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Drogarsi di brufoli il martedì sera

Il programma ‘Dr. Pimple Popper’ ha segnato una nuova frontiera del voyeurismo televisivo: uno spettacolo al limite del vomito che, tra bubboni, cisti e foruncoli da Guinness dei primati, tiene incollati allo schermo tre milioni e mezzo di spettatori a puntata

Il teorema è questo: più fa schifo, più ti incolla allo schermo. E se cercate la roba che crea più dipendenza sul digitale terrestre il posto è sempre e solo uno: canale 31. Real Time per intenderci. Dopo anni di programmi sugli accumulatori compulsivi o sugli obesi che devono ricorrere a interventi per scongiurare la morte ma continuano a cibarsi di pizza al burro fuso e hamburger, abbiamo passato una nuova frontiera: programmi sui brufoli. Anzi, definirli brufoli è un eufemismo. Dr. Pimple Popper (letteralmente “la dottoressa Schiaccia Brufoli) è un programma semi-horror di problemi della pelle: tumori, cisti, pus, peste e diavolerie rarissime. La cosa che fa più paura è che è tutto vero e che per adesso il programma vanta tre milioni e mezzo di spettatori a puntata. Me compreso.

Anche la dottoressa Pimple Popper, esiste veramente, si chiama Sandra Lee ed è Californiana, specializzata in dermatologia. Il programma è costruito sui suoi casi reali. Uno può pensare che dal dermatologo si vada per dei problemi banali: nei, dermatiti, cure dell’epidermide. Invece dalla Pimple Popper vanno quelli affetti da patologie assurde, al limite del Guinness dei primati. La stessa dottoressa a volte rimane a bocca aperta e deve chiedere l’intervento di qualche specialista esterno o del marito che lavora con lei. Il mite Jason che si limita a dei “wow” di fronte a pustole che vi sognerete la notte.

Nel suo studio può capitarvi di vedere entrare una donna apparentemente normale, che si sposta i capelli e mostra alla dottoressa delle “protuberanze”. Bubboni, corni, cisti. Ne ha in testa dieci. Una sembra un gigante testicolo gonfio pronto a scoppiare e un’altra è una sorta di unghia che dal centro del cranio le è spuntata come un corno perforando il cuoio capelluto. Se non avete vomitato tranquilli, basta continuare a guardare. La puntata si sviluppa con lunghi piani sequenza e primi piani dell’intervento, dell’analisi della ciste grande come un arancio fino che non viene tagliata in due e fa fuoriuscire una sorta di Spuntì (ve lo ricordate il tonno nel tubetto del dentifricio?). Nonostante il terrore, l’ho guardato tutta la sera sul divano con la mia ragazza, con una mano davanti agli occhi per la maggior parte del tempo come si fa coi film horror. Ridevamo entrambi come dei pazzi per scongiurare la nausea.

Rispetto ai famosi video di YouTube che fino a ora erano limitati al mondo delle estetiste (andate a cercarvi il MUST, quello sui punti neri estirpati dopo dieci anni), Dr. Pimple Popper ha una marcia in più. La gente. Come diceva Bukowski la gente è il più grande spettacolo e non devi neanche pagare il biglietto. Questo l’ha reso un format.

Forse complice il sistema sanitario americano e la complessa macchina assicurativa, la gente sembra aspettare fino all’ultimo prima di andare a farsi vedere. Anche se ha la faccia che sembra una pizza piena di croste o la pelle che si stacca dal corpo. Macabramente, di fronte al fare da ape operaia della dottoressa, la scena fa ridere. Non c’è un perché, è una sorta di nuovo canone estetico.

Ai tempi di Chaplin si rideva se uno cascava dalle scale e le sue gag erano tutte su questo filone. Adesso nell’era di YouTube, anche la tv può vantarsi di questa comicità macabra, fatta di casi assurdi della vita. Insomma, in onda tutte le mattine dalle 8 alle 10 e il martedì seratona sul divano con doppio episodio alle 22.10 e a mezzanotte. Mai più senza.

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