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Le donne dominano la tv. E la stanno cambiando in meglio

Le serie più belle e coraggiose uscite quest'anno sono scritte da donne e incentrate su protagoniste femminili

Foto: FX, Netflix, Amazon

Pamela Adlon, Natasha Lyonne e Phoebe Waller-Bridge

La storia dell’anno in tv finora è stata raccontata nell’inquadratura conclusiva di Broad City. Mentre Ilana scendeva nella metropolitana e usciva dalle nostre vite, la telecamera seguiva una nuova coppia di amiche, poi un’altra e un’altra, ognuna di diverse etnie e identità di genere, tutte con una dinamica simile a quella di Ilana e Abbi. Il messaggio è chiaro: ci sono così tante storie di donne da raccontare, e ne avete viste solo due.

Con la fine di Broad City, Crazy Ex-Girlfriend, Jane the Virgin e Unbreakable Kimmy Schmidt, per non parlare dei modi in cui Game of Thrones ha tradito Daenerys, Sansa e Arya nella sua stagione d’addio, il 2019 avrebbe potuto segnare una battuta d’arresto per le donne in tv. Ma la maggior parte di questi show si è conclusa bene. E non hanno lasciato terra bruciata: quasi tutte le migliori serie tv di quest’anno sono incentrati su protagoniste femminili e sono creati da donne.

A partire da Russian Doll di Netflix, in cui Natasha Lyonne (che l’ha scritta insieme a Amy Poehler e Leslye Headland) interpreta Nadia, una programmatrice che continua a morire e ad essere riportata in vita nella sera del suo 36esimo compleanno. Lyonne è una forza comica della natura in tutto quello che dice e fa. In un episodio, Nadia sopravvive abbastanza a lungo andare a lavoro, ma i suoi colleghi maschi la sgridano per un errore. Lei sottolinea che è stato uno di loro a commetterlo, risolve il bug velocemente mentre tutti la fissano perplessi, quindi scappa per indagare sul suo dilemma esistenziale. La scena ricorda una battuta su Fred Astaire e Ginger Rogers: lei ha fatto tutto quello che ha fatto lui, ma camminando all’indietro e con i tacchi.

In Pen15, le creatrici 31enni Maya Erskine e Anna Konkle interpretano loro stesse all’età di 13 anni, con intorno un cast di veri e propri liceali. Quello che inizia come un’idea di sketch-comedy va molto più in profondità nelle dinamiche disordinate di due migliori amiche che vivono l’adolescenza a velocità diverse. È anche volgare e istintivo come di solito lo sono le storie sui ragazzi. L’auto gratificazione femminile non è mai sembrata tanto esilarante come nell’episodio in cui Maya impara a masturbarsi.

Il 2019 ha visto anche uno straordinario esordio femminile dopo l’altro: vedi Tuca & Bertie di Netflix, commedia animata sull’amicizia emotivamente ricca e adorabilmente stupida; Gentleman Jack di HBO, con Suranne Jones nel ruolo di un proprietario terriero inglese del XIX secolo che cerca di trovare moglie; Shrill di Hulu, con Aidy Bryant nei panni di una scrittrice che lotta perché la gente guardi oltre il suo corpo.

Ma non finisce qui. Molti dei migliori show dell’anno sono nuove stagioni di serie con protagoniste femminili, che hanno alzato la posta in gioco e il livello. Vida di Starz, su due sorelle messicano-americane che si riuniscono per salvare il bar lesbo della madre, è tornato con più sicurezza rispetto ai primi episodi, quando non sembrava comprendere appieno come raccontare le storie dei suoi personaggi. Il terzo capitolo della serie FX autobiografica di Pamela Adlon, Better Things – senza il co-creatore caduto in disgrazia Louis C.K. – ha ampliato l’attenzione al di là delle solite dinamiche madre-figlia pur mantenendo il delicato comando del tono e del sentimento. E la tardiva seconda stagione della serie Amazon di Phoebe Waller-Bridge, Fleabag, in cui il personaggio del titolo si è innamorato di affascinante prete (Andrew Scott), è una meraviglia, con un’intuizione straordinariamente acuta sulla fede e l’amore.

Ad un certo punto, Fleabag incontra una donna d’affari (Kristin Scott Thomas) che spiega come l’esperienza femminile sia guidata dalla sofferenza: “Le donne nascono con il dolore dentro”, dice. “È il nostro destino fisico. I crampi del ciclo, il seno dolorante, il parto. Lo portiamo dentro di noi, per tutta la vita. Gli uomini no, devono cercarlo”. Questa è solo una delle prospettive femminili sul mondo che – nonostante gli adii di Abbi e Ilana, Kimmy Schmidt e le altre – lasciamo la tv in buone mani.

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