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Fatevi un favore, state svegli a guardare il Dopofestival

'The Dark Side of Sanremo' ha un ritmo da volar via, un bel mix di cazzeggio, musica di qualità, temi impegnati e quel qualcosa che ti tiene incollato pure se sono le 2 del mattino

Virginia Raffaele, Anna Foglietta e Rocco Papaleo in un momento del Dopofestival

Alberto Scarpinato / IPA

Il lato oscuro di ogni cosa è da sempre più interessante della cosa stessa. E questo vale una volta di più per Sanremo. Il Dopofestival, aka The Dark Side of Sanremo, toglie la polvere allo show in prima serata che, nonostante tutti gli apprezzabili sforzi, continua a puzzare di vecchiotto e ingessato. Sì, stiamo scrivendo quello che si pensa sempre ma non si sottolinea mai abbastanza, perché magari nessuno ha il ritmo sonno-veglia tanto sballato da stare davanti alla tv fino alle 2 passate come noi.

Il Dopofestival di Rocco Papaleo trova la formula giusta, supera in curva il festival e , come da tradizione, lo prende pure un po’ per il culo, come una piccola peste fa con i genitori rompipalle. Persino Virginia Raffaele si presenta al Palazzo del Casinò con un outfit che spacca molto più di quelli sul palco dell’Ariston. E anche lei dimostra di essere, almeno dentro, più una da Dopo che da Festival, una di noi insomma.

Se tra le mission del salotto post kermesse c’è quella di scoprire lati più nascosti e notturni dei cantanti in gara, chapeau. Pensate a Mahmood che si lancia in una versione esotica di Via con me di Paolo Conte: groove e timbro pazzeschi, roba che, caro Mahmood, ora ti tocca inciderla per forza. O ad Achille Lauro, che canta Il tempo di morire con Papaleo come corista d’eccezione e abbraccia i membri della Superband (ci torneremo tra poco) uno per uno. Cioè, un Achille Lauro così tenero non si era mai visto. Inutile dire che, quando arriva Anna Tatangelo, è subito Ragazza di periferia a cappella.

Pensate anche a Ghemon, che si emoziona duettando con Anna Foglietta sulle note di Anna verrà e poi racconta come una fangirl il suo incontro con Pippo Baudo, oppure a Daniele Silvestri che cazzeggia con Papaleo, ricordando uno spettacolo fatto insieme negli anni ’90, dal titolo così impossibile che nemmeno se ne capacitano: Rosso fiammante bloccato neve dubbi vetro tesi infinito, o qualcosa del genere.



Questo Dopofestival ci svela gli artisti oltre la facciata, che dai, è quello che vogliamo vedere tutti. Perché dell’apparenza costruita sul palco ne abbiamo più che abbastanza.

The Dark Side of Sanremo poi ha quello che al Festival manca: un ritmo da volare via. Merito anche della Superband, ovvero una resident band con i controcazzi, gente che ti mette su un’arrangiamento in quattro e quattr’otto dormendo tre ore per notte. I nostri eroi sono il batterista dei Bluvertigo Sergio Carnevale, il chitarrista di Ligabue Fede Poggipollini, Roberto Dell’Era degli Afterhours al basso, Beatrice Antolini della band di Vasco alle tastiere e Enrico Gabrielli dei Calibro 35 ai fiati.

Il Dopofestival è quel posto dove Rocco Papaleo e Anna Foglietta si mandano a cagare, tanto si vede che si vogliono bene. Lui in versione entertainer sempre meravigliosamente a disagio e lei scatenata sull’altalena, tra domande scomode e i cartelli con cui comunica i suoi pensieri. Ah, per chi non lo avesse ancora capito: gli errori di grammatica sono voluti, si chiama autoironia. Popolo dei social, è vero che è tardi, però provate a farcela. E abbassate un po’ il microfono a Melissa Greta Marchetto – che ha il difficile compito di mettere un po’ ordine in questo bellissimo caos – così nessuno si farà male.

Certo, il blocco pubblicitario ogni 10 minuti a quell’ora è accanimento terapeutico. Ma noi teniamo duro. Perché il Dopofestival è quel regno magico in cui, dopo Shade, si lancia in un freestyle pure il critico musicale Mario Luzzatto Fegiz, dove Bisio suona l’armonica, dove Herbert Ballerina si finge giornalista tra i giornalisti veri e dove, così dal nulla, spunta Paolo Genovese, a fare il perfetto sconosciuto tra il pubblico. È quel luogo fantastico dove Papaleo lancia a Virginia Raffaele un grido delicatissimo e sincero: “Scopiamo?!”. Sì, il Dopofestival è anche una specie di turbine d’amore e di ormoni. Ed è anche quel posto dove si può parlare di porti aperti con Pau dei Negrita e del ponte Morandi con gli Ex-Otago. Temi impegnati, musica di qualità e quel qualcosa che ti tiene incollato pure se sono le 2 del mattino: fatevi un favore, mettete su un caffè e state svegli a guardare il Dopofestival.

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