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Perché ‘The Voice’ ha un estremo bisogno di Elettra Lamborghini

Nonostante le critiche, la twerker di Bologna è l'unica che può risollevare le sorti del talent di Rai 2

Elettra Lamborghini, costume intero PRIMARK, collana e bracciale Radà, decolleté con cinturino alla caviglia BALLIN. Foto Filippo Avandero

A circa un mese dalla partenza del programma, Simona Ventura ha finalmente annunciato i nomi dei “coach” che la affiancheranno nella nuova edizione di The Voice Of Italy.

A giudicare e guidare i cantanti in gara ci saranno Morgan, Elettra Lamborghini, Gué Pequeno e il fresco fresco Gigi D’Alessio, che va quindi a sostituire definitivamente Sfera Ebbasta, prima scelta della produzione, allontanato dai vertici Rai “per motivi legati alla tragedia di Corinaldo e alla gestione della comunicazione successiva della sua figura”. Una storia che ha fatto discutere e che, pare, avrebbe potuto far saltare la messa in onda del programma. A far parlare però non solo il trapper di Cini, ma un po’ tutta la giuria, Gué ed Elettra Lamborghini in primis, che per il popolo del web non sarebbero degni di ricoprire quel ruolo (dimenticandosi che gli anni scorsi c’erano Facchinetti e Renga, non Stevie Wonder).

Gli attacchi più duri sono stati riservati alla twerker bolognese. L’Italia non ci sta. Elettra non sa cantare, è volgare, e non può permettersi di giudicare nessuno. Una valangata di insulti a cui la Lamborghini, sicuramente non nota ai più per pudicizia e eccesso di buon gusto, si sarà anche suo malgrado un po’ abituata.



Forse, oltre a non saper cantare, Elettra appartiene a una specie rettiliana sprovvista di udito e quindi non è tecnicamente in grado di ascoltare le voci dei concorrenti. Controlleremo. Forse The Voice è cambiato, e da programma che ci ha regalato artisti del calibro di Sister Cristina si è trasformato nei Grammy, con tanto di giuria tecnica formata da Daft Punk, José Carreras, Giorgio Moroder e Demo Morselli. Forse. Forse invece The Voice è rimasto The Voice, la versione un po’ povera di X Factor. E Elettra Lamborghini in giuria è la scelta migliore che si potesse fare, per più di un motivo.

Il primo è che, dati alla mano, Elettra è una star internazionale. Ha partecipato a programmi televisivi di mezzo mondo, ha pubblicato singoli da cento milioni di views e di lei si parla sempre moltissimo. Personaggio perfetto per riportare attenzione mediatica su un format anemico e a rischio chiusura dalla prima edizione.

Il secondo è che The Voice è un programma televisivo (ripetiamo insieme, p-r-o-g-r-a-m-m-a t-e-l-e-v-i-s-i-v-o), e in quanto tale ha solo un obiettivo: tenervi incollati alla tv il più a lungo possibile. Non trovare qualcuno a cui far replicare la carriera di Céline Dion. Questo non lo dico io, ma cinque anni di edizione italiana e soprattutto nove di internazionale. Nove anni in cui non c’è stato un cantante UNO che sia diventato famoso. E attenzione, non perché il mondo sia un posto brutto e cattivo, ma semplicemente perché non è questo lo scopo del programma (torna al punto due). I veri protagonisti dello show sono i giudici, i loro siparietti, i lacrimoni quando qualcuno canta I Will Always Love You. Fine. Tutto il resto è un gran contorno fatto di “ragazzini che provano a realizzare un sogno”. Dopo dieci anni di talent, direi che dovremmo averlo capito tutti. Diabolico? Forse, ma buongiorno e ben svegliati.

Terzo motivo, Elettra è divertente. È ironica, irriverente, estranea ai meccanismi televisivi tradizionali. Siamo sicuri che in questa giuria (non dimentichiamoci Morgan), ci regalerà grandi emozioni.



Quindi, cari pesantoni, state tranquilli. Elettra non ucciderà la musica, che vive per fortuna al di fuori degli studi di via Mecenate, non impedirà ai talenti di esprimersi, non trasformerà il mondo in un buco nero dove si ascolta solo reggaeton. Al massimo, come ci auguriamo, farà un po’ di casino in un programma che per anni ha scelto i giudici nelle file della D.C.

Elettra, riponiamo in te grandi speranze.

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