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Emmy 2020, tutto giustissimo (fin troppo)

La ‘Friends’-reunion a casa di Jennifer Aniston, le battute (fiacche) di Jimmy Kimmel, le t-shirt Black Lives Matter, l’euforia (pardon) di Zendaya. Il meglio (e il peggio) degli Oscar della tv versione Covid-proof

Regina King in 'Watchmen' di Damon Lindelof

Foto: Mark Hill/HBO

Tutto giusto che più giusto non si può da ogni punto di vista (pure troppo?), nonostante il coronavirus. Date agli americani una sfida produttiva e vi tireranno fuori una cerimonia praticamente senza intoppi, pure con le inevitabili difficoltà, lungaggini e noie (parecchie) derivate dalle necessità sanitarie. Su cento collegamenti, non ne ha fatto cilecca manco mezzo, per dire. Li hanno soprannominati PandEmmy, e li ricorderemo per un Jimmy Kimmel solo (e un po’ sconsolato) a fare gli onori di casa dallo Staples Center, per le premiazioni via Zoom (con un paio di chicche, vedi più avanti), per due vittorie storiche (Schitt’s Creek, prima comedy a trionfare in tutte le categorie, comprese le quattro di recitazione, e Zendaya) e per un In memoriam molto commovente tra le immagini di Naya Rivera e quelle di Chadwick Boseman. Gli Oscar della tv 2020 però sono stati anche i più politici da molti anni a questa parte, e un’edizione-record per riconoscimenti ad attori afroamericani nella recitazione (un saluto agli Oscar che ci provano da anni). Che è cosa buona e giustissima, intendiamoci. Soprattutto se hai sul piatto un titolo come Watchmen (la trovate su Sky on demand) nell’era Black Lives Matter e se mancano poche settimane allo scontro elettorale tra Donald Trump e Joe Biden. Ecco il meglio e il peggio di questi Emmy Covid-proof.

Jimmy Kimmel (e i suoi autori) Voto: 4

Lo so, era un compito ingrato, ma dopo un tentativo iniziale Jimmy Kimmel (alla sua terza conduzione) è stato decisamente piattino e in mood cinico-malinconico, che nel pieno di una pandemia non è proprio quello che serve. Certo, provateci voi a essere irriverenti senza il polso del pubblico in sala, ma dai Jimmy, potevi fare meglio di così. E pure i tuoi autori, che immaginiamo su una barca in mezzo al mare in modalità sceneggiatori di Boris. Il monologo con cui esordisce non è male: «Non esiste un virus senza un host», ma poi niente. Cito: «Non lamentatevi se andiamo lunghi, che altro volete fare? Il gioco dell’oca con i bambini?!». Oppure: «Quest’anno le attrici anziché per le acconciature e gli abiti saranno giudicate per l’arredamento dei loro salotti». E infine: «Ci vediamo al tristissimo after party su Zoom, ecco il codice per entrare». Vabbè.

Le t-shirt Black Lives Matter e la politica Voto: 8

Salutato per necessità il look da red carpet, le t-shirt politiche sono il nuovo glam. Complice la cerimonia “ognuno nel salotto di casa propria”, la star hanno privilegiato il messaggio. Sulla maglietta di Regina King (miglior attrice in una miniserie per Watchmen) c’è scritto “Say Her Name”, su quella di Udo Azuba (best supporting per Mrs. America, su TimVision dall’8 ottobre) si legge “Breonna Taylor”, Sterling K. Brown annuncia il best drama con la scritta BLM (Black Lives Matter) in bella vista e Damon Lindelof, il creatore di Watchmen, ringrazia mostrando le parole “Remembering Tulsa ’21”: «La storia è un mistero», ha detto ricordando il massacro attorno a cui ruota la serie. «È suddivisa in un milione di pezzi e molti sono mancanti. Sappiamo dove sono, ma non li cerchiamo perché sappiamo che trovarli farà male (…) Dedichiamo questo premio alle vittime e ai sopravvissuti al massacro di Tulsa del 1921, gli incendi che distrussero Black Wall Street bruciano ancora oggi. L’unico modo per eliminarli è combatterli tutti insieme». Molti dei premiati poi hanno sottolineato la necessità di andare a votare: «Solo così potremo avremo amore e accettazione là fuori», ha spiegato il co-creatore di Schitt’s Creek Daniel Levy. Regina King ha esortato le persone a informarsi e «votare per essere dei buoni esseri umani». Ma l’Emmy per il discorso più appassionato spetta a Mark Ruffalo (miglior attore in una miniserie per Un volto, due destini – I Know This Much Is True, dal 22 settembre su Sky Atlantic): «Abbiamo un momento importantissimo davanti a noi: continueremo a essere un Paese di odio e divisione? O lotteremo con amore e forza affinché tutti possano realizzare il sogno americano e trovare la libertà ? Votate per amore, compassione e gentilezza». Bravissimo eh, ma l’attenzione di tutti probabilmente era concentrata sull’emozionatissima (e tenerissima) moglie accanto a lui sul divano.

