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Amici 21, le pagelle: Celentano e Pettinelli, risparmiateci

Secondo serale e altre due eliminazioni. Dispiace più per il cantante che per il ballerino ma ce ne dimenticheremo presto. Come sempre rubano l’occhio più i maestri dei concorrenti. E non è una buona notizia

Foto via Amici

La febbre del sabato sera. È quella che provo a simulare io quando inizia il serale di Amici per evitarlo. Poi, come ogni anno, eccomi qua. A dispiacermi per Calma che è pure bravino, ma come pretendi di non essere eliminato se scegli un nome d’arte demenziale, se i tuoi baffi sembrano disegnati a matita e i capelli con l’Uniposca? A distrarmi durante la pubblicità per scoprire che il protagonista dello spot di un noto marchio che identifica una linea di prodotti dolciari a base di cioccolato al latte è il sosia di Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina. A capire che la mia nuova Giulia (la vincitrice dell’anno scorso) è Serena Carella, è stato un colpo di fulmine.

Aisha Maryam e Sissi voto: 10

La cosa migliore di questa edizione è la morìa di trapper e il tentativo di cercare talenti notevoli tra i cantanti. Queste due ragazze sono delle virtuose raffinate a un’età giovanissima e andrebbero mandate in finale d’ufficio per non stancare le loro corde vocali, che dovrebbero essere patrimonio dell’umanità. La prima ha solo 17 anni ed è sconvolgente come si trovi a suo agio in prima serata, in quello studio pacchiano e pretenzioso, con pezzi anche scomodi per lei. Qui è sprecata, dovrebbe andare a X Factor. La seconda, Silvia Cesana all’anagrafe, ne ha 22 e ha un grado di perfezione nell’esecuzione che rischia di diventare quasi un difetto. Ma imparerà a sporcarsi, a graffiare, a divertirsi di più.

Raimondo Todaro voto: 9

Seguendo il day time ne capisci la competenza, al serale si sta dimostrando un osso durissimo. Alessandra Celentano forse prima d’ora non aveva mai trovato un avversario così ostico, capace con due parole di sbugiardare quel personaggio consumato negli anni. E tiene botta Raimondo, rifiutandosi di insultare i ragazzi della squadra avversaria e difendendo e proteggendo i suoi. Bravo, sapevamo che lo era. Ma che sapesse stare in tv così bene, quello no. A Lorella Cuccarini, che è passata da Arisa a lui, non sembra vero. Il sorriso costante stampato in faccia denuncia l’ottima intesa ma a volte, unito a gli occhi entusiasti al limite dello spiritato, anche il pericolo scampato.

Michele Esposito voto: 8

C’è chi dice che non sarebbe versatile. E chissenefrega. Quando uno vola così, l’eclettismo è un difetto. Maradona all’occorrenza poteva fare il libero, come negli ultimi minuti della finale del mondiale 1986, e sicuramente con quel talento pure questo ragazzo potrebbe ballare hip hop. Ma Diego lo volevi col 10 a inventare calcio e così questo ragazzo a far danza classica e farti sognare e dimenticare persino il trash a cui Amici ti costringe. Non gli diamo 10 perché a un certo punto finisce di danzare e ti risvegli in quell’incubo. Con lui, per dire, pure Leonardo ti sembra bravissimo. E Carola, che è l’unica che gli si avvicina, ci dice cos’è la tecnica e cos’è il talento puro. Lei esecutrice perfetta, lui già artista.

LDA voto: 7,5

Lo confesso, vorrei essere invitato a casa D’Alessio. Con Gigi parlerei di Diego Armando Maradona e di Addio Fottuti Musi Verdi (da D’Alessio a Pelù, al cinema i cantanti fanno una brutta fine), ma sentirei più volentieri cantare il figlio Luca, alias LDA. Bella la sua sovrascrittura su Cremonini, non facile, così come quello stile discreto ma non banale che fa emergere in ogni prova e in generi diversi. La sintesi tra il DNA e l’ambito musicale che si è scelto finora è un cocktail che funziona. Va detto che è aiutato da avversari, almeno i maschi, non molto all’altezza.

Stefano De Martino voto: 7

Va detto che spiccare in una giuria in cui gli altri elementi sono Stash e Emanuele Filiberto è come inneggiare a Berardi contro la Macedonia del Nord perché i compagni di reparto erano Insigne e Immobile (sì lo so che alcuni di voi non si erano accorti che avessero giocato). Per dire Stash nell’unico momento in cui dice una cosa intelligente e sensata viene quasi rimbrottato da Maria perché porta il match sul 2-0 e quindi salta la pantomima del terzo voto sempre decisivo (il che dice tanto di come i tre siano spontanei e liberi nel loro lavoro, evidente anche nella prima esibizione di ballo, in cui Emanuele Filiberto è “costretto” a premiare Christian e Nunzio per “lo sforzo”). De Martino mette sorrisi, dialettica, non si accontenta della figurina a cui autori, trasmissioni e conduttrice vogliono relegarlo e si prende la scena con poche battute, sguardi, sorrisi ironici. Se solo potessimo ascoltare i suoi pensieri.

Nino Frassica voto: 6

Non gli diamo l’insufficienza solo perché Frassica non può ricevere voti sotto il 6 e perché poi nello spazio comico ci rimettono Pio e Amedeo. Ha troppo talento e una storia comica e attoriale così straordinaria che per farlo dovresti essere come minimo Groucho Marx. Però speriamo davvero che il suo cachet sia notevole e ne valga la pena, perché lui è il primo a sapere di essere fuori posto. Se un genio come lui tira fuori come apice di comicità “Ugo Lionazzo”, vuol dire che la mediocrità è più contagiosa del Covid. Certo, va detto che Maria De Filippi che spiega le tue battute e le tue gag in tempo reale con la verve di una traduttrice consecutiva di un convegno internazionale di anaffettivi, ucciderebbe anche un cavallo.

