‘Ciao 2021!’ è già la cosa più bella del 2022 | Rolling Stone Italia
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‘Ciao 2021!’ è già la cosa più bella del 2022

La seconda edizione dello show di Capodanno ‘Made in Russia’ che sbeffeggia (o omaggia?) il trash italico è ancora meglio della prima. Dal gioco in stile ‘Squid Game’ alla instant hit di Bionda Morta, le nostre pagelle

L’aveva promesso ed è tornato, finalmente. Il 1° gennaio Ivan Urgant aka Giovanni Urganti ha mandato in onda Ciao 2021! (che potete guardare qui), lo show di capodanno Made in Russia grottesco e stravagante che tanto ci ha fatto sbellicare nei primi giorni del 2021. Per chi non lo conoscesse, Ivan Urgant è una sorta di Jimmy Fallon con un suo night live in onda tutti i giorni sulla rete ammiraglia russa. Per lui sbeffeggiare gli ospiti e commentare le notizie locali è all’ordine del giorno. E allora perché realizzare, per la seconda volta, una parodia dei nostri varietà, in quasi-italiano e tutto sottotitolato in russo? In una recente intervista, Ivan ha dichiarato che si tratta di un omaggio alla tv maccheronica d’altri tempi, e più in generale a tutti quei simboli italiani tanto amati dal popolo russo, ma visti con i loro occhi. Come il Festival di Sanremo. Ma attenzione: questa non è un’operazione alla Striscia la Berisha, il tg albanese con Gene Gnocchi e Tullio Solenghi. Qui c’è del talento. Le canzoni presentate nel programma di Urgant – a metà tra il Drive In e Sanremo – sono di fatto delle hit russe, di ieri e di oggi, cantate dagli stessi autori in uno strampalato italiano e reinterpretate con sonorità e luci anni ’80 e ’90. Una cosa che farebbe impazzire Tommaso Labranca.

E allora mi vengono in mente gli Offlaga Disco Pax quando cantano di quel triste club di Praga che propone a tutto volume Felicità di Al Bano e Romina e il pubblico si esalta, mentre per le strade non rimane nessuna traccia della dittatura comunista. Probabilmente è questa la vera decadenza russa, alla stregua di quella praghese di cui è un’eco. Ciao 2021! è uno specchio deformante, un rigurgito di colonizzazione culturale italiana sotto forma di mondo parallelo: autocelebrativo, chiassoso, volgare, devoto ai santi, ma tanto, tanto orecchiabile e ricco di paillettes annaffiate con la vodka. Come un pesante cenone delle feste che digerisci il giorno dopo, tra i fumi dell’alcol, ma dannatamente irresistibile e ipnotico. E se partiamo dall’assunto base che la maggior parte di noi non è stata cresciuta dai genitori, ma dalla televisione – o meglio: dalla tv privata di Berlusconi, nel suo più alto boom ideologico – chi meglio di noi italiani può capire Ciao 2021!, riconoscersi, e riderci su?

Ma ora basta teorizzare. Fatevi prendere per mano da Giovanni Urganti, Matteo Crustaldi, Alessandro Gudini e Allegra Michele per ripercorrere, insieme a noi, alcune perle trash di questa edizione. «Cin cin, bèlissimo!».

Giovanni Urganti – Musica, ritmo e stile

Giovanni Urganti

Dopo un prologo alla Sorrentino, è Giovanni Urganti ad accoglierci in studio con un pezzo che miscela con grande eleganza i synth e il bel cantato italiano. Il testo, molto futuristico, sembra inneggiare a una nuova era fatta di «solo musica, solo ritmo e stile». Il microfono, ergonomico e all’avanguardia, ben si intona con la sua giacca Gucci in velluto con stampa morsetto. Bravo, Giovanni, bravo! Voto: 8,5

La nuova etica o del corpo femminile

La prosperosa Allegra Michele ci regala un vero coup de théâtre, lamentandosi coi conduttori troppo avvezzi a mercificare il suo corpo. Nello studio calda il gelo: di questi tempi bisogna stare molto attenti a cosa dire a una donna. Ma era tutto uno scherzo, per fortuna! E giù a ridere, prima di passare al prossimo artista in scaletta.

