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Fate largo a Rose Byrne

Ha all’attivo un curriculum da spavento, ha vinto premi cinéphile ma è diventata una delle più amate commedianti d’America, sa fare praticamente tutto. Ma da noi è ancora sconosciuta o quasi. Ora arriva ‘Physical’, la nuova serie di Apple TV+, a riconfermare che non si può più rinunciare a lei

Rose Byrne in ‘Physical’

Foto: Apple TV+

Ogni tanto mi chiedo se qualcuno si sia preso la briga di domandare a Gloria Steinem quale sia stata la sua preferita, tra Rose Byrne, Alicia Vikander e Julianne Moore. Qualcosa tipo: «Ehi Gloria, secondo te chi è la te migliore?». L’attivista, scrittrice e giornalista statunitense considerata portavoce e leader del femminismo degli anni Sessanta e Settanta ha vissuto un lungo momento di gloria – no pun intended – nel 2020, grazie a film come The Glorias (fiacchissimo, a volte ai limiti del ridicolo: Vikander era Steinem da giovane, Moore da adulta) e a miniserie come Mrs. America (vita, morte e miracoli dell’Equal Rights Amendment: Steinem qui era Rose Byrne). Io di mio non ho molti dubbi, e mi schiero con IndieWire: Rose Byrne, nell’interpretare Gloria Steinem, era «the epitome of cool», e ha fatto inghiottire parecchia polvere alle colleghe.

 

Rose Byrne la metto sullo stesso piano di un’altra bravissima, Kathryn Hahn, di cui non a caso avevo già scritto: «Tutti abbiamo un’attrice, o un attore, di cui regolarmente non ricordiamo il nome ma la faccia, la cui presenza significa che il film o la serie tv che c’accingiamo a vedere non farà schifo». Perdonate l’autocit – e mi perdonino anche le due signore perché ho dimenticato spesso e volentieri i loro nomi – ma conto di recuperare d’ora in avanti. In un 2020 e in un 2021 che ci hanno regalato pochi, pochissimi picchi a livello televisivo e cinematografico, un risvolto positivo c’è: oltre ai soliti volti, qualcuno ha pensato bene di andare a investire su facce non tanto nuove quanto ingiustamente trascurate o ingiustamente di nicchia, trattandole finalmente da fuoriclasse come meritano.

Mary Rose Byrne, australiana, classe 1979, ha all’attivo un curriculum da spavento: una Coppa Volpi alla 57esima edizione della Mostra di Venezia nel 2000 (per La dea del ’67, se l’avete visto allora meritate il mio lavoro più di quanto lo meriti io); un paio di MTV Awards (per Le amiche della sposa e Cattivi vicini); due candidature agli Emmy Awards (miglior attrice in una serie drammatica per Damages); altre due ai Golden Globe (sempre per Damages). In mezzo, Marie Antoinette, due X-Men, Come un tuono, This Is Where I Leave You, due Peter Rabbit, due Insidious, Gli stagisti, un sacco di teatro, un compagno che ci piace parecchio (Bobby Cannavale), due figli.

Commedie, cinema d’autore, thriller, horror, serie drammatiche, biopic femministi: a Rose Byrne sembra riuscire bene tutto – incluso risultare una strafiga con gli occhiali portati da Gloria Steinem: Alicia, Julianne, pronto? –, pure una regina dell’aerobica. Sono disponibili su Apple TV + i primi tre episodi di Physical, serie comedy dal retrogusto dark creata da Annie Weisman con uno spumeggiante Craig Gillespie dietro la macchina da presa. Ebbene sì, Byrne entra ufficialmente nella galleria di adorabili stronze del regista connazionale – dopo Tonya Harding/Margot Robbie in Tonya e Cruella de Vil/Emma Stone in Crudelia – trasformandosi in Sheila Rubin, la classica e stereotipata casalinga californiana prodotto degli anni Ottanta.

Sheila vorrebbe avere tutto: una casa perfetta, un marito perfetto, un corpo perfetto. Sfortunatamente, ogni elemento che compone il suo mondo perfetto cade a pezzi, o per lo meno cade a pezzi per i suoi standard: il viscido marito Danny (Rory Scovel) ha appena perso il lavoro di professore e cova aspirazioni politiche; il denaro necessario per finanziare la candidatura non però c’è, perché Sheila se l’è letteralmente mangiato di nascosto, lasciando la famiglia al verde. Quando lo stress, la scontentezza e la rabbia diventano insostenibili, Sheila corre a comprare tre cheeseburger, tre confezioni di patatine fritte, tre milkshake al cioccolato, affitta una stanza in uno squallido motel e si mangia qualsiasi cosa, salvo vomitarla di lì a poco e promettere a sé stessa che quella è l’ultima volta.

Nonostante le premesse, non siamo di fronte a un racconto unidirezionale sulla bulimia: i temi principali sono piuttosto l’instabilità mentale e la profonda solitudine di cui Sheila è vittima, conseguenze di una società che è pura apparenza, inconsistenza, individualismo. «Scrofa schifosa», «cicciona senza speranza», «orrenda fottuta palla di lardo»: Sheila mette il pubblico costantemente al corrente del suo disprezzo nei propri confronti e di qualsiasi persona che incontra; lei stessa è un’opportunista insoddisfatta che odia chiunque e che troverà la sua autonomia, il suo potere e la sua realizzazione (che poi, metaforicamente, è anche la realizzazione del sogno americano) nell’aerobica.

Rose Byrne (la seconda da sinistra) con ‘Le amiche della sposa’ (2011)

Physical esiste nello stesso universo di On Becoming a God in Central Florida (con Kirsten Dunst, su TIMvision): entrambi sono ambientati in epoche simili e si concentrano su una casalinga in difficoltà che, grazie alla ginnastica, riesce ad affrontare e gestire i mille problemi derivanti dall’aver sposato un idiota. Sheila Rubin è la padrona del suo stesso inferno domestico, e Rose Byrne è semplicemente sublime nel rappresentare una donna affascinante, tormentata, sgradevole e divertentissima: col suo ampio sorriso plasticoso stampato sul viso, la (ex) casalinga disperata di San Diego è una tale forza da lasciare poco o nulla lungo la sua scia. Il che, forse, è pure il limite della serie: una quantità eccessiva di trame e sottotrame racchiuse in dieci episodi, e la sensazione che l’intero impianto di Physical sia soprattutto una splendida vetrina per la bravura di Byrne.

Basta questo per essere contenti? Be’, in tempi di vacche magre – no pun intended, aridaje – probabilmente sì: provate a dare a qualcun’altra quel body, quella fascetta e quegli scaldamuscoli, e ricordatevi che l’esperimento con gli occhialoni di Gloria Steinem era andato molto peggio di così così.

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