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Neanche la voce di Celentano ci salverà da Celentano


Nonostante Paolo Bonolis, Gerry Scotti, gli altri ospiti e la performance dal vivo, la nuova versione di ‘Adrian’ è una sorta di ‘V per Vendetta’ sceneggiato da Dibba: tra ragazze scosciate e scene metafisiche, cronaca del ritorno in tv del molleggiato

21.30 Ci siamo: finalmente, dopo diverse ore, ha termine Striscia la notizia – dopo la quale, sarebbe grande televisione anche lo spot in cui il tipo dice “Ma sei un king!”, per due ore, in loop.

21.35 ANTEPRIMA – ovvero un condensato di Celentanità che dura 30 secondi – e subito si va in pubblicità. Chissà se vale ai fini dell’Auditel. Intanto: su RaiDue Angelina Jolie veramente cornuta in Maleficent, su RaiTre Raffaella Carrà con Sgarbi. Su ReteQuattro Dritto e Rovescio parla del Governo Tassa & Spendi. Su SkyUno c’è XFactor dove qualcuno sta spaccando, su 8 e SkyCalcio c’è la Roma che pareggia in Germania.

21.40 Comincia! Su una specie di Gangsta’s paradise riarrangiata entrano Gerry Scotti, Carlo Conti, Massimo Giletti, Paolo Bonolis, Piero Chiambretti. Annunciato come “Il conduttore”, arriva (Joan) LUI. Che quindi come ospiti ha cinque conduttori. Subito gli versano l’acqua, come in tutte le sue trasmissioni. Trenta secondi dopo i cinque conduttori se ne vanno. Ma no, era una finta, che ridere. Tornano fingendosi molleggiati, e si siedono a un tavolone. Celentano si siede e, tipicamente, beve l’acqua. Poi annuncia: “Ragazzi non so se avete capito ma qui a questo tavolo c’è la televisione”. (uh-oh)

21.41 Pare chiaro da subito che Adrian è rinato come Adriano Celentano Show. E che l’idea è un TV Talk con tre pesi massimi – più due scartine. E senza femmine, in modo che non disturbino le primedonne. Si avvia un po’ pachidermico il DIBATTITO. Gerry Scotti dichiara: “In Italia facciamo tv meglio che in tante altre parti del mondo”.
(…i NOMI, per piacere)
“Sono anni che ci danno per morti ma siamo qui”. Conti fa notare che la tv non ha più il peso di una volta, c’è il web. Chiambretti dice che Celentano “è l’antenato di Greta Thunberg, è stato il primo a parlare d’ambiente 30 anni fa”. Che sagoma. Bonolis la butta in caciara per timore che la gente venga annoiata dal DIBATTITO. Chiambretti dice: “Secondo Umberto Eco la tv è utile perché dà cultura a chi non ce l’ha e la toglie a chi ce l’ha”. Mi scuso ma non ho tempo per un vero fact-checking: al volo ho trovato: “La tv ai poveri ha insegnato a parlare italiano, fa bene alle vecchiette che son sole in casa. E fa male ai ricchi perché gli impedisce di andare fuori a vedere altre cose più belle al cinema, gli restringe le idee”.

21.50 Intanto che i cinque megaboss della tv rivendicano il proprio modo di fare tv, Celentano tace.

21.52 Finalmente Celentano: “Un cambiamento ci vuole, a partire dal tono. È importante il tono che si usa in televisione” (è vero: per esempio, come dice Francesco Renga, il tono delle donne dà fastidio). “Bisogna essere più schietti e fare meno complimenti, è importante essere meno caramellosi” (ti prendo in parola, Adriano: ora scriverò schiettamente ciò che penso di Claudia Mori) (scherzavo: ci tengo alla casa). Bonolis: “Uno dovrebbe essere sincero, se fa il varietà dice che fa il varietà, se fa il dibattito dica che fa il dibattito”. A queste parole a Celentano dovrebbero fischiare le orecchie, se non contenessero un auricolare delle dimensioni di un opossum. Intanto il pubblico è entusiasta di qualsiasi cosa venga detta.

21.35 “Sono commosso nel vedervi tutti assieme qua”. Forse in effetti questa trasmissione tra vent’anni sarà nel Techetecheté dell’epoca. Ma il sospetto è che all’interno della boy-band di presentatori non corra buonissimo sangue – e mentre iniziano a partire frecciatine, entra una femmina ancheggiante e annoiata che va a sedersi altrove (e a fare facce annoiate). Il dibattito continua. Ora: se Celentano vuol mettere in discussione la tv che fanno i cinque conduttori, non lo sta facendo. Sembra più il summit dei boss ne Il Padrino, con Philip Tattaglia from Brooklyn, and Carlo Conti from Raiuno, Victor Strachi from Staten Island and, uh, Massimo Giletti from La7.