Giovanni Demetrio – Venere-Urano

Una ballad romantica il cui titolo ricorda un po’ Venere e Marte cantata da Marco Mengoni e Frah Quintale. Ma ovviamente questo è tutt’altro campionato. La verve di Giovanni ci rapisce, mentre sussurra il ritornello: «Venere tu, io Urano, Roma e Milano, manca il respiro a me». Un poeta urbano, non c’è che dire. Il pubblico è visibilmente commosso e partecipa con autentico trasporto. Voto: 7

Pinocchio in versione Squid Game

«Sono sempre gli asiatici a vincere!». Così chiosa il bravo Alessandro Gudini al termine della manche del Gioco al Calamaro nella sua versione originale, ovvero con un enorme Pinocchio al posto della bambola a cui ci ha abituato Squid Game. Non ci sono nemmeno i fucili, ma phon ultra-potenti che rovinano l’acconciatura. In fondo, c’è qualcosa di più pauroso che essere spettinati in tv?

Lucia Ciabatta – Sole a Milano

Potrei scrivere mille battute solo per descrivere la complessa scenografia che fa da altalena a Lucia Ciabatta. La sua voce sembra arrivare da un’altra galassia; ricorda vagamente Madame nei giorni in cui non ha la laringite, e forse è lei il riferimento a cui si ispira. Ma torniamo alla canzone: un vero inno alla città della nebbia, da cantare a squarciagola dentro un’auto a fari spenti in direzione Ospedale Niguarda. Voto: 7

Bionda Morta – Il ragazzo con la giardinetta

Bionda Morta

«Il mio ragazzo guida una Fiat, in piena notte, in cerca di guai». Qui si grida al capolavoro, signori. Un riff che cattura al primo ascolto e che potrebbe scalare le classifiche mondiali. Perfino Alessia Marcuzzi l’ha condivisa su Twitter. La scenografia è da brivido, così come lo swag infuso dal tastierista disteso sul cofano dell’automobile. Il corpo di ballo cita forse i migliori Daft Punk di Around the World? Non può essere un caso. Voto: 9,5

La Mia Michela & Eva Pollini – L’inverno nel cuore

Con un raffinato effetto di regia, siamo improvvisamente sulla neve per seguire una canzone struggente e coinvolgente al tempo stesso. Il ritmo ci dice di ballare, ma il cuore ci dice di ascoltare. Un riconoscimento va sicuramente al trucco e parrucco che regala tutto il meglio in questa performance di alto livello. Voto: 8

Il trailer di Casa AGucci

Tra un brano e uno sketch, parte il trailer di Casa AGucci, con un doppiaggio inedito e probabilmente più fedele all’originale. Lady Gaga spicca come non mai, e la sua nuova voce ci offre una chiave di lettura diversa, più fresca e lontana dai soliti cliché accademici. Se è vero che “tradurre è un po’ tradire”, nessuno rimarrà contrariato dal suo «Oh Ehi La La Lei».

Valerio Leonci – Margherita

Un Hallelujah alla pizza margherita cantata da un degno erede di Richard Benson. Il brano contiene qualcosa di Bella stai di Umberto Tozzi, ma anche qualcosa di Califano in salsa vampiresca. Degni di nota sono i pizzaioli acrobatici che alle spalle di Valerio fanno volteggiare in aria le pizze, mentre sul palco si consuma l’amore dei terrestri. Voto: 7+

Ci vediamo a Sanremo!

Eccoci al termine del nostro viaggio. Con «Ci vediamo a Sanremo!» ci saluta Giovanni Urganti, prima di passare la linea a Vladimir Putin e poi a un’immaginifica sigla di coda. Che cosa avrà voluto dirci? Lo rivedremo insieme ad Amadeus sul palco dell’Ariston a febbraio? Chi lo sa. Nel dubbio, esclamiamo tutti verso la telecamera un grosso: Ciao 2021!