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‘Killing Eve’, la seconda stagione è in buone mani

Eravamo preoccupati per l'abbandono della showrunner Phoebe Waller-Bridge, che aveva reso unico questo spy thriller al femminile. Ma, a giudicare dal primo episodio, la sua sostituta sembra avere capito tutto

Sandra Oh nei panni di Eve Polastri

Foto: Aimee Spinks/BBCAmerica

Killing Eve era un prodotto che rischiava di somigliare a mille altri: una profiler dà la caccia a una killer psicopatica, ma la cosa diventa personale e va ben oltre l’ossessione. Se la serie è diventata uno dei migliori spy thriller della tv (e anche qualcosa di mai visto prima) è merito di Phoebe Waller-Bridge, che ha compreso a fondo le dinamiche tra i personaggi, muovendo con grazia i fili di una stuzzicante caccia al gatto e al topo, contorta al punto giusto e intrisa di un un inglesissimo umorismo dark.

Capite che quando la showrunner della prima stagione ha mollato la baracca, perché doveva dedicarsi ai nuovi episodi della sua creatura Fleabag (un’altra meraviglia), lo sconforto era inevitabile. E invece pare proprio che Eve e Villanelle siano in buone mani, almeno a giudicare dalla prima puntata della seconda stagione.

Forse ricorderete Emerald Fennell, nei panni di attrice in Call the Midwife. Di sicuro la vedrete nella prossima stagione di The Crown, dove interpreta una giovane Camilla Parker-Bowles. Ma chissenefrega di questo, a noi importa solo che la nuova showrunner mantenga lo spirito di Killing Eve intatto. E ok, magari nella prima puntata, con un’eredità già perfettamente predisposta da Waller-Bridge, è stato più facile, ma diamo fiducia ad Emerald perché, per ora, se la merita.

La prima stagione si chiudeva con Eve (Sandra Oh), l’agente segreto, che pugnala la folle Villanelle (Jodie Comer) nel suo appartamento di Parigi. In pratica Eve è entrata tanto a fondo nella mente di Villanelle da essere diventata a sua volta un’assassina. Un cliffhanger da paura, perfetta summa dell’anti convenzionalità della serie.

La premiere parte da lì, esattamente 30 secondi dopo. (Spoiler) No, Villanelle non è morta, ma Eve non lo sa. Scappa, cammina stordita per le strade della Ville Lumière interrompendo anche una proposta di matrimonio (ma non vi diciamo come, humor molto british). Poi si libera del coltello e torna a Londra. Nel frattempo la killer deve rimettersi in sesto. Fennell conosce bene i punti di forza di entrambe le protagoniste: Villanelle è un personaggio fighissimo, scritto alla perfezione e interpretato in modo più cool che mai da Jodie Comer, ma è anche un pazza assassina fuori controllo, che agisce d’istinto senza mai pensare alle conseguenze.

Jodie Comer è Villanelle. Foto: Aimee Spinks/BBCAmerica

E la nuova stagione dimostra quanto è disposta a spingere oltre il comportamento di Villanelle quando lei viene ricoverata in ospedale per curare la ferita: basti dire che spezza il collo al suo compagno di stanza, un ragazzino disperato perché è rimasto orfano e sfigurato dopo un’incidente d’auto. È un atto di gentilezza nella sua follia? O sta semplicemente eliminando un testimone? Chissenefrega, il punto è che è in puro stile Villanelle. E questo ci rincuora.

Eve intanto ha assunto molti tratti della sua nemesi, come quando fa la prepotente con un ragazzino per delle caramelle e viene scambiata per una tossica da una ragazza che incontra al bar. Dipendente non da droghe o alcol, ma da Villanelle. Tornata a Londra, non è più la stessa e mente al suo capo e al compagno sull’accaduto. Altro che Grey’ Anatomy, per Sandra Oh il ruolo delle vita è quello di Eve. E questa seconda stagione sembra davvero andare nella direzione giusta.

Sì, possiamo tirare un gigantesco sospiro di sollievo.

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