22.02 Celentano se la prende con un assente. Cioè Floris, che “è bravissimo ma interrompe sempre. E poi il pubblico applaude ogni tre minuti”. Il pubblico, che non applaudiva da un minuto, applaude.

22.04 “Sono contrario a regalare i soldi alla gente anche attraverso un gioco, un messaggio inadatto specie ai ragazzi”. Gerry Scotti: “Noi non regaliamo soldi. Noi regaliamo la felicità” (applauso) (Scotti si rivela il template di Salvini: cinico quanto bulimico).

22.07 Celentano va al bar. Che, lo dice l’insegna, si chiama BAR. L’acqua e il bar sono l’eterna scenografia dei suoi spettacoli, come la lotta tra il bere e il male. Si rivolge alla signorina e inizia a cantare La pubblica ottusità (1987). Ma sbaglia a leggere il testo, si interrompe e ammette che ha sbagliato. Commento unanime della nazione: “Può permetterselo”. Sia di sbagliare che di ammetterlo, e trasformare entrambe le cose in una propria personale apoteosi.

22.12 Cambio di scena. Celentano a tu per tu col pubblico che grida “A-dri-a-no-a-dri-a-no”. Fosse per lui andrebbe avanti altre due ore così, e in effetti sarebbe più significativo del dibattito. Invece ci spiega risentito che Adrian è nato dalla “impellente necessità di ricordarci che il tempo sta per scadere. Si potrebbe dire che è un urlo d’amore, un grido d’aiuto. Pare che le ferite del pianeta siano così profonde che non ci sia più tempo per sistemare le cose (…) La Terra è arrabbiata soprattutto con noi e con voi che dovreste già essere a letto a quest’ora (22.15) e invece siete qui a vedere lo spettacolo. Applauso (…perché?)

22.15 “Voi mi avete condannato per essere stato poco presente senza minimamente pensare ad Adrian e alle cose che voleva dirvi”. (Si siede triste) “Voi che mi stavate guardando eravate arrabbiati perché io in scena non parlavo e non cantavo. Ora siete ritornati sperando che io mi comporti diversamente. Ma non avete capito niente, allora”. (ancora applauso) (…perché???).

22.18 “Stavolta ve lo do io il motivo per cambiare canale. Me ne vado. Spegnete tutto”. Fulmini. Buio. Voci che dicono “No, non farlo”. Finto sgomento. I cinque presentatori reggono il sacco. Penombra ovunque. Il pubblico intona “A-dri-ano-a-dri-ano”. Se va avanti così per un’ora sarà veramente storia della tv.

22.20 Invece no. Riaccese le luci, parte Minnie the moocher. Celentano canta in modo invidiabile: ha OTTANTUN ANNI, raga. I cinque presentatori, da seduti, fanno i coristi. Alla fine del pezzo se ne vanno sia loro che la scosciatona, ancheggiando tutta piena di sottotesti. Finora il programma non è granché ma ripensando a Striscia la notizia che lo ha preceduto e alle trasmissioni di Bonolis e Scotti e Chiambretti, potrebbe anche essere il miglior programma mai apparso su Canale 5 negli ultimi cinque anni.

22.27 Appaiono dal nulla un giovane Ligabue, un giovane Moratti, un giovane Lippi – forse c’è anche Recoba da qualche parte. Sono immagini da Francamente me ne infischio (Raiuno, 1999). Celentano parla a un rigidissimo MiticoLiga dell’acqua che sta finendo. Poi gli dice “Tu hai fatto quel film, La freccia del sud”. Sicuramente, dopo 6-7 anni, Ligabue gliel’ha perdonata.

22.30 Nel 2019, Celentano e MiticoLiga cantano Questo vecchio pazzo mondo, ovvero Eve of destruction di Barry McGuire che nel 1966 fu adattata per il buon Gino Santercole, scomparso l’anno scorso, e poi ripresa da Celentano nel 1984. La traduzione è quel che è, ma il tutto è piacevole. E dice anche molte cose sulla capacità di Celentano di rendere attuale l’inattuale. Parlano dei rispettivi capelli. Celentano: “Io ho sempre avuto i capelli scuri perché me li tingo”. Ligabue glissa. Dopo aver rifatto la gag dell’acqua e brindato al pubblico (che esulta), arriva la prima pubblicità.

