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Emmy 2020: le nostre previsioni

Domenica andrà in onda una Notte degli Oscar tv riveduta e corretta causa pandemia. Ecco chi potrebbe (e dovrebbe) vincere secondo noi. A partire da una certezza: ‘Watchmen’ e Regina King

Regina King in 'Watchmen'

Foto: HBO

Migliore serie drammatica

Better Call Saul
The Crown
The Handmaid’s Tale
Killing Eve
The Mandalorian
Ozark
Stranger Things
Succession

Matthew Macfadyen e Sarah Snook nella seconda stagione di ‘Succession’. Foto: HBO/Sky

Nel primo anno senza Game of Thrones da dieci anni, i giochi ripartono da zero. O quasi. Il titolo che potrebbe (e dovrebbe) vincere pare uno solo: Succession. Che non è una novità, ma alla seconda stagione – che è pure meglio della prima, si può dire? – sarà con tutta probabilità risarcito della mancata vittoria dello scorso anno: la statuetta era andata (comprensibilmente) al pur discusso finale della saga di George R.R. Martin. A questo giro non ce n’è per nessun altro, o almeno sembra: i Roy, la famiglia al centro di Succession, sono gli stronzi più adorabili del piccolo schermo, la recitazione di tutti è da spellarsi le mani, produzione e regia (guidate da Adam McKay) magistrali. The Mandalorian è troppo “di genere” per essere premiato, e gli altri contenders più forti sono o troppo local (Ozark) o troppo europei (The Crown: ma la stagione numero 3 non è bella come le precedenti) per un premio così nazional-popolare e internazionale insieme. Vorremmo solo un rap di Kendall Roy/Jeremy Strong al posto del classico discorso di ringraziamento: i fan come noi sanno di cosa stiamo parlando.

Migliore serie comedy

Curb Your Enthusiasm
Dead to Me
The Good Place
Insecure
Il metodo Kominsky
The Marvelous Mrs. Maisel
Schitt’s Creek
What We Do in the Shadows

‘What We Do in the Shadows’. Foto: FX

The Good Place meriterebbe di salutare il pubblico con il botto, ma forse la sua ultima stagione, almeno fino ai magnifici episodi finali, non era del tutto all’altezza delle altre. E se non dev’essere il Paradiso/Inferno più esilarante della tv, allora che siano i vampiri coinquilini centenari nella New York contemporanea. What We Do in the Shadows, la serie mockumentary tratta dal film cult di Taika Waititi, è senza dubbio lo show più dannatamente divertente visto quest’anno, serve solo un pizzico di coraggio dall’Academy. In America si continua a parlare parecchio di Schitt’s Creek, comedy canadese approdata negli Usa per la prima volta su un canale via cavo sconosciuto (e poi su Netflix) e mai stata nominata fino alle ultime due stagioni. Certo, pare più facile (ma sarebbe comunque cosa buona e giusta) regalare finalmente l’Emmy a quella chicca che è Il metodo Kominsky o affidarsi di nuovo a hit come The Marvelous Mrs. Maisel. Si sa, al mondo dello spettacolo piace vedersi raccontato sullo schermo. Ed è impossibile non (continuare ad) adorare la stand-up comedian di Rachel Brosnahan e il suo adorabile circo. Per noi questa ormai meta-istituzione della comedy (sempre grazie Amy Sherman-Palladino) o i vampiri.

Miglior miniserie

Little Fires Everywhere
Mrs. America
Unbelievable
Unorthodox
Watchmen

‘Watchmen’. Foto: Mark Hill/HBO

C’è un solo titolo da premiare quest’anno, tra le miniserie: Watchmen. Non solo perché siamo grandi fan, e l’abbiamo dichiarato fin dall’uscita. Ma anche perché è la serie che meglio unisce il discorso sul genere (una graphic novel che, nel suo adattamento televisivo, diventa ancora più inventiva e visionaria) al più grande trattato di sociologia che si sia visto di recente sullo schermo: se volete una sintesi perfetta di cosa sia il suprematismo bianco (e l’eterno soccombere della popolazione nera d’America), questo è il titolo da studiare. In più ci sono una regia pazzesca, una produzione colossale, e una protagonista – Regina King – che trova qui la sua consacrazione, anche più che con l’Oscar vinto per l’invisibile Se la strada potesse parlare. Niente a che vedere con altri titoli candidati come Little Fires Everywhere (siete seri?). L’unico vero concorrente di Watchmen sembra Mrs. America, che sfrutta il carisma della sua attrice/produttrice Cate Blanchett e la forza del tema femminista, ben sfumato nella “doppia” rappresentazione delle pasionarie anni ’70 e delle loro rivali conservatrici (capeggiate dalla cofanatissima Phyllis Schlafly della stessa Blanchett). Sarà un anno black o pink?

