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‘Buffy l’ammazzavampiri’, come una teenager che uccide mostri ha cambiato per sempre la tv

Esattamente 23 anni fa, Joss Whedon prendeva una premessa camp e la trasformava in un'epopea di empowerment al femminile, aprendo la strada alla Peak TV

Sarah Michelle Gellar in 'Buffy l'ammazzavampiri'

Foto: Warner Bros. / Getty Images / Handout

Cara studentessa delle superiori, sei stata scelta per combattere le forze oscure e infinite del male. Probabilmente morirai giovane e da sola, perché tutto questo deve rimanere un segreto. Fantastico, vero? Oh, aspetta, non hai scelta. Buona caccia!

Bisogna riconoscere che è un discorsetto davvero pessimo da fare a una biondina vivace che vuole solo superare gli esami di metà semestre tutta intera. Ma nel mondo di Buffy l’ammazzavampiri, la serie cult di Joss Whedon, la ragazza in questione non ha molta scelta. Ed è così che, esattamente 23 anni fa, la coraggiosa Buffy Summers, maniaca dello shopping pentita originaria della California del Sud (alias Sarah Michelle Gellar), decide di rivendicare il suo diritto di nascita e di bandire i succhiasangue dalla Terra. Lei, e solo lei, è stata scelta per difendere l’umanità da vampiri, lupi mannari, demoni, cyborg, cloni e un altro elenco di bestie inimmaginabili. Dal 1997 al 2003, ha salvato il mondo. Più e più volte.



Sono passati oltre due decenni da quando questa pietra miliare della cultura pop ha debuttato come reboot (prima che andassero di moda) tv di un film del 1992 ritenuto da tutti un passo falso, su una nuova rete conosciuta come WB. Ma per essere un prodotto televisivo di fine anni ’90, Buffy va ancora alla grande – soprattutto grazie alla sua geniale contaminazione di horror e commedia, dramma e romanticismo, fantasy ed esplorazione dei dolori dell’adolescenza e del potere curativo delle relazioni. È uno show che sembra fatto apposta per il binge-watching nonostante sia stato sviluppato nell’ultimo sussulto del VHS, una serie che ha sperimentato senza paura con la forma prima della Peak TV e dei talentuosissimi showrunner con infinite opportunità creative.

Nelle mani di Whedon e del suo team di scrittori – che includeva gente del calibro di Marti Noxon (Unreal) e Jane Espenson (C’era una volta) – Buffy diventa un racconto di empowerment al femminile pieno di emozioni crude, profonde e un senso dell’umorismo molto dark. Dietro quel titolo sapiente e ammiccante si nasconde una storia costruita magistralmente su una giovane donna che impara a sfruttare il suo potere e a capire come condividerlo con il mondo.

Non che fosse un compito facile. Per Buffy, il liceo è un inferno, nel senso più letterale del termine: il Sunnydale High è costruito sull’ingresso dell’ultimo girone demoniaco. E questo lascia decisamente poco tempo libero alla Cacciatrice, visto che deve combattere tutto il male attratto dall’energia mistica del luogo. I suoi amici e confidenti – la secchiona e futura strega Willow (Alyson Hannigan), il buffo cazzone Xander (Nicholas Brendon) e l’inquietante Osservatore inglese Rupert Giles (Anthony Stewart Head) – si dimostrano alleati chiave nella sua crociata. Insieme a loro c’è pure il primo amore maledetto di Buffy, Angel, il vampiro con un’anima e pieno di rimorsi interpretato da David Boreanaz. (Concepita anni prima di Twilight, la storia d’amore tra Buffy e Angel resta memorabile – e sì, ha fatto anche da apripista alla mania young adult tutta hollywoodiana per la versione fighissima delle creature della notte).

