Franca Leosini è una criminale | Rolling Stone Italia
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Franca Leosini è una criminale

Ovvero: una che ogni volta sovverte alla sua maniera il racconto della cronaca nera in tv. E che sempre vince. Lo dimostra l’ultimo cult ‘Che fine ha fatto Baby Jane?’, appena andato in onda. Esegesi del fenomeno. PS: Franca, we love you

Foto: Rai

Franca Leosini è una vera criminale (televisiva). Lo diciamo sul serio: l’avete vista a Chi ha incastrato Baby Jane? Certo, ovvio che sì: al giovedì sera eravamo tutti lì, leosiners e comuni mortali, a venerarla sintonizzati su Rai 3. Ebbene, nel giro di due sole puntate, la nostra è riuscita a macchiarsi di una serie di colpe: una ridda di alti tradimenti della liturgia televisiva e peccati capitali della conduzione che l’hanno resa la donna più ricercata (in tutti i sensi) della cronaca nera. Ecco i suoi “crimini”, meravigliosi e unici. PS: Franca, we love you.

Il tribunale televisivo, questo sconosciuto

 

 
 
 
 
 
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In tv è tutto molto semplice. C’è un morto? Si cerca il colpevole. Lo si trova? Si vaglia la giusta punizione. Fine. Sono queste l’alfa e l’omega del racconto televisivo, che nasce e muore in quel dito puntato contro la persona di turno. Cambiano solo i nomi ma non la dinamica di scandalo, rabbia e conseguente vendetta. Questo fino a quando non arriva Franca Leosini. La nostra esce infatti dal tribunale della nera per entrare nelle case degli italiani, sedersi sul loro divano e dire: “Dài, parliamone meglio con calma: ragioniamoci”. Proprio così: “Ragioniamoci”. Un verbo praticamente caduto in disuso nell’era social. Di fatto in questi anni Leosini è riuscita a spostare il fuoco del dibattito sociale: con Storie maledette ha smarcato la cronaca nera dal mero concetto di colpa, per portarci a interessarci delle ragioni che hanno spinto un uomo qualunque a compiere degli atti inconsulti. I suoi “protagonisti dolorosi”, come ama chiamarli, non sono infatti dei criminali di professione, ma gente qualsiasi che, per i più svariati motivi, passa al lato oscuro. E lei, come una Obi-Wan Kenobi qualsiasi, si addentra nella loro tenebra per organizzare una bella analisi di gruppo. Al loro posto, infatti, potremmo esserci noi: capire le loro ragioni, la loro umanità, vuol dire comprendere meglio se stessi. Con Franca Leosini non ci sono mai i buoni da una parte (ovvero sul divano) e i cattivi dall’altra (in studio): la tv smette di essere uno spartiacque manicheo e tutti ci ritroviamo immersi nello stesso gioco, quasi alla Squid Game. Dopodiché, con Che fine ha fatto Baby Jane?, Leosini ha tentato un altro colpaccio, ossia mettere sul tavolo il tema del perdono e del riscatto esistenziale. Può un criminale cambiare vita una volta che ha scontato la propria colpa? E soprattutto: noi siamo disposti a dargli questa possibilità? Una domanda, quest’ultima, forse persino più impegnativa della prima e la riprova sta nella seconda puntata di CFHFBJ, andata in onda l’11 novembre. Qui la protagonista era Katharina Miroslawa: una donna che ha scontato, ingiustamente, 13 anni di carcere nonostante sia stata riconosciuta innocente. Ora vive all’estero dove si è rifatta una vita. Eppure, nonostante la sua innocenza e la pena comunque scontata, dal nostro divano noi la guardavamo con sospetto. Sempre e comunque. Se non ci credete andatevi a leggere un commento a caso su Twitter. Leosini stravolge dunque la liturgia della cronaca nera: lei non si scandalizza, non si straccia le vesti dicendo “Stai dicendo una cosa orribile!”, non invita il parente del parente del parente per gettare fango. No. Lei ci guarda e ci chiede: “Tu, seduto lì a casa tua, potresti perdonare?”. E noi la odiamo per questo. E la amiamo anche. Anzi, soprattutto la amiamo.