Migliori attori protagonisti

Miglior attore protagonista in una serie drammatica
Jason Bateman, Ozark
Sterling K. Brown, This Is Us
Steve Carell, The Morning Show
Brian Cox, Succession
Billy Porter, Pose
Jeremy Strong, Succession

Miglior attore protagonista in una serie comedy
Anthony Anderson, Black-ish
Don Cheadle, Black Monday
Ted Danson, The Good Place
Michael Douglas, Il metodo Kominsky
Eugene Levy, Schitt’s Creek
Ramy Youssef, Ramy

Miglior attore protagonista in una miniserie o in un film tv
Jeremy Irons, Watchmen
Hugh Jackman, Bad Education
Paul Mescal, Normal People
Jeremy Pope, Hollywood
Mark Ruffalo, Un volto, due destini – I Know This Much Is True

Paul Mescal in ‘Normal People’. Foto: Element Pictures/Enda Bowe/Hulu

Nonostante Normal People sia un po’ sopravvalutata, il personaggio maschile rivelazione di questa stagione è senza dubbio l’irlandesissimo Paul Mescal, perfetto nei panni del Connell di Sally Rooney più della fin troppo carina Daisy Edgar-Jones in quelli di Marianne. Sulle miniserie/film tv parteggiamo per lui, nonostante un Hugh Jackman larger-than-life in Bad Education e un Mark Ruffalo che si è addirittura sdoppiato nel ruolo di due gemelli in I Know This Much Is True (ma la serie è decisamente meh). Per i drama – l’avete capito – tifiamo fortissimo Succession: dopo il Golden Globe, Brian Cox potrebbe portarsi a casa pure l’Emmy, o potrebbe toccare a Jeremy Strong. E per noi sarebbe in ogni caso un win-win. Anche se la performance di Billy Porter in Pose è sempre clamorosa e Steve Carell nel ruolo dell’anchorman controverso di The Morning Show è piaciuto parecchio alla critica Usa. Per il capitolo comedy, sogniamo una vittoria di Ted Danson, l’irresistibile demone buono di The Good Place (aveva già vinto con Cheers), e c’è anche qualche possibilità per Michael Douglas con Il metodo Kominsky. Ma sulla rampa di lancio sembrano esserci Eugene Levy, grazie all’adorazione diffusa per Schitt’s Creek e Ramy Youssef, che di Ramy, oltre che protagonista, è pure sceneggiatore, regista e produttore.

Migliori attrici protagoniste

Miglior attrice protagonista in una serie drammatica
Jennifer Aniston, The Morning Show
Olivia Colman, The Crown
Jodie Comer, Killing Eve
Laura Linney, Ozark
Sandra Oh, Killing Eve
Zendaya, Euphoria

Miglior attrice protagonista in una serie comedy
Christina Applegate, Dead to Me
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Linda Cardellini, Dead to Me
Catherine O’Hara, Schitt’s Creek
Issa Rae, Insecure
Tracee Ellis Ross, Black-ish

Miglior attrice protagonista in una miniserie o in un film tv
Cate Blanchett, Mrs. America
Shira Haas, Unorthodox
Regina King, Watchmen
Octavia Spencer, Self-made – La vita di Madam C.J. Walker
Kerry Washington, Little Fires Everywhere

Jennifer Aniston in ‘The Morning Show’. Foto. Apple TV+

Con la Phoebe Waller-Bridge di Fleabag fuori dai giochi, quest’anno la categoria comedy ha decisamente meno certezze. Anche se un altro Emmy a Rachel Brosnahan e alla sua fantastica signora Maisel non guasterebbe affatto, anzi. Oppure potrebbe essere la volta di Catherine O’Hara, che non ha mai vinto per la recitazione (ma per la scrittura). E vista la popolarità di Schitt’s Creek sembra possibile. Anche se per noi la vera e unica nuova queen della dark comedy non è stata assurdamente nemmeno nominata: la strepitosa Elle Fanning di The Great (Academy, vergogna!). Sul drama Jennifer Aniston sembra destinata a trionfare con The Morning Show, 20 anni dopo il premio per la sua Rachel in Friends. La concorrenza però è agguerritissima, a partire dalla teenager tossica e tormentata di Zendaya in Euphoria. In gioco ci sono anche la Lilibet di Colman in The Crown e la solita assassina psicopatica di Jodie Comer (che anche basta). Ma sembra arrivato davvero il momento di Aniston. Nonostante le meravigliose Cate Blanchett di Mrs. America e Shira Haas di Unorthodox, sul versante miniserie c’è davvero solo un nome possibile: Regina King. La sua Sister Night in Watchmen è già storia della tv. E lei, dal nome in giù, è letteralmente Hollywood Royalty.

Migliori attori non protagonisti

Jim Parsons nei panni dell’agente Henry Willson in ‘Hollywood’. Foto: Netflix

Se questi son “non protagonisti”. È nelle seconde file (si fa per dire) che si trovano anche quest’anno alcune delle performance più memorabili della stagione. A cominciare dagli habitué, che dovrebbero riconfermare il loro status di caratteristi più amati della tv americana: Alex Borstein e Tony Shalhoub, entrambi candidati per The Marvelous Mrs. Maisel, sono in pole position come supporting nelle serie comedy. Rispettivamente tallonati da D’Arcy Carden (The Good Place) e Betty Glipin (GLOW) tra le attrici, e da Mahershala Ali (Ramy) e Alan Arkin (Il metodo Kominsky) tra gli attori. Qualche novità in più sul fronte drama. A vincere tra le ladies (letteralmente) dovrebbe essere Helena Bonham Carter con il ritratto “maleducato” della principessa Margaret nella terza stagione di The Crown: quest’anno nemmeno la queen Meryl Streep (candidata per Big Little Lies insieme a Laura Dern) parte da favorita. E Succession dovrebbe strappare la statuetta per i meravigliosi Kieran Culkin o Matthew Macfadyen: per noi non fa differenza; anche se il Billy Crudup di The Morning Show è un altro cavallo su cui puntare. Quanto alle miniserie e film tv, non ci sono dubbi (o quasi): Jim Parsons ha ipotecato la vittoria con il ruolo esagerato dell’agente ultra-camp di Hollywood, Toni Collette lo stesso con la poliziotta cinica ma umana di Unbelievale. Sempre che il tema femminista non dia benzina alle ragazze di Mrs. America

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