‘Petra’, l’emancipazione femminile è un sistema complesso | Rolling Stone Italia
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‘Petra’, l’emancipazione femminile è un sistema complesso

E la serie Sky con protagonista Paola Cortellesi lo dimostra bene. Non è ‘girl power’ fine a sé stesso, come accade in troppi titoli (soprattutto made in Rai). E la seconda stagione ne è l’ulteriore (bellissima) prova

Paola Cortellesi nella seconda stagione di ‘Petra'

Foto: Sky

Ora sì che la faccenda si fa (finalmente) interessante. A oggi, infatti, Rai e compagnia cantante si erano limitati a sfornare un personaggio femminile dietro l’altro: la Candy Candy Mina Settembre, la procace Lolita Lobosco che indaga su tacco 12, la spigolosa Imma Tataranni, la consulente cieca della polizia Blanca, la giornalista Viola che vede le emozioni degli altri… Della serie: ti do una protagonista donna e l’emancipazione femminile è servita. Spiacenti, non funziona così: il racconto al femminile è (e deve essere) molto più complesso, e a dimostrarlo è la seconda stagione di Petra, in onda su Sky Cinema dal 21 settembre. Nel giro di quattro episodi, la serie tv realizzata da Cattleya scoperchia il vaso di Pandora dell’emancipazione, svelandone gioie, grane, tormenti e pesantissimi rovesci della medaglia.

Il primo ci investe come un tir già dopo la prima mezz’ora ed è la solitudine. Già. Perché essere single – per scelta, nel caso di Petra – e al contempo felici è sicuramente sinonimo di indipendenza e carattere, ma non ti esime dal dovere fare i conti con il silenzio che aleggia in casa, le cene in solitaria o i weekend da organizzarti da sola. Insomma, diciamocelo: non è sempre e solo “tutto molto bello”. Se la famiglia comporta una serie di rogne – zero tempo libero per te stessi, figli che assorbono le tue energie peggio delle sanguisughe, mariti che, vabbè, che ve lo diciamo a fare… – la vita da single non è di default una passeggiata di salute, come invece si sarebbe portati a pensare.

E a questo giro Petra (Paola Cortellesi) se ne accorge eccome. Tutto cambia nel momento in cui il suo sodale partner Monte (Andrea Pennacchi) si innamora e, vincendo le proprie resistenze, decide di scommettere su questo nuovo legame affettivo. «La stessa Petra lo sprona ad aprirsi alla nuova relazione, a vivere l’amore, salvo poi trovarsi faccia a faccia con la solitudine», spiega l’attrice Cortellesi. Per la prima volta, infatti, il collega non sarà sempre disponibile per le birrette serali con Petra: «Il tempo e l’attenzione che Monte le riservava vengono meno», continua l’attrice protagonista. Finalmente, dunque, emerge un volto più autentico dell’emancipazione femminile: «La serie racconta donne che fanno i conti con la vita reale e con le scelte di libertà», concorda Cortellesi. Una svolta che fa bene tanto alla serie quanto alle spettatrici. Vediamo con calma perché.

Per quanto riguarda ciò che attiene alla storia, il fatto che nell’immaginario televisivo abbia finalmente trovato cittadinanza la figura di una donna forte e single è una conquista importante, perché legittima uno status diffuso e che non è certo meno dignitoso di altri. Per anni invece la donna sola – in passato nota come zitella – è stata vista come una povera disgraziata che chissà quale problema doveva avere per “essere finita così”. Tuttavia, la seconda stagione correva il serio rischio di franare nell’eccesso opposto ossia nel single pride, che è poi l’altra faccia dell’ormai assodata rottamazione del Principe Azzurro. È un attimo che il “ci salviamo da sole” diventi “single è meglio”. Petra 2 ha invece il coraggio di portare in scena un affresco molto più dialettico, fatto di desideri e paure, opportunità e scelte, ragione e inconscio. Non rinnega l’ode all’indipendenza femminile ma, nello sdoganare la donna single di mezza età (finora un vero e proprio tabù in tv), ne descrive luci e ombre. Senza fare sconti.

Allo stesso tempo, come dicevamo, tutto questo discorso fa bene anche a noi spettatrici. Se siete tra coloro che vivono con terrore, panico e ansia lo status di single, capirete che non è tutta ‘sta tragedia. Non esistono donne di serie A (leggi: quelle accasate) e donne di serie B. Ognuno ha la sua strada, punto. In coppia teoricamente è meglio (tutti vogliamo essere amati), ma in coppia a tutti i costi è sicuramente peggio: un distinguo che non dovremmo mai dimenticare. Se invece tenete famiglia, la visione di Petra 2 sarà un bel bagno di umiltà: forse – ribadiamo, forse – smetteremo di essere circondati da madri coraggio che passano il tempo a dire “come vorrei avere la tua libertà, beata te che sei single!”. Accomodati pure, cara… Il punto, come emerge bene anche dalla serie, è che non esiste uno status ideale per essere soddisfatti della propria vita o immuni al dolore: la felicità è una conquista personale. Sempre. Con o senza partner.

Paola Cortellesi con Andrea Pennacchi, alias Antonio Monte. Foto: Sky

Ed è qui che si innesta l’attualità del rapporto tra Petra e Monte. Anche se molte fan inneggiano al bacio, trovando addirittura sexy l’interprete Andrea Pennacchi (“Ma te pare possibile?!?”, lo prende in giro Cortellesi durante la conferenza stampa), il loro è semmai un “rapporto balistico”, come lo definisce Pennacchi. Petra e Monte non possono esistere senza l’una senza l’altro, ma è qualcosa di diverso dall’amore. È un’amicizia con la “A” maiuscola. Di nuovo, ci si affranca dai cliché.

Già che c’era, Petra 2 ha poi preso a picconate un altro fastidiosissimo stereotipo pink. Quello altrimenti noto come sguardo al femminile. «Spero che non venga mai più nominato», chiosa la regista Maria Sole Tognazzi, «personalmente non ho mai nemmeno sottolineato il mio essere “regista donna”, perché fintanto che lo faremo vuol dire che c’è ancora disuguaglianza. Quando si smetterà di rivendicare uno sguardo femminile sui personaggi, allora avremo la vera parità». Le fa eco Paola Cortellesi: «In questi anni è stato necessario difendere la categoria femminile, ma la svolta arriverà quando non dovremo più rivendicare nulla». La seconda stagione di Petra è dunque un concentrato di intelligenza narrativa e registica. Poi, certo, non tutte le quattro puntate sono memorabili, la loro lunghezza continua a restare eccessiva, ma il titolo resta una spanna sopra a Mina Settembre & Friends.