La retorica sulla diversity Voto: 5

Un po’ di retorica generale ci sta, pare che in questo momento ce ne sia proprio bisogno. Ci stanno agricoltori, insegnanti e dottori, ovvero il Paese reale, ad annunciare alcune nomination. E ci sta l’intervento di Anthony Anderson, il suo “canto” Black Lives Matter, le battute sul fatto che senza pubblico non ci siano bianchi ad applaudire gli attori di colore che questa volta trionfano. Tutto bene. Anche perché a ’sto giro agli Emmy vincono i fatti. E allora i pippotti sulla diversity e su come i primi provini abbiano spinto America Ferrera & Co. a cercare di cambiare le cose non sono superati?

A casa di Jen Voto: 10

Basta una scenetta che rimandi anche solo vagamente a una reunion di Friends, ed è subito fibrillazione diffusa. Aniston è stata la prima a raggiungere Kimmel in studio come presenter, poi è corsa a casa, si è infilata in una vestaglia rosa mentre al suo fianco compariva Courteney Cox. Che alla domanda di Kimmel «Che ci fai lì?», ha risposto: «Siamo coinquiline dal 1994». Ed è standing ovation immediata. Poi è arrivata pure Lisa Kudrow. E anche Jason Bateman (che non c’entra nulla con Friends, ma è amico di Jen). Salvo poi uscire tutti dall’inquadratura perché «è pronta la cena».

Il Capodanno anticipato di Reese Witherspoon e Kerry Washington Voto: 2

Oltre ad essere le star di Little Fires Everywhere (su Amazon Prime Video), aka una delle serie più sopravvalutate della stagione (e pure nominata), Reese Witherspoon e Kerry Washington sono state anche protagoniste di una delle gag meno riuscite: la fake festa di Capodanno con tanto di occhiali a forma di 2021 e di countdown, «perché vogliamo che quest’anno finisca». Grazie eh, pure noi.

L’euforia di Zendaya and family Voto: 9

Sì, Zendaya è la più giovane della storia ad aver vinto l’Emmy come miglior attrice in una serie drammatica. E la concorrenza era davvero experienced e di serie A, vedi Jennifer Aniston per The Morning Show (che applaudiva fortissimo: cuori) o Olivia Colman per The Crown. Ma la protagonista di Euphoria ha battuto pure il record messo a segno lo scorso anno da Jodie Comer, che si portò a casa il premio a 26 anni per Killing Eve. «È più giovane di Baby Yoda e ha già vinto un Emmy», ha commentato Kimmel (no comment). Da segnare negli annali invece l’euforia (pardon) di Zendaya and family all’annuncio: lei stava per cadere dalla sedia e chiaramente non si era preparata un discorso, che ha improvvisato e dedicato alla sua generazione: «C’è speranza nei giovani. E voglio dire a tutti i miei coetanei là fuori nelle strade che li vedo, li ammiro e li ringrazio». Intanto dietro mancava solo il trenino, altro che il Capodanno di Reese e Kerry.

Cos’hanno fatto i vip in quarantena Voto: 3

C’è chi vive nel capanno in giardino per evitare la famiglia, chi fa il vino nel bagno di casa, chi si cimenta nel giardinaggio per rilassarsi, ma rilassa di più un sorso di vodka. Chissenefrega, soprattutto se la speranza è che non ci sia un altro lockdown: la videocarrellata di contributi di attori (più o meno famosi: meno che più, ovviamente) potevamo anche evitarcela. E per fortuna che nel filmato c’è almeno Bryan Cranston che fa ginnastica con la palla insieme agli Emmy vinti per Breaking Bad.

Il discorso del creatore di Succession Voto: 9

Lo show sulla famiglia di stronzi ricchi viziati più amata della tv (se non l’avete vista, recuperatela subito su Sky) ha vinto per miglior serie drammatica, attore protagonista (Jeremy Strong), regia, sceneggiatura, guest (Cheryl Jones). E il creatore Jesse Armstrong ha “non ringraziato”. In che senso? Questo: «Non ringrazio il virus che ci ha tenuti separati quest’anno. Non ringrazio Trump che ha fatto solo casini. Non ringrazio Boris Johnson, stesso copione nel mio Paese. Non ringrazio tutti i governi nazionalisti nel mondo che sono esattamente l’opposto di ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. E non ringrazio i media che disinformano e fanno tanto per mantenerli al potere». E poi chiedetevi perché Succession è Succession.