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Il doc sugli elefanti narrato da Meghan è una grande metafora della Royal Family

C'è la matriarca (Betty) e quella che si prepara a diventarlo (Kate), i maschi che hanno ruoli secondari, l'elefantessa impantanata a corte (Meghan), la grande migrazione e persino un cucciolo dispettoso che sembra George

Foto: Samir Hussein/WireImage e Disney+

La famiglia degli elefanti è troppo bello per essere vero, ma non nel senso che immaginate. Al netto di immagini spettacolari, il documentario di Disney+ è fin troppo a misura di bambino, con tanto di nomignoli affibbiati ai protagonisti muniti di proboscide e battutine varie, diligentemente pronunciate da Meghan, duchessa di Sussex (così nei credit). La casa di Topolino aveva annunciato in grande spolvero la sua collaborazione con l’ex royal, al punto che tutti avevano pensato a Markle che presta la voce a una nuova principessa Disney proprio quando lei, ormai, principessa non lo è più. E invece.

Meghan non scende dal letto se un progetto non è “sociale” e utile alla nuova figura di influencer-attivista che sta costruendo insieme a Harry (e forse, suo malgrado). Ha quindi deciso di vestire i panni di novella Morgan Freeman (sì, ma dei poracci, come direbbe “Baby George ti disprezza”) per legare la sua immagine all’associazione Elephants Without Borders, che in Botswana si dedica alla protezione dell’habitat degli elefanti e delle loro migrazioni.

E qui torniamo al punto di partenza. La famiglia degli elefanti è troppo bello per essere vero: narrato da Meghan, questo documentario, che segue il viaggio di un gruppo di animali tra le insidie del deserto del Kalahari, è una puntualissima e clamorosa metafora della royal family. L’inizio è scoppiettante: “Per gli elefanti la famiglia è tutto: c’è sempre qualcuno che sta dalla tua parte”, più o meno l’atmosfera che si respira a Buckingham Palace, come no. Subito dopo parte la guida all’ABC per comprendere la situazione (quella animale e quella british): a capo della tribù c’è l’elefantessa più anziana, preparata e saggia, praticamente la queen degli elefanti: “Una forza da non sottovalutare e un potente modello per l’intero branco” (vedi il messaggio alla nazione della regina, unico capo di Stato capace di pronunciare parole sensate e adeguate). Betty, se ci sei, batti un colpo mentre Meghan se lo segna, che chiaramente non l’aveva ancora capito.

Organizzazione matriarcale della specie vuol dire che i maschi contano poco o nulla, un saluto a Carlo, ma pure a William e Harry, che ormai sono storia vecchia. L’altra star del doc infatti è un elefantino di un anno, praticamente la versione animale del piccolo George, con le faccette buffe e annoiate e i dispetti a chiunque incroci sul suo cammino, che siano Obama o le antilopi. La madre si prepara a guidare la famiglia quando arriverà il suo turno: signore e signori, Kate Middleton! La futura regina consorte (Camilla, non volercene) non sbaglia un colpo e ha mandato ancora una volta in tilt i siti di shopping con l’outfit giallo ocra indossato durante la videochiamata con i figli di medici e operatori sanitari britannici. Una matriarca in erba.

Nel documentario ci sono elefantesse che restano impantanate nel fango (o a corte), nel deserto ci sono i teschi dei parenti morti e dimenticati della duchessa in America, che ogni tanto provano a farsi sentire con interviste esclusive e pruriginose sull’ex miss Markle. E poi, ovviamente, c’è la grande traversata: non oltreoceano, ma oltre il Kalahari. La famiglia di elefanti migra dal florido delta dell’Okavango, che ormai si sta prosciugando come ogni anno, alle sponde dello Zambesi, dove potrà sostentarsi fino alla prossima piena, per poi tornare a casa. Per amore di Harry, Betty ha signorilmente abbozzato alle smanie di ribalta dell’attrice, che ora non ha più ostacoli nobili sul cammino del suo ritorno a Hollywood, ma probabilmente the queen si è solo seduta sulla riva del fiume e aspetta di veder passare il cadavere del suo nemico.

Sulla via del ritorno a casa nasce un nuovo elefantino (Archie) che va difeso da tutti e da tutto, in particolare dai leoni, alias la stampa britannica che bullizza Meghan (cit. Harry). Ora rimane da capire se la duchessa sia consapevole di aver dato voce a una parodia animale delle peripezie di reali ed ex reali britannici oppure no, tra una risatina e l’altra. Come se la cava l’ormai ex principessa? C’è gente che sui social è impazzita: “che attrice vera”, “che voce rilassante”, “ho i brividi”. La verità è che i brividi ve li daranno le immagini. E che Meghan ci prova troppo: ha una vocetta anonima, con risultati tra il fastidioso e l’esaltato. Più che un’attrice, una speaker: non vorremmo essere nei panni di Archie quando mamma gli legge una favola. Forse era meglio continuare a fare la working royal.

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