Albe voto: 5

Ci ho messo due minuti per capire che non fosse Sangiovanni. Altri due a capire se stesse cantando in playback o meno. Questo mi ha distratto dalla performance, ma vorrà pur dire qualcosa sulla sua capacità di tenerti attaccato alla sua performance. Sangiovanni si è imposto un taglio militare, forse per evitare qualsiasi malinteso. Alberto La Malfa lo vedremo in parecchi serali ancora però. Perché per sua fortuna, dopo sei mesi, sono ancora in tanti ad essere peggio di lui. O forse no. Ora vado su Infinity a rivedere la sua performance con Crytical, o come Diana Del Bufalo parla in italiano e fa il labiale in inglese, o deve essere per forza in playback.

Christian Stefanelli voto: 4

Somiglia ad almeno altri due concorrenti, e questo ti dice tanto di lui: non lo riconosci, non ha una peculiarità, un qualcosa che lo rende unico. Forse solo quello stile che ricorda la zumba insegnata ai vecchietti al parco da giovani al limite di una crisi di nervi (ma quanto urlano?). O quando la ginnastica artistica incontra il mimo, ma non sai distinguere l’una dall’altro. Ma almeno Christian ha carisma. Ah no, neanche quello. Mettiamola così, è il concorrente ideale per far sentire tutti gli altri migliori. Mi ricorda la mia gioventù: era il mio stesso ruolo nella mia comitiva di amici.

Alessandra Celentano voto: 3

C’è solo una cosa peggiore del rancoroso e stantio e ripetitivo canovaccio di questa Crudelia De Mon innestata sulla Zingara di Cloris Brosca, No, non sono le sue lettere di insulto agli avversari. Sono i suoi tentativi di fare umorismo: fremdschämen a gogo (l’imbarazzo per chi non si rende conto di essere imbarazzante, sostanzialmente), verrebbe da dire, se non fosse che ormai recita la solita parte – a volte polemizza con le stesse parole delle edizioni precedenti: vedi gli attacchi a Nunzio e Christian, che sentiamo da anni, cambiano solo i nomi di battesimo – sapendo bene di essere una maschera grottesca in uno spettacolo tragicomico. Ma quest’anno non sembra in forma, Raimondo Todaro la surclassa dialetticamente tanto che a un certo punto riesce a dire solo “Ciao”. Peccato, se lui avesse insistito lei sarebbe potuta arrivare allo “specchio riflesso” e al “non ti sento lallalalalla”, ma ha avuto pietà.

Anna Pettinelli voto: 2

Non l’avremmo mai detto, ma in talent e reality il suo momento migliore rimarrà “bella patata sono io non lei”. A Temptation Island. Ad Amici Anna continua a sembrare Ciro Immobile in nazionale. Questo sabato è stata così disastrosa che è sembrata il bomber laziale contro la Macedonia del Nord. Mentre litiga con Rudy Zerbi finisci per augurarti che Anonymous hackeri la trasmissione scambiandola per una spia russa. Urla, si contraddice, raramente dà l’idea di una che sa quello che dice. Crytical quasi lo fa eliminare lei (incredibile che sia arrivato a un passo dall’uscita), Veronica Peparini sopporta stoicamente il peso di averla come sodale con lo sguardo della martire, il fonico tenta il suicidio all’ennesima gracchiata del suo microfono. Mediaset ha un contratto che non può stracciare con lei? La mandi all’Isola dei Famosi, in fondo lì è pieno di autolesionisti a cui sottoporre dure prove di sopravvivenza. Oppure come inviata del tg5 insieme alla Celentano a Mosca. Adeguatamente innescate possono far più male di un missile tattico. Facciamole entrare al Cremlino, è l’unico modo di far arrendere Vladimir Putin.

La regia voto: 1

A volte il sospetto è che un primate sia stato chiuso dentro uno stanzino con una consolle e tocchi furiosamente i pulsanti delle diverse telecamere e abbia trovato un automatismo ripetuto (ballerino in azione – rivale – Celentano che sbuffa o ancheggia – concorrente donna piacente a caso – Todaro che ha la testa piegata a 45 gradi – ballerino in azione – Pubblico). Ottima idea per una spending review, ma ci devono spiegare per quale motivo un numero di ballo devo seguirlo dal riflesso nelle pupille del soggetto inquadrato e magari il cantante che non si muove neanche se gli spari contro lo lasci lì a camera fissa. I giornalieri del Grande Fratello, in confronto, sono girati da Paolo Sorrentino. Complimenti anche alla scelta di tagliare con la pubblicità ogni momento clou, ogni possibile eliminazione, ogni voto. I finali delle puntate di Beautiful hanno un’etica e un’estetica migliore.

Il pubblico in studio voto: 0

Fa rimpiangere le risate registrate delle sitcom Fininvest, l’applausometro del Karaoke, i peones del Parlamento, un live degli One Direction nelle prime file. Peggio di quelle urla isteriche indistinguibili per il 90% del tempo ci sono solo i movimenti inconsulti a far da coreografia sui lenti che ti fanno sospettare una dissenteria di massa. Meno male che il plexiglass ha fatto sì che fossero di meno.

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