22.40 In un clima pinkfloidiano arriva Alessio Boni, con un look Tommaso Paradiso. Riassume le puntate precedenti del cartone Adrian, e rimanendo serio. Intanto su Twitter partono i meme dei cinque boys della tv. Quasi tutti danno per vincitore Bonolis, perché ha sentenziato “La verità è che noi raccontiamo il trash. E per poter raccontare il trash bisogna essere trash” (un’autoassoluzione così, nemmeno Hermann Göring) e soprattutto perché, accusato di fare sempre lo stesso programma, ha obiettato: “Ma come! Cambiamo culo ogni settimana”.

22.45 Finalmente il riassunto è finito, ora inizia il cartone, in orario rigorosamente ininfluente. È una faccenda distopica ambientata in Italia, a metà tra The running man (Stephen King/Schwarzenegger) e V for Vendetta, ma scritta da autori ai quali è stato rimosso chirurgicamente ogni imbarazzo. C’è una “tv pirata” che danneggia Il Potere. Il Potere viene chiamato, con una certa sottigliezza, “Il Potere”. (“Il Potere comincia ad avere paura”. “Il Potere non permetterà la ribellione”. “Il Potere ha il ritmo nel sangue”). Il capo del Potere sembra Tony Montana ma anche Elvis. I dialoghi dei politici sembrano scritti da Dibba in persona.

23.02 Finisce la prima parte e riappare la scosciatona, che risulta essere Ilenia Pastorelli (David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot). “Io lavoro qui, al bar, e sono una perzòna. Io non sono solo una donna, sono soprattutto una perzòna. Perché è bello vedere le perzòne senza sesso e senza età. Le persone hanno un sorriso non hanno un culo sodo o un culo moscio, o la terza di seno. Hanno dei zògni. Ed è questo che ci rende tutta una grande famiglia fatta di perzòne”. È un monologo contro l’omofobia lodevole ma recitato in modo adeguato a una prima serata generalista – però non dovete pensare a lei come a una tipica attrice italiana, no: lei è innanzitutto una perzòna.

23.10 Dopo la pubblicità, dal nulla riprende il cartone. È ambientato in un futuro che evidentemente ha dei rigurgiti di passato, altrimenti non si spiegherebbe l’esistenza di un quotidiano molto influente. Che si chiama “LE VERITA’ QUOTIDIANE” e coglie quello che avremmo dovuto sospettare da anni: Travaglio e Belpietro sono la stessa persona.

23.15 Qui ci vuole un giro di tweet.

23.22 Buh, purtroppo Adrian esce dai 10 top trend su twitter. E proprio nel momento della scena clou: mentre gli sgherri de Il Potere comunicano a Gilda/ClaudiaMori la loro intenzione di stuprarla, Adrian appare in versione supereroe con una mascherina da volpe comprata all’Upim nel 1981, e per qualche frame non è colorato – mentre la sua ombra è girata da tutt’altra parte, o forse è un omaggio a De Chirico. Volpeman sbaraglia cinque su sei cattivi in pochi minuti, poi si ferma per ballare un tango con Gilda, quindi si dedica al sesto, il più malvagio. E qui Twitter letteralmente esplode. È il momento Lorydelsanto: più è insensato, più la gente adora. La verità è che Celentano ha mandato a nanna il pubblico della tv dandogli i cinque babbioni nella prima parte, poi si è rivolto al pubblico dei social, che è in tripudio. Altro giro di tweet:

23.38 Adrian riappare davanti a Gilda senza maschera, ma per il resto è vestito come un’ora prima: lei non lo riconosce. Intanto, nelle discoteche, Volpeman è un idolo: la gente balla i suoi discorsi libertari con base house (lentissima) proprio come in questi giorni balla IO SONO GIORGIA! SONO CRISTIANA! Vedete, il futuro è là fuori.

23.46 Attenzione: TETTE! Un personaggio femminile minore si spoglia in favore di camera mentre il suo giovane amante è prudentemente coperto dal lenzuolo. Ora inizia a sembrare vero cinema.

23.47 Nuova incursione della tv pirata durante le trasmissioni de Il Potere. Stavolta un cane con la voce di Celentano svela al Popolo: “Il gelato che vi vendono è realizzato con un gene sottratto a un pesce artico”. Ecco, questi sono i momenti in cui non si capisce perché la gente spenda soldi in droghe quando l’arte può sconvolgervi i sensi a questo modo.

23.55 Di nuovo in teatro, per un’alternanza malandrina tra cartoon e show che tenta in sospeso lo spettatore, facendogli credere che Celentano sia pronto a irrompere in scena come un nuovo partito di sinistra. Invece no, ci sono i Legnanesi che commentano il cartone, in un omaggio alla Antenna 3 Lombardia degli anni d’oro 1978-1981. Con questo, il passato torna a commentare il futuro – è tutto visionario e bellissimo, e in definitiva,

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