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Rai 2: se il sovranismo è il minore dei problemi, il disastro è servito

La rivoluzione della rete annunciata da Carlo Freccero è un miraggio. Non sono solo le imbarazzanti trasmissioni filogovernative, ma tutto il palinsesto pare non avere né capo né coda. E le uniche certezze sono gaffe e polemiche

Carlo Freccero al lancio di "The Voice", lo scorso 18 aprile

Foto Vincenzo Lombardo/Getty Images

Più polemiche che ascolti. Altro che rivoluzione. Da quando Carlo Freccero è arrivato alla guida di Rai 2, lo scorso autunno, sono stati più i polveroni sollevati che i successi. Decisamente. E pensare che non appena varcata la soglia dei corridoi di Viale Mazzini aveva sbandierato a tutti e quattro i venti un cambiamento radicale. E invece… Le uniche cose riuscite – da un punto di vista degli ascolti – sono Made in Sud, la chiusura (forse) di Mezzogiorno in famiglia, e lo scippo alla rete ammiraglia di The Good Doctor. A cui si è aggiunto di recente anche quello di Che tempo che fa. Fabio Fazio, d’altronde, è cintura nera di polemiche a strascico: perché non aprirgli, dunque, il portone di casa?

Ma a fare bene sono state anche le fiction La porta rossa e Rocco Schiavone, oltre al reality Il collegio, ribattono dalla rete. Vero. Peccato però che siano prodotti “made in Ilaria Dalla Tana”, la direttrice di prodotto voluta da Antonio Campo Dall’Orto quando a sbandierare il cambiamento era ancora il Matteo di Firenze. Le novità annunciante da Freccero, col passare dei mesi, sono invece diventate solo parole.

“La nuova Rai 2 non sarà un canale sovranista”, tuonava il direttore all’inizio del mandato. Eppure, tacendo per carità cristiana del telegiornale, Popolo sovrano e Povera patria, come è facilmente intuibile già dai titoli scelti, lo erano eccome. E non hanno certo brillato per ascolti. Come pure non spicca la sua creatura Tg2 Post, che arranca quotidianamente nell’access prime time. E quel famoso C’è Grillo? Ha imbenzinato il dibattito. Almeno quello. Perché l’Auditel, invece, ha carburato decisamente meno.

Ve lo ricordate quando Freccero si diceva convinto di chiudere baracca e burattini dei Fatti vostri? L’etichetta era quella di “un programma troppo da Rai 1”. Che tradotto significa una sola cosa, vecchio. “I palinsesti li fa la rete”, rispondeva il conduttore Giancarlo Magalli. Tra Mamma Rai e il Comitato – al secolo Michele Guardì – pare proprio abbia vinto quest’ultimo. E le nonne di mezza Italia si uniscono in una grande ola e si preparano al ritorno a settembre.

Impossibile dimenticare poi la figuraccia fatta con Sfera Ebbasta, annunciato tra i giudici di The Voice of Italy. La sua presenza è sfumata in zona cesarini – a sole 24 ore dallo shooting – per non urtare la sensibilità delle famiglie delle vittime di Corinaldo. Politically correct. Ma, per inciso, dal maledetto concerto erano passati quattro mesi. Non quattro giorni.

A proposito di mancati tasselli per concludere il puzzle: nonostante l’annuncio in pompa magna di Daniele Luttazzi, il comico non è mai arrivato a destinazione. Pare per questioni di budget. Simona Ventura – dopo la non proprio smagliante performance a The Voice – non dovrebbe essere alla conduzione di Pechino Express, come si era invece insistentemente vociferato. E la censura per NCIS è stata bandita. Il telefilm americano, quello che Freccero odiava e non voleva più mandare in onda, vive e lotta con noi nel preserale.

Non basta tutto ciò? A far parlare, parlare e parlare ci ha pensato anche il polverone che si è alzato dopo la prima puntata di Realiti, il talk show condotto da Enrico Lucci, che doveva andare in onda un mese fa circa. Poi rimandato. E così, per l’esordio di mercoledì scorso in prima serata, si parlava di mafia. E delle sue vittime. Su tutti: Falcone e Borsellino. Nel vedere i faccioni dei due giudici simbolo della lotta alla criminalità organizzata proiettati sul led dello studio, tale Leonardo Zappalà – cantante neomelodico catanase, ospite della trasmissione – attaccava senza indugi: “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita, le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce, ci deve piacere anche l’amaro”.

Mentre Zappalà argomentava la sua tesi, Francesco Emilio Borrelli, consigliere campano sedutogli di fronte, rischiava un coccolone. E non solo per la grammatica esibita dall’interlocutore. Lucci, nel frattempo, invitava il giovane cantante a studiare la storia “per diventare una persona migliore”. E sul piccolo schermo la pratica si chiudeva qui. Archiviata. Peccato che il putiferio si trasferiva sui social. Dove Borrelli è stato minacciato anche da un collega neomelodico del neomelodico, tal Niko Pendetta, già noto alle patrie galere e nipote di un boss che soggiorna al 41bis. Per intenderci, Pendetta fa motivo di vanto l’aver finanziato il suo primo cd con i soldi di una rapina. E dunque: spalancati cielo.

L’opinione pubblica si è presto scagliata contro il programma. L’antimafia si è indignata. I parenti delle vittime si sono proprio incazzati. Mentre la Rai ha provveduto a battersi il petto. Platealmente. Prima con le parole dell’ad Fabrizio Salini. Poi, con quelle del Freccero furioso. Infine, con quelle di Lucci. Morale della favola: il programma è stato spostato in seconda serata (registrato, ovvio, per evitare di fare danni ulteriori). Come se quelli già fatti non fossero abbastanza. Cambiamenti… s’intende.