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‘Game of Thrones’: strage di innocenti e strazio di personaggi

Nella corsa al gran finale, gli sceneggiatori bruciano tutto troppo in fretta. 'The Bells' è un episodio visivamente notevole ma fa a pezzi alcuni tra i protagonisti più riusciti della serie

Cersei (Lena Headey) e Jamie Lannister (Nikolaj Coster-Waldau) nel penultimo episodio dell'ottava stagione

***Yes, ci sono degli spoiler, un bel po’ di spoiler***

Ogni settimana mi siedo davanti alla tv, fiduciosa che la nuova puntata di Game of Thrones non mi deluderà: “Non butteranno dalla finestra tutto il lavoro fatto”, mi dico, “Anche le scelte più assurde alla fine troveranno un senso nella storia”. E puntualmente dopo la visione mi ritrovo completamente spaesata, se non – come in questo caso – incazzata nera. The Bells è un episodio incredibile dal punto di vista visivo, perché Sapochnik è un maestro quando si tratta di dirigere il caos in widescreen. Qui addirittura non si adagia nemmeno sul tòpos della battaglia, che è uno dei suoi punti forti, e mette in scena uno vero e proprio sacco medievale con tanto di donne violentate (ma i Dothraki non erano praticamente morti tutti?!) e bambini uccisi. Ma cosa diciamo alle sceneggiature scritte bene e agli archi sensati dei personaggi? Not Today

Archiviato il ghiaccio di un paio di puntate fa (che tra un po’ nemmeno ce ne siamo accorti), restava solo il fuoco. E ve l’avevamo detto dove si sarebbe andati a parare: Daenerys in modalità Mad Queen che rade al suolo tutta King’s Landing. Il problema non è quello che è successo, ma COME è successo.

In pratica il pulsante della follia di Dany è stato attivato direttamente da un Jon Snow sempre più immobile in un scena scritta pure male: lei tenta l’approccio, lui non se la sente. E quindi la Madre del Drago (perché ormai ne è rimasto solo uno), o Queen of Ashes che dir si voglia, brucia un’intera città, al grido di “Se non mi amano, che mi temano”. Certo che Jon uno sforzo potevi pure farlo a ‘sto giro, dai.

Scherzi a parte, andiamo oltre. Ma nello scorso episodio Rhaegal non era stato abbattuto con nonchalance da Euron grazie a uno solo scorpione? E invece qui le letali balestre giganti, cariche e prontissime all’uso, non servono a nulla. Daenerys e Drogon riducono in cenere la flotta delle Isole di Ferro, ma Euron si salva e – attenzione perché qui è proprio delirio – viene portato dalla corrente dove? Sotto la Fortezza Rossa, pronto a sfidare Jaime Lannister a chi ce l’ha più lungo. “Puoi uccidere un altro re, perché mi sono scopato la regina”, esordisce il Jack Sparrow dei poveri. Jaime sarà pure storpio – lo provoca il rivale – ma sorry Euron, ce l’ha sempre più lungo di te. La domanda è: c’era davvero bisogno di questa stupidissima e inutile scena al testosterone? E soprattutto: che senso ha dare rilevanza a un personaggio, quello di Greyjoy, e poi farlo morire così, da pirla?

Ma arriviamo allo scontro che tutti aspettavamo, quello tra le due queen: Cersei e Daenerys. E soprattutto alla conclusione (o quasi) dell’arco di questi personaggi. Che Dany bruci i problemi per risolverli non è una novità: lo fa anche con Lord Varys che, dopo essersi teletrasportato attraverso i continenti per tutta la stagione, viene giustiziato da Drogon per tradimento. RIP a uno dei più grandi player del gioco dei troni e a uno dei migliori attori della serie. Dany è pur sempre la figlia del Re Folle, quindi ok, capiamo il punto di arrivo, ma non tolleriamo come a quel punto ci siamo (o meglio non ci siamo) arrivati: Benioff e Weiss non hanno accompagnato davvero la Madre dei Draghi al suo finale, le hanno detto semplicemente: “Ciao, vai”. Non avrebbe avuto più senso che Dany ignorasse la campane e volasse con Drogon verso la Fortezza Rossa per arrostire Cersei e solo Cersei? Oppure che, dopo la resa della città, Miss Lannister avesse in serbo un colpo di coda e che, soltanto allora, Daenerys avrebbe dato (letteralmente) in escandescenza? Sarebbero servite altre sei puntate per arrivarci nel modo giusto: “It’s better to fade away than to burn out”, ribaltando le parole di Neil Young. E invece no, la Distruttrice di Catene fa una strage di innocenti praticamente gratis, perché Benioff e Weiss dovevano accelerare gli eventi.

E non fatemi nemmeno iniziare a parlare di Cersei. Dopo aver fatto mentito, complottato, fatto uccidere persone per 7 stagioni, gli showrunner cercano di umanizzarla per evidenziare il contrasto con Evil Dany. Cioè, Cersei piange guardando King’s Landing che brucia, quando ovviamente di King’s Landing non le è mai potuto fregare di meno. Un mezzo sorrisetto dei suoi sarebbe stato più appropriato. Ma il peggio deve ancora arrivare: Cersei muore. E va bene, pure questo ci sta. Uccisa da Arya? Bruciata dal drago? Ammazzata da Jaime? No, Cersei muore insieme a Jamie (al quale nell’abbraccio ricresce la mano mozzata, altra gaffe tipo bicchiere di Starbucks) nei sotterranei, schiacciata dalle rovine della Fortezza Rossa. Ancora non ci posso credere, la cattiva più strepitosa degli ultimi anni in tv è morta sotto a dei mattoni. MATTONI. Un saluto a tutte le profezie.

Nel frattempo il Mastino e la Montagna si affrontano nel Cleganebowl su una scalinata rimasta in piedi mentre la Fortezza cade a pezzi. Chiaramente Benioff e Weiss si erano immaginati una morte cinematografica per Sandor, ma forse qui Sapochnik si è fatto un po’ prendere la mano. La fine del Mastino nel fuoco comunque chiude bene il cerchio.

E Jaime? Il suo è un esempio da manuale di come rovinare il perfetto arco di redenzione di uno dei personaggi più belli di Game of Thrones, quello che all’inizio aveva buttato un innocente giù da una torre per salvare la sua relazione incestuosa con la sorella e alla fine combatte e rischia la vita per salvare il mondo dagli Estranei, affezionandosi pure a una donna che mette lealtà e onore sopra tutto, lontana anni luce dalla perfida Cersei. Fino all’ultimo ho pensato, sperato, pregato che Jaime uccidesse la sorella. Credo che per ora questa sia la decisione più imperdonabile di Benioff e Weiss. Lo strepitoso Nikolaj Coster-Waldau avrebbe dovuto prenderli a pugni entrambi alla lettura del copione.

Ci resta solo Arya, che rinuncia alla sua vendetta grazie al saggio consiglio del Mastino e cerca di fuggire dalla carneficina in alcune delle sequenze più sbalorditive della serie. Vedere la super eroina che ha appena ucciso il Night King spiazzata, scioccata e vulnerabile davanti a quella strage di innocenti (un po’ come noi davanti allo strazio che gli showrunner stanno facendo dei personaggi) rende palpabile l’orrore che Daenerys ha scatenato su King’s Landing. E ci fa tirare un sospiro almeno sul suo arco. Per ora.

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