‘La caserma’ è la copia sputata del ‘Collegio’ (ma ancora più ignorante) | Rolling Stone Italia
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‘La caserma’ è la copia sputata del ‘Collegio’ (ma ancora più ignorante)

Il nuovo reality Rai va sul sicuro. Nulla di nuovo, se non lo sfizio di vedere adolescenti-capre ‘cazziati’ dagli adulti che vorremmo tutti essere

Il cast del reality ‘La caserma’

Foto: Ufficio Stampa Rai

Sì, La caserma è praticamente la copia sputata del Collegio. E quindi? Quindi niente, perché nel magico mondo dei format funziona proprio così: mutando l’ordine delle location (o dei concorrenti), il risultato non cambia. Fateci caso: esiste forse una reale differenza tra i cuochi che spadellano su Food Network e i mille chef degli altri canali tv? Certo, c’è chi usa gli scarti, chi è vegano o cucina in boschi incantati, ma alla fine sempre di quello si tratta: guardiamo gente che dispensa ricette e consigli culinari. Anche qui è più o meno la stessa cosa: Il collegio ha inaugurato un genere che consiste nel vedere gente cazzuta rimettere in riga adolescenti indisciplinati. Però no, non siamo davanti al ritorno della tv pedagogica (aggiungiamo: per fortuna) e ora ve lo spieghiamo per bene, elencandovi le ragioni per cui La caserma sta già appassionando tutti.

Cazzia tu che cazzio anch’io

Diciamo la verità: il vero guilty pleasure non è assistere all’evoluzione formativa e culturale dei ragazzi. Certo, auguriamo loro ogni bene e speriamo che, dopo Il collegio, La caserma o Ti spedisco in convento (sì, arriverà pure questo, su discovery+), possano davvero scoprirsi delle persone migliori. Però quello, se accadrà, avverrà “dopo”. Quello che invece ci tiene agganciati “ora” al divano è un’altra cosa: poter vedere degli adulti cazziare in libertà degli adolescenti sbruffoncelli, sgridandoli come noi avremmo sempre desiderato (ma non facciamo). Nell’epoca del politicamente corretto, credeteci, non è un aspetto di poco conto. Per certi versi è un po’ quello che accade a MasterChef, dove i concorrenti se ne sentono dire di tutti i colori appena sbagliano piatto. Loro, però, fanno di tutto per non urtare la sensibilità dei giudici-cerberi; alla Caserma invece se ne fregano. Questi giovani militari improvvisati sembrano quasi che se la vadano a cercare: sfidano i militari, pensano di saperne più di loro. Ergo, c’è più gusto a cazziarli anche perché le ramanzine non hanno nulla da invidiare al celebre “questo piatto sa di piscio” di mastercheffiana memoria. Citiamo alcuni battibecchi della Caserma in ordine sparso: «Fate l’ultima telefonata, poi consegnate i telefonini»; «E se non risponde?», «Problemi tuoi». Oppure: «Ho il percing alla lingua»; «O lo ingoi o lo consegni: non può rimanere sulla tua lingua».

La cultura, questa sconosciuta

Gli studenti del Collegio erano ignoranti, quelli della Caserma lo sono persino di più. Se infatti i primi erano in qualche modo giustificati (in fondo erano lì per recuperare i brutti voti a scuola), l’ignoranza dei secondi è del tutto gratuita. Il che, di nuovo, piace un sacco al sadico spettatore seduto sul divano che se la sghignazza di gusto quando alla domanda «Età del menarca?», la fanciulla di turno risponde: «Chi è Menarca?». E questo è solo uno dei tanti scivoloni commessi nella prima puntata. La caserma riesce insomma a cavalcare l’effetto Pupa e il secchione, senza portarsi dietro tutto l’aspetto morboso e osé: è una sorta di inconsapevole Corrida under-25 che non è minimamente imparentata alla tv pedagogica. O forse un pochino sì, visto che stamattina ci siamo tutti alzati canticchiando (senza mai sbagliare) l’Inno di Mameli. Esatto, «quello delle partite di calcio», come ha domandato uno dei ragazzi della Caserma

Non è la Tata 2.0, ma Obi-Wan Kenobi

Finalmente l’adulto fa la sua porca figura. Quanti teen drama ci siamo infatti sorbiti dove genitori, insegnanti e consulenti di ogni ordine e grado non erano pervenuti oppure erano peggio dei ragazzi protagonisti? Troppi. Qui, invece, l’adulto sa il fatto suo, non si accontenta del ruolo di Tata 2.0 ma si propone come guida: maestro nel Collegio, big boss nella Caserma. In entrambi i casi è l’Obi-Wan Kenobi dei ragazzi (anche se irrimediabilmente pelato…). Nella Caserma il suo nome è Renato Daretti: i suoi addestramenti sono a metà strada tra Hunger Games e Giochi senza frontiere e includono camminare nel vuoto sospesi sopra una corda. Eppure i 21 ragazzi della Caserma lo seguono, perché ne hanno rispetto e fiducia. Daretti è noi. O meglio, quello che ogni genitore vorrebbe essere (e sì, baratterebbe persino i propri capelli per avere il medesimo carisma).

Maschi contro femmine

I militari lo spiegano subito: alla Caserma maschi o femmine è uguale. «Stesso addestramento, stessi compiti, stessa disciplina». Come no. Da casa nessuno mangia la foglia, perché è chiaro che le ragazze stanno un passo avanti. Le nostre non si sciolgono in un brodo di ormoni alla sola vista dell’altro sesso («Voi vedete qualche bellone? Io no»); e, mentre i ragazzi fanno il catalogo delle “fighe”, loro pensano all’addestramento. Sono vanitose, certo. C’è chi si presenta sui tacchi (santo cielo) e chi si lamenta per le mutande “anti-sesso” fornite dalla produzione, ma nessuna di loro viene beccata a dire cose come «poi ci scambiamo le ragazze» o «vai lì in camera delle ragazze, dài loro il contentino e poi torni». E con questo, La caserma si porta anche a casa una bella dose di girl power.

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