è Becky Sharp della Fiera della vanità, intenta a scalare i ranghi della società per aspirare a una vita migliore grazie alla sua intelligenza e al suo fascino. Insomma, il mood è lo stesso anche nella Gran Bretagna del XIX secolo.

Il problema è che se in ognuno di questi personaggi Witherspoon era riuscita a trovare un’umanità, riuscendo ad innescare quell’odi et amo, in Little Fires Everywhere Elena Richardson perde in sensibilità per diventare più ciecamente spietata, sempre più convinta della ragionevolezza delle sue rivendicazioni. E probabilmente non è nemmeno colpa dell’attrice, che comunque colleziona alcuni momenti notevoli, quanto della scrittura, senza contate che LFE non ha certo la forza dirompente di Big Little Lies. Forse il typecasting qui ha raggiunto suo punto di non ritorno: Reese ha interpretato così tante volte lo stesso spirito da averlo in qualche modo prosciugato. Pare che se ne sia resa conto pure lei, tanto che prossimamente la vedremo in due rom-com targate Netflix. In ogni caso la super donna continua a farla nella vita, tra la carriera di attrice, quella di produttrice, l’essere madre di tre figli e fondatrice di un club del libro e di una linea di abbigliamento. E se vi mancherà la cara vecchia Reese, potete guardare il video in cui insegna a preparare lo smoothie che beve al mattino per avere la pelle perfetta. Ma come fai a non odiarla, pardon, amarla?

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