‘Lo straordinario mondo di Zoey’: come uccidere una serie deliziosa in 4 stupide mosse | Rolling Stone Italia
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‘Lo straordinario mondo di Zoey’: come uccidere una serie deliziosa in 4 stupide mosse

Disponibile in Italia su RaiPlay, questa musical-comedy era un piccolo gioiello. Ma la seconda stagione annaspa tra scelte narrative assurde e tesi politiche piazzate a caso. Tanto che la NBC ha deciso di cancellarla: per una volta, ha fatto bene

Jane Levy guida il cast di ‘Lo straordinario mondo di Zoey’

Foto: Sergei Bachlakov/NBC

Il canale NBC ha deciso di chiudere Lo straordinario mondo di Zoey. E voi starete pensando: non si fa così. Se devi scrivere un articolo sulla seconda stagione, che peraltro è appena arrivata su RaiPlay, non puoi certo partire dalla notizia della sua chiusura. Invece sì, iniziamo proprio dal Grande Rifiuto del network americano perché, una volta tanto, la cancellazione è doverosa. Anzi, ha quasi il sapore della giustizia divina: certe cose non possono essere lasciate impunite. Gli scempi seriali sono infatti accettabili (forse) dalla quinta stagione in poi, non certo alla seconda. Invece eccoci qui, a spiegarvi come quando e perché una serie figa come questa sia diventata precocemente brutta, nel giro di una sola annata. Stringiamoci dunque forte e ripercorriamo tutto quello che gli autori sono riusciti a sbagliare in sole quattro mosse.

La “sindrome Disney”

A noi la musica piace. E tanto. Però sappiamo benissimo cosa succede nei musical: se non sei Hugh Jackman in The Greatest Showman, alla terza cantatina consecutiva scatta inesorabile la Sindrome Disney riassumibile nella frase “Santo cielo, pure questo canta?”. Lo straordinario mondo di Zoey l’aveva capito e giocava proprio su tale paradosso musicale: nella prima stagione la protagonista Zoey mal sopportava gli stacchetti canori e avrebbe voluto prendere a badilate ballerini e cantanti. A loro volta gli stessi intermezzi erano concepiti come un divertente corpo estraneo, al limite dell’assurdo, all’interno di una trama salda e realistica, finendo per scompaginarla. Era insomma una sorta di ossimoro musicale originale e azzeccato. Ebbene, nella seconda stagione tutto questo non esiste più: per qualche imperscrutabile ragione, gli autori scelgono di sposare la via dura e pura del musical. Tutti i personaggi si prendono di colpo sul serio e cantano come se non ci fosse un domani. In alcune puntate il numero (reale) di canzoni è addirittura cinque o sei; il numero percepito ventimila. Per certi versi, peraltro, la situazione si ribalta: se prima era la musica a essere eccentrica e sopra le righe, ora lo è la storia, scalcagnata e sconclusionata. Un esempio su tutti – citiamo senza spoiler – la puntata psichedelica dove, da Zoey al suo Big Boss, tutti i personaggi fanno e dicono esattamente quello che non farebbero e direbbero mai.

Bye bye, leggerezza

E qui arriviamo al secondo errore fatale. Perché mai bisognerebbe barattare una comedy brillante e colorata con un drama che trasuda lutto e disperazione? Non è dato saperlo, ma è questo di fatto lo scarto editoriale approvato dagli sceneggiatori. Fin dalla prima puntata, il sequel si distingue per una pesantezza esistenziale senza precedenti: Zoey non esce di casa; Zoey non vuole fare scelte; Zoey piange; Zoey non dorme; Zoey ha gli incubi; Zoey abita ancora a casa di mammà… Zoey ci sta sulle scatole. Per la verità, anche la prima stagione aveva un lato, diciamo così, dark, perché affrontava il tema della malattia terminale del padre, ma lo faceva ponendo l’accento sulla speranza. Solo in un contesto solare si può accettare di percorrere un viaggio doloroso come quello verso la morte; se invece è tutto a essere funebre, non se ne esce più vivi. Nei nuovi episodi, infatti, pure la mamma Maggie è in crisi, e anche il fratello di Zoey e sua moglie Emily, e persino la sorella della cognata di Zoey se la passa male: signori miei, questo è un lazzaretto, altro che una serie tv. Come se non bastasse, l’interprete principale Jane Levy riesce a dare vita a un repertorio di fastidiose faccine da mettere subito mano al telecomando…

Una storia a tesi

John Clarence Stewart e Jane Levy. Foto: Justin Lubin/NBC

Massì, esageriamo. Presi dal furor creativo, gli autori hanno pensato di immolare i triangoli amorosi della serie tv sull’altare dell’impegno sociale. Nei nuovi episodi, Simon e Max non si contendono più il cuore di Zoey: lei ha fatto la sua scelta (non spoileriamo quale) e, dato che nel frattempo i due contendenti sono diventati amici, l’escluso ha incassato il colpo. “Se tu sei felice, io sono felice”, assicura. Tu non gli credi, ti aspetti che due puntate più avanti faccia il diavolo a quattro, invece due puntate più avanti si parla di #BlackLivesMatter e del riconoscimento facciale americano che non identifica correttamente i volti afro. Cosa c’entra con Zoey, Simon e Max? Nulla. E ancora: la mitica Joan (l’ex Mamma per amica Lauren Grahm) esce di scena, e con lei anche la sua storia d’amore con l’impiegato nerd Leif. In compenso si parla di bullismo e parità dei diritti femminili, grazie alla presenza di quattro nuovi informatici (tre donne e un uomo). Edificante, per carità, ma a noi piacevano gli amorazzi. Così si finisce per guardare Lo straordinario mondo di Zoey solo per le sue pazzesche coreografie: il deus ex machina Mandy Moore è geniale, gli attori sono bravissimi a danzare e non a caso la serie aveva vinto l’Emmy per la Outstanding Choreography for Scripted Programming. Se però rimane solo questo, è un po’ come quando compri un libro e guardi solo le figure.

Giù le mani da Mo

Tra tutti gli errori commessi, questa rappresenta l’onta più grave. Potevate infatti toglierci tutto, ma non Mo: il mitico, grande Mo. Purtroppo del personaggio che abbiamo amato nella prima stagione resta davvero ben poco. Il simpaticissimo e saggio vicino di casa di Zoey viene ora ridotto a una macchietta arcobaleno, che gira per casa sempre urlando e fa cose senza senso come liberare dei capannoni dagli spiriti maligni. Really? Poi, certo, Mo resta sempre il più simpatico di tutti, ma a questo punto ci vuole poco. Dunque sì: NBC, ha fatto bene a chiudere bottega. Questo non è il mondo di Zoey che abbiamo amato.