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Caro ‘X Factor’, ecco che cosa puoi imparare da ‘The Voice Senior’

Il talent over 60 di Rai 1 è stato un successo a sorpresa, nonostante il ‘prostata style’. O forse per quello. Tutti i momenti cult che hanno reso la finale della festa a Villa Arzilla uno show da cui prendere appunti

Foto: Marco Rossi/Rai

Se c’è una grande verità dietro i talent show è che, nove volte su dieci, non ci ricordiamo più una mazza una volta che sono finiti. Non importa quanto ci siamo infervorati sui social per difendere Tizio o se abbiamo ripetuto «Be’, dai, questi giudici sono i migliori di sempre»: dopo due settimane (ma pure meno) faremo tabula rasa di tutto. Per esempio, chi è il vincitore di X Factor 2019? Ecco, appunto. È la regola. Come ogni grande legge, però, ha le sue eccezioni, e questa si chiama The Voice Senior. Difficilmente, infatti, dimenticheremo questo show: il programma “nato vecchio” di Rai 1, con i suoi momenti cult, ha riscritto le regole del talent, registrando ascolti record. Ecco cosa ci ricorderemo, ora e per sempre. P.S. I produttori di X Factor, che poi sono gli stessi di The Voice Senior (strana la vita, eh?), si sentano liberi di prendere appunti.

Antonella Clerici, la nemesi di Cattelan

Se non puoi avere Alessandro Cattelan, allora punta sulla sua nemesi. Nell’economia dello show, Antonella Clerici ha lo stesso peso specifico di Mr. X Factor: tendente al nullo. La nostra quindi cosa ha fatto? Ha preso l’incarnazione vivente dello stile “giovane” di conduzione, se l’è studiata per bene e poi ha fatto esattamente l’opposto. Si è messa a parlare piano, anzi pianissimo, scandendo bene le parole. Offriva spiegoni sul meccanismo della gara che manco il maestro Manzi e, giusto per essere certa di essere capita, chiamava la pubblicità «réclame». Da quanti millenni non sentivamo tale parola? La sua conduzione sarà stata anche defilata, come è stato spesso ribadito, ma di certo non anonima. Anzi, a conti fatti, ha dimostrato quasi più personalità lei del (seppur bravissimo) Cattelan. Di certo, comunque, si vestiva meglio.

Bye bye, bilancino

Sarà anche una festa, saranno pure tutti vecchietti ma il “prostata style” ci piace per la sua sana dose di bastardaggine. Non ricordiamo infatti giudici più politicamente scorretti di Loredana Bertè, Gigi D’Alessio, Clementino e la Al Bano family, tutta gente che non guarda in faccia a nessuno. Per dire: l’unico semi vip presente, ossia il papà di Giorgia, è stato buttato fuori in semifinale; lo stesso dicasi per l’unica conoscente di Gigi D’Alessio, Laura Grey. Al momento delle votazioni, la donna gli ha ricordato la loro lunga amicizia: Gigione ha sorriso, confermando il reciproco affetto e poi, zac, l’ha eliminata a bruciapelo, preferendole Marco Guerzani. E ancora: su otto finalisti, appena tre sono donne. Di queste, solo l’ex corista Elena Ferretti è salita sul podio, peraltro al gradino più basso, ossia il terzo. Scelte coraggiose, di questi tempi femministi.

Clementino si (e ci) diverte

Facciamo mea culpa su pubblica piazza: all’inizio non avremmo dato due lire a Clementino. Che ci fa infatti un rapper in mezzo ad arzilli amatori over-60? Risposta: si diverte. E di brutto. Clementino balla, improvvisa standing ovation (anche quando ad alzarsi è solo lui), si mette le orecchie da Dumbo, poi si presenta vestito da Batman. Con i due finalisti Roberto e Alan canta Svalutation di Celentano: «Non so se sarà il pezzo più bello della serata, so solo che si divertiranno tutti, dall’Alaska a Buenos Aires». Vero. Non pago, inventa su due piedi il Premio Clementino, e ogni volta che Clerici annuncia «un attimo di réclame» lui rilancia con: «Chi cambia canale è un Gigi D’Alessio!». Avercene di giudici divertiti, e divertenti, come lui.

Il tecnicismo mistico

Per un Clementino festaiolo, c’è poi il tecnicismo mistico di Gigi D’Alessio. I suoi commenti alle esibizioni vanno oltre la mera valutazione tecnica: sono dei piccoli rebus, infarciti di calore partenopeo. Citiamo in ordine sparso (tanto il contesto non aiuterebbe comunque a capire): «Marco non è stata la ciliegina sulla torta, ma la torta sulla ciliegina»; «Come fa questa tua calda voce a non scegliere le mie dolci mani?», «Nella musica non c’è mai verità». Fino all’immenso «Io sarò la tua ostrica». Chiarissimo, no?

I premi autogestiti

Ce lo avevano detto, spiegato e ribadito: The Voice Senior è solo una grande festa. Non si vince nulla: la stessa finale è solo «un’occasione per cantare una volta in più sul palco di Rai 1». Tutto chiaro: i concorrenti se ne erano fatti una ragione, il pubblico anche, ma i giudici evidentemente no. Per loro, infatti, quegli aspiranti cantanti sono diventati «piezz’ ‘e core», per dirla alla Loredana Bertè. Come si fa dunque a mandarli a casa solo con un vinile e una stretta di mano? Non si può mica. Così, i giudici hanno deciso di adottarli. Clementino ha promesso a un proprio concorrente di incidere un medley insieme (la proposta è stata ribattezzata Premio Clementino, dicevamo), mentre Loredana Bertè ha invitato il vincitore Erminio Sinni a «cantare qualcosa insieme, in futuro, se me lo concedi». Non sapremo se manterranno la parola, ma di certo tutto questo infonde verità a un genere che ne aveva persa parecchio per strada.

I vincitori morali

Sulla carta ha vinto Erminio Sinni: bravissimo, niente da dire. Però, c’è un però. A essere diventato virale è stato il concorrente del team Carrisi, ossia Toni Reale: vocalmente non è niente di che, ma alza le gambe come una gemella Kessler. E ha 84 anni. Le donne già lo adorano, lui cavalca l’onda: «Voglio ringraziare tutte le donne del mondo», aveva dichiarato in semifinale. «Tony, occhio che devi tornare a casa (dalla moglie, nda)», aveva prontamente aggiunto la Clerici. Poi c’è Alan, il sex symbol. La Bertè l’ha puntato dopo il minuto uno: «Sei single? Chiedo per un’amica», domanda la giurata. E di nuovo la mitica Clerici precisa: «Io non sono l’amica» (ve lo dicevamo che Antonellina ha personalità da vendere…). Spiace, infine, che non sia arrivata in finale Alida Ferrarese: aveva una voce stupenda, ma è stata fatta fuori da Reale.

Quella cosa chiamata dignità

Se c’era un rischio, e anche bello grosso, per The Voice Senior, era sfociare nell’effetto Corrida. Persino X Factor non ne è immune, figuriamoci uno show con concorrenti ultrasessantenni. Invece, è andato in onda quel valore dimenticato chiamato dignità. I fenomeni carrozzone non si sono praticamente visti, e quelle poche volte che si è riso, lo si è fatto insieme. Se vi sembra poco…