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Ho visto ‘Bonding’ con due esperte di BDSM

La nuova serie di Netflix parte bene, per poi perdersi fra gli stereotipi, allontanandosi da quello che dovrebbe essere il suo argomento centrale, qui analizzato da chi, nel bondage e nel sadomaso, ci lavora quotidianamente tra corde, pissing, sissy e una buona dose di curiosità

Bonding è la nuova serie di Netflix che esplora il mondo del BDSM, per i meno esperti, acronimo per Bondage & Disciplina, Dominazione & Sottomissione, Sadismo & Masochismo, un mondo di pratiche relazionali, psicologiche e/o erotiche che indagano fantasie basate su dolore, umiliazione, giochi di disequilibrio di potere.

Per aiutarci a districarci in questa giungla di inglesismi, ho guardato la prima stagione di Bonding con Marta, in arte Tenshiko, co-proprietaria di Rope Tales, una scuola di shibari e kinbaku, il bondage giapponese, e blogger di Plug the fun , sito web e pagina Instagram che parla di sex toys e BDSM, ed Elenoir, modella e frequentatrice di questo mondo. Con l’aiuto di Marta e Elenoir iniziamo facendo ordine sul dizionario BDSM (anche se per un approfondimento vi rimando al glossario di Ayzad, XXX – Il dizionario del sesso insolito) necessario per capire al meglio alcuni passaggi della serie che vengono dati per scontati.

Prodomme: la mistress (o il master), la dominatrice professionista
Dungeon: l’ambiente di lavoro della predomme, spesso un seminterrato attrezzato con gabbie, gogne, Croce di sant’Andrea e oggettistica quale fruste, palette, sex toys
Slave: il sottomesso al prodomme, il suo ruolo può essere anche solo quello di soddisfare i bisogni domestici e casalinghi della padrona, come fosse una maid, una domestica (riordinare e pulire casa o farle lo shampoo e pettinarle i capelli)
Pissing: pratica in cui lo slave si fa urinare addosso dalla Prodomme
Pet Play: termine ampio che raccoglie le sottocategorie che comprendono i giochi il cui focus è diventare un animale (spoiler: la Disney gioca un ruolo fondamentale)
Vanilla: gli estranei al mondo BDSM

Bonding parla di Tiss, una ragazza che lavora come dominatrice per pagarsi gli studi e che decide di reclutare il suo miglior amico Peter come assistente. Seppur forte di una partenza semplice ma divertente, la serie perde presto di vista il mondo mistress (costruito, a quanto mi dicono le ragazze, con una certa verosimiglianza) per diventare la classica post-teen comedy americana tutta buoni sentimenti in cui a far da protagonista è l’omosessualità del personaggio di Peter. Proprio la figura di Peter come assistente è quella meno realistica per le mie ospiti. Nonostante una campagna di comunicazione incentrata sul BDSM, Bonding ne parla davvero poco. Anzi, rispetto al trailer, ne tratta pochissimo. La sfera vagamente erotica viene rilegata ad un escamotage per rendere piccante una comedy per i più giovani, cercando di accaparrarsi un pubblico più ampio e curioso. Per questo motivo, verso la fine della quinta puntata, i vostri sono completamente distratti e immersi in chiacchiere sul tema.

Le ragazze mi spiegano come ci si può avvicinare a questa comunità. Principalmente si fa affidamento a FetLife, il social network per la comunità BDSM, Fetish & Kinky, dal quale si possono trovare eventi a cui partecipare. Ci sono gli aperitivi dove non è necessario dress code e dove si può fare una conoscenza iniziale di altri curiosi o membri della community o i veri e proprio party BDSM, in cui, in un clima attento e sicuro, si entra davvero in questo mondo. Mi raccontano di pratiche particolari come il travestirsi e comportarsi da bambole di pezza, da neonati che devono essere accuditi o da sissy, ovvero uomini sottomessi che assumono comportamenti, ruoli e abiti (crossdressing) femminili. Parliamo della legislazione italiana che, di fatto, inserisce le prodomme nella prostituzione quando comprende pratiche con contatto sessuale ed erotico.

Quando Bonding si arena su di un finale di stagione americanissimo, stiamo chiacchierando sui pregiudizi che circondano il mondo BDSM e la sua comunità. Marta ci tiene a evidenziare come le pratiche BDSM sia focalizzate sulla sfera psicologica e fisica piuttosto che quella strettamente orientata al sesso e all’orgasmo. Proprio come accade nel bondage dove lo stimolo è dato dal gioco di ruolo, dal potere, dalla fatica, dal dolore. Il paragone che ci viene in mente è quello con gli sport estremi, quel genere di adrenalina che invade il corpo quando è soggetto a qualcosa di totalmente estraneo alle proprie abitudine. Un misto di eccitazione dettata dalla paura. E naturalmente, questo bisogno non è frutto di qualche trauma, ma della voglia di uscire dalla normalità e sperimentare qualcosa di differente. O semplicemente vivere diversamente da come ci viene imposto. Come mi dice Elenoir, legare il BDSM ai traumi subito è uno stereotipo che c’è da sempre e che il trittico delle Cinquanta sfumature ha fortificato nell’immaginario collettivo. Chi si approccia alle pratiche BDSM non è malato, ma curioso. E sicuramente ha una sessualità più libera e aperta di chiunque si prenda la briga di passare il tempo a giudicare quella altrui.

Tornando a Bonding, vedetevela se proprio avete divorato ogni serie e volete qualcosa di leggero: arriviamo alla sufficienza per un pelo. Tornando al BDSM, provate a farvi qualche ricerca senza pregiudizi, che sia mai che la svolta alla vostra vita sessuale sia proprio lì dove avete sempre evitato di guardare. Non abbiate paura del diverso.

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