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‘Hunters’: Al Pacino bastardo (con gloria) a caccia di nazisti

Se guardando la nuova serie Amazon Prime qualcosa nella vostra testa urla Tarantino, va tutto bene

Logan Lerman e Al Pacino

Prima battuta di Al Pacino nella sua prima serie tv (escludendo Angels in America): “In un mondo di diarrea e costipazione, va bene essere uno stronzo normale”. Se qualcosa nella vostra testa urla Tarantino, va tutto bene. D’altra parte Hunters (da venerdì 21 febbraio su Amazon Prime Video) non è influenzato da Quentin: Hunters, semplicemente, non esisterebbe senza Bastardi senza gloria. Nell’idea, nel tono über pulp, persino nella grammatica. Solo che qui ormai siamo fuori tempo massimo per far saltare in aria il Terzo Reich: la Storia non si può più cambiare à la Brad Pitt e soci, può solo essere vendicata. E la miglior vendetta non è “vivere bene”, come insegna il Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo. “La miglior vendetta è la vendetta”. Ovviamente questa è un’altra battuta del vecchio Al.

Sulla scacchiera di questo revenge fantasy all’ultimissimo sangue (prodotto dal Jordan Peele di Scappa – Get Out e Noi– Us) Pacino è “il re”, ovvero Meyer Offerman, un ricco sopravvissuto ai campi di concentramento, impegnato a dare scacco matto ai nazisti infiltrati ai vertici dell’establishment statunitense negli anni ’70, o mascherati da persone comuni. Come? Stanando questi personaggi, che nel frattempo sono diventati scienziati della NASA e sottosegretari di Stato, e sottoponendoli a punizioni karmiche, pene simil-dantesche secondo la legge del contrappasso: “Occhio per occhio. Non è omicidio, è sopravvivenza”. Per fare un paio di esempi: se hai contribuito a uccidere migliaia di prigionieri delle “docce” di Auschwitz, morirai gassato nella tua di doccia. Se organizzavi gare di canto nel campo, sparando a chi si bloccava o non ricordava le parole, ascolterai Long Tall Sally di Little Richard a un volume così alto da farti sanguinare le orecchie. Non prima di aver assistito alla solenne lettura, proprio come in un processo, delle accuse e delle brutalità commesse.

Le mezze misure in Hunters non esistono: si va dagli estremi audaci, grotteschi e violenti sì, ma pure catartici della caccia ai nazisti nel presente, in una New York Seventies dall’immaginario che più B-movie non si può, dove l’estetica è anche quella dei fumetti, agli strazianti flashback nei campi di concentramento, in cui il creatore David Weil usa dettagli di colore alla Schindler’s List per rendere l’orrore, ma anche la resistenza. C’è la presentazione dei cacciatori di nazisti, una stravagante ma efficacissima banda di misfits (tra i quali spicca Josh Radnor, il Ted di How I Met Your Mother), come fossero dei super eroi, ma c’è anche il quartetto d’archi che non smette di suonare Hava Nagila, mentre le SS sparano alla testa dei suoi componenti, uno a uno. O la scena della scacchiera umana messa in piedi da un gerarca, che ha fatto gridare in molti alla “sensazionalizzaione dell’Olocausto”. È praticamente impossibile trovare l’equilibrio perfetto tra il pulp, il genere superhero e il genocidio se non sei Tarantino, e se scegli in qualche modo di mostrare anche il dramma di Auschwitz. Hunters ci prova, e spesso ci riesce. Anche usando la cultura pop: la battaglia tra i cacciatori e i nazisti che cospirano per fondare un Quarto Reich negli USA è praticamente l’eterno scontro tra il bene e il male, tra i Jedi e i Sith. E se Al Pacino è Obi-Wan Kenobi, in Hunters Luke Skywalker si chiama Jonah Heidelbaum ed è interpretato da Logan Lerman (quello di Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo), che va a vedere Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza con gli amici nella Brooklyn violenta in cui è cresciuto.

È lui il vero protagonista della serie: un giovane orfano che ha perso l’unica famiglia che gli è rimasta, la nonna Ruth, in questa guerra sotterranea di cui non conosceva l’esistenza. Lerman si confronta bene con Pacino, e il grande Al si assicura di non fare mai “troppo”. Ma senza la sua ironia effortless e la sua gravitas, la serie non sarebbe quello che è.

Hunters riesce a parlare di suprematismo bianco con la stessa potenza e attualità di Watchmen? Dovremo aspettare di vedere tutti gli episodi per dirlo. Di sicuro inquadra bene i rischi che la storia si ripeta fin dalla sequenza di apertura, un barbecue al sangue con il padrone di casa nazi sotto copertura che sussurra all’ospite ebrea, colpevole di averlo riconosciuto: “Non siete sopravvissuti ai campi, siete semplicemente marinati”.

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