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‘Lucifer’ è il guilty pleasure infernale perfetto per questa fine estate

Era solo un "altro" procedurale, ma con una premessa-bomba: il diavolo si prende una pausa sulla Terra e fa da consulente alla polizia. È diventato un’irresistibile saga familiare da soap, dove il suo protagonista e l'autoironia sono tutto

Tom Ellis nella quinta stagione di 'Lucifer'

Foto: Netflix

Nome: Lucifer. Cognome: Morningstar. Professione: Signore degli Inferi. Pardon, proprietario del night club Lux e consulente della polizia di Los Angeles. Se non sapete ancora di cosa stiamo parlando, cercate di recuperare ASAP. Perché Lucifer, di cui il 21 agosto su Netflix è uscita la prima parte della quinta stagione, è il guilty pleasure (ma nemmeno troppo guilty) perfetto per queste giornate di fine estate. E non a caso è stato il miglior debutto nel primo fine settimana per una serie della piattaforma, record fino a quel momento detenuto da Umbrella Academy. Un risultato ancora più sorprendente se si pensa che Fox aveva cancellato la serie nel 2018 dopo la terza stagione, e che Ted Sarandos era miracolosamente (pardon) arrivato in soccorso dell’angelo caduto per la quarta. Non solo: la quinta stagione è divisa in ben due parti da 8 episodi l’una contro i 10 della precedente. E ce ne sarà anche una sesta. Insomma, pare che Lucifer abbia convinto il pubblico ad avere fede in lui (pardon, again).

Quanto a me, lo confesso, ero una fedelissima fin dalla prima stagione, nonostante in origine lo show fosse fondamentalmente un altro procedurale senza infamia né lode, ma che aveva dalla sua una premessa-bomba: il diavolo con daddy issues che si prende una pausa dai suoi doveri infernali e, mentre è in vacanza sulla Terra, aiuta una detective a risolvere omicidi. E un protagonista fighissimo e gigionissimo, che già allora sembrava nato per il ruolo: l’attore scozzese Tom Ellis.



Poi la serie, che ufficialmente resta un spin-off delle avventure del personaggio ideato da Neil Gaiman in Sandman, è cresciuta, inserendo episodio dopo episodio nuovi elementi e personaggi della mitologia celeste, ma sempre divertendosi a farla a pezzi: ci sono demoni come Maze, il braccio destro di Lucifer all’Inferno e sulla Terra; tutti i fratelli angeli, alcuni più “angelici”, altri decisamente meno; la madre, che prenderà in prestito il corpo di un’avvocatessa; Caino sotto le mentite spoglie di tenente di polizia; Eva (senza Adamo) che è stata il “primo amore” di Lucifer dopo una scappatella nel Giardino dell’Eden. Praticamente col tempo lo show è diventato una saga familiare da soap dove Dio è il patriarca in absentia e i suoi figli – su tutti l’angelo precipitato che manco a dirlo è il più incazzato di tutti, ma anche quelli in pectore – si fanno la guerra. E, come ogni procedurale che si rispetti, c’è pure il romance on and off da manuale tra i due protagonisti: Lucifer (e chi, sennò) e la detective Chloe Decker (Lauren German).

Tom Ellis e Lauren German. Foto: Netflix

Chissenefrega se la parte poliziesca risulta un po’ prevedibile (il serial killer dei nuovi episodi è piuttosto facile da indovinare), perché dopo una quarta stagione già scatenata e super entertaining, la quinta mette le ali (pardon, è che qui il materiale abbonda). Lucifer spicca il volo quando si prende in giro, è l’autoironia il suo pezzo fortissimo. Ed Ellis ne è l’alfiere indiscusso, starring anche un paio di inquadrature vedo–non vedo–vedo quasi tutto (rendiamo grazie alla libertà creativa di Netflix). Nell’ultima puntata della quarta stagione, Lucifer era dovuto tornare all’Inferno per tenere a bada i demoni e proteggere così i suoi amici sulla Terra. E ora pare proprio che sia tornato. Peccato però che non si tratti di lui, ma del suo gemello Michael – yes, l’Arcangelo Michele – che vuole incasinare la vita al fratello. Un trovata che permette all’ottimo Ellis di piazzare una doppia interpretazione clamorosa a partire dal linguaggio: se Lucifer è fascinosissimo e ha un setoso accento british, Michael invece ha un problema a una spalla ed è americano (senza mai diventare scontato o monocorde), Chapeau, dear Tom.

E chapeau anche agli sceneggiatori, che conoscono ormai fin troppo bene i loro personaggi, li fanno crescere sempre più e, non senza un bella e dichiarata dose di fan service e cazzeggio, divertono e si divertono, vedi un episodio meta che più meta non si può (i nostri devono indagare su un omicidio avvenuto sul set della serie ¡Diablo!) e un grande classico: la puntata flashback in bianco e nero, un chicca noir che introduce il personaggio di Lilith. Fino al divino (in tutti i sensi) cliffhanger finale. Ok, siamo prontissimi per i nuovi episodi.

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