Incasinare con stile

Semplicità. È sempre stata questa la regola base della cronaca: usare un linguaggio piano e basico per permettere allo spettatore di capire ogni passaggio. Che poi vuol dire anche: sappiamo che chi ci guarda è un po’ ignorantotto, per cui diamo una mano a ‘sto povero cristiano. Ecco, non lei. Franca chiede tanto al suo pubblico, non solo sul piano morale ed empatico come spiegato sopra, ma anche cognitivo. Perché diciamolo: il suo eloquio incasina parecchio il racconto. Certo, il suo linguaggio è diventato un cult e frasi come “laddove la città ha le stigmate della provincia” o “numero abborracciato” sono una mamma dal cielo per gli amanti di meme e cinguettii. Però sul piano comunicativo non è che agevolino granché la comprensione: quando l’ascolti, devi fermarti un attimo a pensare. È necessario che almeno una decina di sinapsi si attivino per attribuire il giusto peso specifico alle parole sentite. Il che rende Leosini anche una criminale del web. In un mondo social dove sole, cuore, amore è la rima più alta che si possa leggere su Instagram, Leosini ci ricorda che ogni termine vanta una sua gradazione, sfumatura e infine peso specifico. Ci mostra che si può giocare con le parole, ma anche quanto questo gioco sia pericoloso: oltre a non essere capiti, le sfumature lessicali possono diventare strali, frecce appuntite e crepe in un muro di omertà. Basta guardarla per vedere cosa si può arrivare a fare con l’eloquio. Sebbene infatti Leosini cerchi l’umanità del suo interlocutore, lo interpella senza mai fare sconti. Se una cosa non le quadra lo fa presente. A modo suo, ovviamente. E che modo…

Narcisismo q.b.

 

 
 
 
 
 
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È un po’ come nelle ricette: “aggiungere q.b.”. Ed è di fatto il segreto di Leosini. Invece di incentrare il proprio successo sulla reiterazione della propria immagine, Franca ci mette “quanto basta” di narcisismo. Un po’ di vanità infatti c’è, e la si ritrova nel vezzo delle giacche, chiaramente scelte per fare parlare di sé (non può avere gusti così dubbi, ci rifiutiamo di crederlo!), o in qualche quintalata di trucco scelto per nascondere le rughe. Il suo autocompiacimento però finisce qui. Così, per esempio, la nostra non si preoccupa di stare a lungo in tv: quando capisce che il proprio lavoro è finito, prende e se ne va, e tanti cari saluti ai suoi leosiners. Anziché stare in video per mesi e mesi, difendendo la visibilità acquisita, preferisce fare poche puntate ma ben costruite. Risultato: ormai Franca Leosini è quasi un’apparizione mariana in tv. Fa due puntate e poi sprofonda di nuovo nell’oblio della vita privata: non si concede nemmeno qualche ospitata qua e là, giusto per ricordare al mondo che lei esiste. Svapora e basta… Il suo narcisismo q.b. ci regala però anche un’altra, memorabile, perla: il predellino per i piedi, che spicca sotto il suo tavolo durante le interviste. Ammettiamolo: è un accessorio che fa vecchio subito. Eppure lei non se ne cura: ho la mia età, sembra dirci, fatevene una ragione. Alzi la mano chi ricorda il nome di almeno un altro vip tv che non ha paura di ostentare la propria età…

Il teatrino con Aldo Grasso

Il fenomeno Leosini non potrebbe però esistere senza Aldo Grasso che si straccia ogni volta le vesti. Appena lei torna sullo schermo, il critico del Corriere della Sera la infilza dalle colonne della sua rubrica uscendosene con un (sintetizziamo): “Sì, è brava, però…”. Prende così corpo un duello di eloquio a distanza: giornalista contro giornalista, Spettacoli contro Cronaca Nera, talento contro talento. È come assistere alla sfida tra due titani del nostro tempo: una goduria. Ah, stavolta siamo finiti anche noi in mezzo al gentil tenzone: “Ho letto su un numero di Rolling Stone che io disprezzerei Franca Leosini”, scrive Grasso. “Ci andrei piano con le parole […], esprimere delle riserve critiche non significa disprezzare”. Caro Aldo, ok, ma… quale numero?!