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Ci voleva ‘La regina degli scacchi’ perché vi accorgeste di Anya Taylor-Joy

La miniserie fenomeno su Netflix l'ha consacrata a soli 24 anni, ma è l'apice di una carriera folgorante: da volto dell'horror contemporaneo a icona della commedia di costume intellò

Anya Taylor-Joy è 'La regina degli scacchi'

Foto: Netflix

Mentre girava l’adattamento “definitivo” di Emma., Anya Taylor-Joy ha avuto un attacco di panico: «Ho pensato: “Sono la prima interprete brutta di Emma e non posso farlo”, perché la sua battuta all’inizio del film è: “Sono bella, intelligente e ricca”». Ecco, ora date un’occhiata alle sue immagini nei favolosi broccati dell’eroina che Jane Austen temeva non sarebbe piaciuta a nessuno (!): gli occhioni spalancati sotto i riccetti biondi, il guanto bianco che porta una fragola alla bocca. Instant icona della commedia di costume intellò, prima ancora di diventare il fenomeno dell’autunno Netflix (è la miniserie prodotta per la piattaforma di streaming più vista di sempre con 62 milioni di visualizzazioni in 28 giorni).

Anya Taylor-Joy in ‘Emma’

Sì, La regina degli scacchi Anya Taylor-Joy è la stessa che introduceva alle nuove generazioni l’educazione sentimentale della rampolla viziata nel lungometraggio by Autumn de Wilde, il più bel titolo uscito (sulle piattaforme, ça va sans dire) durante il lockdown parte prima. Ché questo 2020 sarà pure un anno sfigato, ma è indiscutibilmente l’anno di Anya. 24 anni, nata a Miami da madre anglo-spagnola e padre scozzese-argentino, è la queen dei trattini, tanto che descriverla con un solo aggettivo pare impossibile.

A tutti quelli che l’hanno scoperta solo ora con la serie tratta dal romanzo di Walter Tevis: Taylor-Joy è stata l’unica a centrare davvero l’eleganza caustica di Miss Woodhouse (e prima c’erano state Gwyneth Paltrow, Kate Beckinsale e Alicia Silverstone, tutte fin troppo carucce e perfettine), manovratrice di ladies and gentlemen nella campagna inglese di inizio Ottocento, deliziosa sì, ma pure a suo modo eccentrica (perfino radicale per il periodo) e pericolosa, perché disposta a tutto per vivere libera da vincoli matrimoniali. In qualche modo, per dirlo all’inglese – che fa sempre più figo –, weird e un po’ dark. Lo sostiene perfino la stessa Anya: «Non penso che potrò mai considerarmi bella, non credo di esserlo abbastanza per fare film. Lo so che sembra patetico, ma sono convinta di avere un aspetto strano». Rieccolo il weird. La declinazione dark ce la mette una volta di più La regina degli scacchi, coming of age di una ragazza genio della scacchiera nell’America della Guerra Fredda. La protagonista Beth Harmon è un’orfana cresciuta in un istituto, dipendente dai farmaci (e poi, crescendo, dall’alcol), che impara a giocare a scacchi grazie al tuttofare della struttura e diventa ossessionata da pedine e pedoni, al punto che li vede muoversi sul soffitto della sua camera da letto.



«È stato un colpo di fulmine, ho letto il libro in un’ora e mezza», ha detto l’attrice. «E non sono mai corsa a una riunione, non corro nemmeno quando mi alleno. Ma in quel caso mi sono fiondata a incontrare Scott Frank (creatore e regista della miniserie, nda). Potevo capire davvero quella solitudine, cercare disperatamente di dare un senso a un mondo che lei non comprendeva e a quella dipendenza dagli scacchi. Da bambina avevo sicuramente degli aspetti in comune con Beth, quindi mi ha ossessionata quasi da subito».

Il pallino della recitazione Anya ce l’aveva fin dalle elementari e a otto anni si è trasferita da Buenos Aires a Londra, dove è stata vittima di bullismo perché non parlava una parola di inglese: «Ero troppo british per essere argentina, troppo argentina per essere british troppo americana per essere qualsiasi altra cosa. Non mi sentivo capita, non trovavo il mio posto, ero così sola, passavo intere giornate in bagno a piangere». La svolta arriva a 16 anni mentre cammina fuori da Harrods, dove Sarah Doukas, la stessa talent scout che ha scoperto Kate Moss (!), le si avvicina e le propone di fare la modella. Il cinema è a un passo: tra l’altro, in puro mood Regina degli scacchi, pare che Taylor-Joy abbia una memoria fotografica, il che significa che invece di passare ore a imparare le battute, ha bisogno di leggere una sceneggiatura una sola volta per memorizzarla. Stacco sugli occhi grandissimi di Anya che perseguitano lo spettatore come gli scacchi perseguitano Beth. Ecco, Taylor-Joy è la versione Peak Tv di un ritratto fiammingo à la van Eyck: i suoi personaggi si staccano del fondo grazie anche ai suoi lineamenti spigolosi, prendono forma e volume, la caratterizzazione psicologica si rivela nel portamento, nelle espressioni e, più di tutto, nello sguardo che fissa chi osserva, in un dialogo tra la richiesta d’aiuto e un’ironica e compiaciuta affermazione di potere. Il resto nella Regina degli scacchi lo fa ovviamente il décor: dal guardaroba fashionissimo che pare ispirato a quello di Jackie Kennedy alle acconciature glam, quintessenza dei Sixties americani.

Con quel carisma ad Anya è bastato il suo film di debutto, The Witch del 2015, diretto da Robert Eggers, per fare di lei un volto dell’horror contemporaneo. Poi è arrivato Amiche di sangue, nuovo Ragazze interrotte, ma è grazie al re del thriller psicologico M. Night Shyamalan che ipnotizza il grande schermo: negli ultimi due capitoli della trilogia di Unbreakable – Il predestinato, Split e Glass, Taylor-Joy è Casey, una delle ragazze rapite dal personaggio di James McAvoy affetto da personalità multiple, che, grazie alla sua empatia con lui, avrà un ruolo centralissimo della storia. Nel frattempo sul curriculum la nostra piazza pure qualche episodio del cult anglosassone degli ultimi 10 anni, Peaky Blinders. Ultimamente poi l’abbiamo vista in The New Mutants, 13esimo (e sfortunato, perché uscito quasi in sordina a causa pandemia) capitolo della saga degli X-Men, dove è Magik, una strega russa col potere del teletrasporto. E la vedremo in Last Night in Soho, horror psicologico accanto all’ex Doctor Who Matt Smith, in The Northman, epopea vichinga starring Nicole Kidman, Alexander Skarsgård, Willem Dafoe, Ethan Hawke e Björk e di nuovo diretta da Eggers, in Weetzie Bat (dal romanzo anni ’80 di Francesca Lia Block), in The Sea Change con Kristin Scott Thomas, ma soprattutto in Mad Max: Furiosa, prequel di Mad Max: Fury Road di George Miller, che esplora la backstory dell’Imperatrice guerriera. E se c’è una della nuova leva hollywoodiana che poteva confrontarsi con Charlize Theron è giusto Taylor-Joy. Your move, Anya.