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Con un po’ di verità ‘Temptation Island’ sarebbe servizio pubblico

Avrebbe l’effetto di quella pubblicità progresso sull’AIDS divenuta celebre per il motto: “se lo conosci lo eviti”. Non il partner, ma un rapporto in generale

Sofia e Alessandro, coppia di Temptation Island 2020. Foto: uff. stampa Mediaset

L’importanza sociale di programmi come Temptation Island è sottovalutata. Forse andrebbe mostrato ai corsi prematrimoniali, o proiettato nelle sale d’attesa di avvocati divorzisti. Avrebbe l’effetto di quella pubblicità progresso sull’AIDS divenuta celebre per il motto: “se lo conosci lo eviti”. Non il partner, ma un rapporto in generale.

Intellettuali e opinionisti hanno giustamente bollato il programma per quello che è: spazzatura. Però poi si sono accaniti, volendo drammatizzarlo e moralizzarlo, puntando il dito contro chi lo guarda, accusato di essere una sorta di analfabeta funzionale col telecomando. Chiaramente non è vero. Chiunque si sorbisca cinque minuti di Temptation e resista al primo impatto, diventa fan del programma.

La prima puntata in 120 secondi – Temptation Island Clip | Witty TV

Il viaggio nel mondo dei sentimenti è iniziato.



Ieri è iniziata la nuova stagione, guidata dal solito Filippo Bisciglia e popolata da coppie di persone che vengono divise in due squadre: maschi e femmine. I partner, arrivati in un resort da sogno, devono stare lontani per ventun giorni, vivendo in mezzo ad adescatori e adescatrici che faranno di tutto per mettere alla prova la loro fedeltà. Il tutto, ripreso h24 e mostrato al compagno/a attraverso un tablet nell’ormai iconico rituale del “falò”, in cui il conduttore Bisciglia annuncia: «ho un video per te». Ma è il falò di confronto in cui l’epica del trash tocca le sue vette. Il confronto consiste nell’uomo e nella donna messi di fronte ai reciproci video in cui si fanno spalmare la crema solare all’inguine da una popputa ragazza o massaggiare i piedi da un tronista con cento addominali.

L’edizione di quest’anno vede due coppie vip: Antonella Elia e il suo compagno e l’ex giocatore Lorenzo Amoruso con la sua Manila Lazzaro, Miss Italia 1999. Le restanti coppie sono quanto di più reale il Paese Reale ci possa dare. Somigliano agli italiani caciaroni che trovi sul volo per Ibiza e che ti fanno vergognare. Sono un nostro specchio deformato.

La formula vincente del programma è che però tutti viviamo in amore le contraddizioni che vivono i concorrenti, tutti ci riduciamo a essere infantili, regressivi, ridicoli, dipendenti, gelosi. Sarebbe bellissimo un’edizione con gli intellettuali al posto dei concorrenti di oggi. Sognerei di vedere Massimo Cacciari o Paolo Mieli sottoposti al falò. Pagherei per conoscere le piccole debolezze di Bianca Berlinguer o Lilli Gruber. E chissà come reagirebbe la critica, cosa scriverebbe Aldo Grasso.

Tornando al programma, ieri sera è partita in pompa magna un’edizione che promette benissimo. I primi minuti la puntata scorre bene, ti pare di fumare una canna e di dire: “sta roba non mi fa niente, non mi sale”. Dopo un quarto d’ora il tuo livello di lobotomizzazione è già abbastanza avanzato da aver lasciato dei danni permanenti. Fai il tifo per un concorrente a dispetto di un altro, ti immedesimi in lui o in lei. È come se tu avessi fatto overdose della pillola dell’Italiano Medio di Maccio Capatonda.



Valeria e Ciavy sono la coppia potenzialmente più potente. Lui un PR romano palestrato e pienissimo di sé, un traditore seriale. Lei una donna possessiva e stalker, che gli hackera il cellulare e lo sgama negli alberghi con le amanti. Lui dice subito che non la ama, lei distrutta dal pianto si fa confortare da Antonella Elia, che in questa edizione è una sorta di mamma psicologa/consigliera e donna di mondo, anche solo per un fatto anagrafico in grado di dispensare massime e perle.

La concorrente, in lacrime, riesce ad articolare una frase: «Lo sbaglio della mia vita è stato amare così tanto da non amare Sofia». Antonella, che con ogni ragazza ha una parola dolce e saggia la interrompe: «Chi è Sofia?». Senza scomporsi la ragazza taglia corto: «Io». Ah, ecco. Come in ogni reality che si rispetti, le persone che fino a un attimo prima erano perfette sconosciute dispensano giudizi e consigli così trancianti che nemmeno i migliori amici dopo vent’anni si permetterebbero di dirti.

Nella dinamica di Temptation Island il plot ci dice una cosa: é sempre colpa dell’altro. Quest’anno abbiamo Annamaria e Antonio, coppia napoletana bum bum. Antonio afferma subito: «ho una sola debolezza, mi piacciono le femmine». Dopo lo strip tease e il balletto in mezzo alle tipe lei si lamenta con le nuove amiche e vuota il cassetto dei segreti rivelando i dati economici e finanziari che legano il compagno a lei. Scopriamo così che in pratica mantiene il suo uomo. Non proprio un toccasana per la vita di coppia.

Da tenere sotto controllo anche Alessandro Amoroso, ex calciatore e viveur che è già virale per uno scatto d’ira avuto sentendo la compagna parlare di lui.

Non c’è privato, non c’è pudore, non c’è freno. I fatti degli altri sono pubblici in una dimensione così platealmente sbagliata che non puoi non amare. Unico lato debole della trasmissione è la solita predica che ci fanno sul test che dovrebbe rappresentare. La frase: «partecipo a Temptation per capire se la mia storia può funzionare» c’è venuta a noia. Vogliamo sentir dire la verità: «sono qui perché sognavo di finire in televisione». Come in Full Metal Joker, quando il giovane Joker spiega: «Sono in Vietnam perché volevo essere il primo del mio quartiere a far fuori qualcuno».

Con un po’ di verità in più Temptation sarebbe davvero da servizio pubblico. Per ora accontentiamoci di quello che è, aspettiamo giovedì prossimo per conoscere i nuovi sviluppi.