Anche se alcuni hanno ingiustamente liquidato la serie come poco più di una patinata soap da liceo con contorno di effetti speciali, Whedon e i suoi hanno sistematicamente tirato fuori audaci prove narrative, catturando meravigliosamente verità del mondo reale all’interno della cornice dello show, che va dal comico al terrificante. L’episodio in cui Buffy va a letto con Angel per il suo diciassettesimo compleanno, scatenando una maledizione che fa perdere l’anima a lui, è la perfetta distillazione dell’incubo di ogni ragazza adolescente: un momento di intimità potrebbe trasformare il tuo ragazzo in un mostro. E Buffy non è l’unica ad avere a che fare con amore e perdita: Willow e Xander lottano contro un’attrazione che mette a repentaglio la felicità delle rispettive relazioni, della prima con il fidanzato lupo mannaro Oz (Seth Green) e del secondo con la regina di popolarità della scuola, Cordelia (Charisma Carpenter).

E una volta che la cosiddetta “Scooby Gang” va al college, le cose si fanno particolarmente interessanti: a un passo dall’età adulta, c’è semplicemente ancora di più in gioco. Buffy scopre di avere una sorella minore di nome Dawn (Michelle Trachtenberg); Willow fa coming out e inizia una relazione sfortunata con la collega strega Tara (Amber Benson); e il vampiro Spike (James Marsters) sviluppa un’ossessione pericolosa e morbosa per Buffy che sembra l’amore. Anche il team creativo alza la posta con episodi come Hush, che ha privato i membri del cast delle voci per una favola infestata in gran parte muta. L’anno seguente, quando Buffy perde inaspettatamente la madre Joyce (Kristine Sutherland) a causa di un aneurisma, la puntata – intitolata The Body – racconta il suo dolore in tempo reale. Per la sesta stagione Whedon ha scritto un musical completo, Once More with Feeling. E così sono nate tante proiezioni sing-a-long.

In tutto ciò, il ritratto sfumato che Gellar tira fuori anno dopo anno dà alla Cacciatrice profondità e dimensioni inaspettate. Buffy viene definita sempre meno dalla forza fisica e sempre più dalla sua determinazione. È velocissima, ma può anche essere irascibile e spericolata. In altri momenti è divertente e sensibile, ed evidentemente è pure una pessima guidatrice. Ma la nostra eroina, e per estensione lo show che incarna, è magnetica perché parliamo di un essere umano pienamente realizzato – molto più che di una potente guerriera: Buffy è una donna perfettamente caratterizzata.

Riguardando Buffy oltre vent’anni dopo, la serie sorprendentemente non sembra invecchiata più di tanto. Forse è la sensazione vagamente apocalittica nell’aria, o un po’ di preveggenza da parte di Whedon e del suo team. Ma, ripensandoci ora, le ultime stagioni, quelle più controverse, sono inaspettatamente acute e attuali al punto che a volte è inquietante vedere come parlano, tra gli altri temi, di consenso e mascolinità tossica. L’antagonista della sesta stagione Warren (Adam Busch) si affida alla sua abilità con il computer per escogitare modi creativi di torturare e perseguitare le donne – è il prototipo di troll moderno con accesso al mondo della magia nera. Anche il malvagio predicatore di Nathan Fillion, Caleb, uno degli ultimi nemici di Buffy, è accecato da una palese misoginia che lo spinge ad uccidere tutte le giovani potenziali Cacciatrici.

Ma non c’è solo oscurità alla fine del mondo: anche la luce di Buffy è forte. Si vede quando rifiuta le antiche regole che governano la tradizionale confraternita a cui appartiene e prende il controllo sia del proprio destino che del futuro delle sue giovani protette. Lei e Willow scatenano in ogni potenziale Cacciatrice la forza, la velocità e l’agilità che giacciono dormienti dentro di loro, dando a un’intera sorellanza il potere di combattere l’una accanto all’altra. Non ci sarà mai più una sola ragazza a contrastare i vampiri. Questo spirito rivoluzionario indomito è lo stesso che ritroviamo nelle eroine che portano avanti l’eredità femminista di Buffy – da Jyn Erso a Jessica Jones, da Daeneyrs Targaryen a Katniss Everdeen. Indipendentemente dal nuovo super cattivo evocato dall’universo, loro resistono, persistono di fronte a difficoltà insormontabili. E noi speriamo, tra oltre vent’anni, di avere lo stesso fegato.

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