‘Dinner Club’ non è niente di quello che doveva essere: e per questo funziona alla grande | Rolling Stone Italia
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‘Dinner Club’ non è niente di quello che doveva essere: e per questo funziona alla grande

Il nuovo ‘one man show’ di cucina by Carlo Cracco? No, perché ci sono sei supervip – Abatantuono, De Luigi, Favino, Ferilli, Littizzetto, Mastandrea – a rubargli la scena. Fino a comporre la ricetta perfetta: il cazzeggio a tavola. Ma fatto da veri pro

Carlo Cracco, Diego Abatantuono, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Valerio Mastandrea e Sabrina Ferilli sono i volti di ‘Dinner Club’

Foto: Prime Video & Amazon Studios

Ce lo hanno venduto come il food travelogue italiano di Amazon Prime Video, che poi vuol dire una sorta di Linea Verde, ma montata meglio. E doveva anche essere il grande, celebrativo, nuovo show di Carlo Cracco. Come no: Dinner Club, in realtà, non è niente di tutto questo. O meglio, sì, nasce come il food travelogue con Cracco re dello schermo, ma poi finisce per essere esattamente quello che non dovrebbe. E per questo funziona alla grande.

Partiamo proprio da Cracco. Non staremo qui a spiegare che è l’indimenticato chef di MasterChef Italia, nonché quello ormonalmente più apprezzato, perché, a meno che non abbiate vissuto su Marte nell’ultimo lustro della vostra vita, lo sapete benissimo. Lui è dunque “il” volto della cucina, oltre che il cattivo per antonomasia. È un’icona e, in quanto tale, ha un maggior rischio di ripetersi rispetto agli altri volti del piccolo schermo: ti basta vederlo per alzarti dal divano e gridare «Sì, chef!» con la mano sul cuore. Dunque costruire un programma con lui, per di più di cucina, espone a un elevatissimo rischio di déjà-vu.

Ecco, il colpo di genio di Amazon è aver dato vita a una trasmissione che desse la scena a Cracco per poi sfilargliela sadicamente dalle mani. Di fatto è questo che fanno i sei vip chiamati a girare con lui per l’Italia: Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Sabrina Ferilli, Diego Abatantuono, Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea gli contendono (e strappano) la scena. Lo possono fare perché sono famosi almeno quanto lui (cosa rara per i vip show, sempre più spesso popolati da starlette o nomi in cerca di riscatto) e altrettanto cattivi.

Se Cracco li bacchetta, loro rilanciano con sferzate ironiche: Littizzetto lo ribattezza Cracker, spiegandogli che «tra tutti i cuochi sei quello più figo, peccato che sei anche un po’ scemo»; Pierfrancesco Favino lo prende in giro perché nel viaggio si porta dietro la carta igienica; Fabio De Luigi non smette di guardarlo un secondo con divertita perplessità. Risultato: a metà della prima puntata non sai più se stai guardando “Dinner Club: il nuovo programma di Cracco”, come sostiene Amazon, oppure “Dinner Club: il programma di Cracco e De Luigi”. Da Re Mida della Cucina, Cracco diventa dunque un primus inter pares: non si snatura, ma non si ripete nemmeno. Un vero colpo di genio.

E qui arriviamo al secondo ribaltamento. Il cazzeggio finisce per prendere la mano ai protagonisti, diventando il vero motivo che spinge a guardare il programma. Certo, ci sono i piatti da scoprire, i luoghi dell’Italia da esplorare (persino il Po, a quanto pare, avrebbe il suo fascino…), ma vogliamo mettere con la sparata di Sabrina Ferilli che per errore ribattezza Jim Morrison in Jimmy Morrison? «Certo, Jimmy Morrison: arrestato per atti osceni in luogo pubico», infierisce divertito De Luigi. I volti di Dinner Club accettano di non prendersi sul serio, esattamente come Cracco, dando vita a un viaggio e a sei cene all’insegna dell’allegra convivialità.

Ogni puntata è infatti costruita nel seguente modo: il compagno di avventure culinarie di Carlo organizza una cena con gli altri cinque colleghi vip, per raccontare loro il viaggio. La sua ricostruzione è intervallata dagli rvm, peraltro montati benissimo. Chiaramente ogni volta che la telecamera stacca, tornando alla cena, le battute e i commenti dei commensali si sprecano. Tra l’altro le portate che si vanno a mangiare sono quelle, riproposte per l’occasione, da Cracco&partner. Ora, non sperate di poter carpire in alcun modo la ricetta: non si capisce una mazza su come cucinare i piatti. L’unica cosa chiara è il nome della città dove potreste andare a mangiare di persona il cazzomarro lucano (sì, esiste davvero), la rafanata o il tonno siculo, e che Cracco ha un modo di spargere il sale tutto suo (Pierfrancesco Favino docet). In fondo, però, nemmeno a MasterChef avevi speranza di poter rifare le complicatissime pietanze…

Come dicevano, Cracco non si snatura affatto. Dunque ti godi la serata in compagnia, il che non è male in quest’era (ancora) pandemica. A tavola si parla sostanzialmente del nulla, in una voragine di leggerezza e affettuosità che non ammette rivalità, gelosie, primedonne. I presenti sembrano davvero (quasi) amici. Probabilmente è tutto costruito a tavolino (è pur sempre tutta gente che conosce la tv come le proprie tasche), ma per una volta lasciateci godere l’illusione di un mondo Covid Free dove si mangia insieme in santissima pace… Dinner Club si rivela un programma semplicissimo, dove il piatto forte è il cazzeggio. E va benissimo così.