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Achille figlio d’Apollo e altri miti, dal sync a D’Alema: i voti alla terza serata di Sanremo 2021

La rivolta (vera o presunta?) dei fonici e le battute sul PD. Il ‘meraviglioso’ ritorno dei Negramaro e la svogliata Vittoria Ceretti. Il karaoke di Ibra e Siniša e i surreali spot della Liguria. Oltre le cover c’è di più

Achille Lauro nella terza serata di Sanremo 2021

Foto: Jacopo Raule/Daniele Venturelli/Getty Images

La rivolta dei fonici Voto: 8

 

 
 
 
 
 
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Sfiga o sabotaggio? Chissà. Ci piace però pensare che, a un certo punto, anche i fonici abbiano detto: basta! Era stata annunciata la Rivoluzione delle Trofie al Pesto (cioè: la rivolta dei ristoratori sanremesi davanti all’Ariston causa chiusure imposte dal governator Toti), e invece è arrivata quella dei tecnici. Ci dispiace per Noemi-Neffa, che hanno cantato fuori sync l’attacco di Prima di andare via; e per Fasma-Nesli, addirittura stoppati da Amadeus perché, all’inizio della Fine (pardon), il microfono del primo non funzionava. Ma comprendiamo la scelta di qualcuno – così vogliamo immaginare che sia andata – di ammutolire, verso la fine della serata, lo stesso conduttore, anche lui rimasto per un attimo con il microfono spento. Salteranno teste? Se è davvero una rivoluzione, arriverà anche la ghigliottina. E non parliamo di quella dell’Eredità.

Il primo volo per Vittoria Ceretti, grazie Voto: 2

Dopo la naturale scioltezza di Matilda “Piace-A-Tutti” De Angelis e l’iniezione di guaranà di Elodie, arriva la top model Vittoria Ceretti. E s’alza un coro unanime: Bring Back Our Girls! La ragazza è bellissima, elegantissima, decorativissima. Ma è svogliata, musona, sembra non fregarle nulla di nulla. Come non capirla: ma abbiamo imparato a gestire la noia persino noi, e non ci viene bonificato nessun cachet. Uno sforzo si può fare. Così fino alla fine, quando legge la classifica e pronuncia Måneskin con l’accento sulla “i”. In fuga per un giorno dalle sfilate parigine, offre un’unica storyline agli autori: quella della modella che dormirà pochissimo perché dovrà tornare di corsa in Francia. Speriamo sia già atterrata al Charles de Gaulle.

Il ritorno dei Negramaro Voto: 9

La serata delle cover la apre, giustamente, chi ha fatto la cover delle cover di Modugno: Meraviglioso. Prima, però, c’è l’omaggio a Lucio Dalla, che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. Non a Giuliano (in total look Luca Abete di Striscia la notizia, date un’occhiata ai meme), che, a differenza di quasi tutti gli ospiti di questo Festival, quel palco se lo magna. È la versione non censurata di 4/3/1943, quella che cantava Dalla: «Grazie per la tua libertà», dice alla fine Sangiorgi. Poi parte Meraviglioso, tutti in piedi sul divano (è inutile che neghiate). Giuliano cambia le parole: «Che il mondo torni ad essere meraviglioso». Tutto giusto: se ospiti italiani devono essere, così sia. Poi li fanno tornare in scena all’una e mezza (follia) con un medley di Contatto e La cura del tempo. Ma scusate: e Mentre tutto scorre?!

Achille figlio d’Apollo Voto: 6

Achille figlio d’Apollo prese Monica Guerritore come Penelope ed Emma Marrone come Circe. Più o meno. Il quadro di Lauro, nella serata delle cover, è mitològgico, e pare – al momento – il più riuscito. Anche se l’effetto statua vivente di Corso Vittorio Emanuele è dietro l’angolo. Tra nebbiolina e colonne doriche (è la DAD by Lauro), il nostro è un moderno Ulisse in cerca d’identità. Nel bigino di iconografie e citazioni a prova di Generazione Zeta, per fortuna arriva Guerritore a portare un po’ di cultura novecentesca non rimasticata. E a lanciare, alla fine del numero, un appello per la riapertura dei teatri molto meno pedante di quello, featuring Francesco Pannofino ed Emanuela Fanelli, nell’esibizione dello Stato Sociale.

Dame e cavalieri Voto: 4

La cavalleria è morta? Pare di sì, a giudicare dalla povera Noemi che cerca il sostegno di Neffa per scendere le scale mentre lui parte a razzo, senza filarsela di pezza. E nemmeno Renga dà il braccio a Casadilego. Direte: ma chissene, c’è la parità, l’indipendenza, il femminismo. Sì, va bene, ma siamo realisti: provateci voi ad affrontare quei gradini con tacchi da vertigine. E meno male che almeno Francesca Michielin può sempre contare su quel gentleman di Fedez. L’altro capitolo del galateo sanremese che tiene banco è l’omaggio dei fiori riservato alle donne del Festival: galanteria o sessismo? Ancora una volta l’esempio qui è Michielin, che dà il suo mazzo a Fedez. Ma facciamola finita, regaliamo ‘sti fiori a TUTTI, tanto paga la Rai (cioè, noi) e sosteniamo la categoria dei fiorai. Sull’affaire scale, invece, leggetevi Montale.

Ibra e Siniša Voto: 5

Dopo l’assenza giustificata causa partita, Ibra torna all’Ariston. In autostop. Tutto vero, ci sono le prove video. Zlatan racconta che si è trovato in autostrada nel bel mezzo di un incidente e ha fermato un motociclista per farsi portare a Sanremo: «Per fortuna era milanista». Funziona anche il siparietto «se Zlatan non va al Festival, il Festival va da Zlatan», con Amadeus addetto a fare il caffè in cucina a casa del calciatore e «Achille Lauro in garage a controllare le macchine, così i ladri non rubano perché hanno paura». Poi c’è il momento fazzoletti: siamo pur sempre su Rai 1, e bisogna mostrare il lato umano di Ibra (per forza?! Noi lo preferiamo quando fa l’uomo che non deve chiedere mai). Arriva l’amico Siniša Mihajlović, a parlare anche della sua malattia. Ma soprattutto vuole cantare (!) con Zlatan (!) Io vagabondo (!). Fiorello arriva in soccorso della peggior versione karaoke nei secoli dei secoli. Per gli Abbadeus (così li soprannomina Fiore: riderone, eh?) StraFactor finisce qui.

Che Valeria Fabrizi ci aiuti Voto: 8,5

A dispetto di tutte le gggiovani terrorizzate dalla scalinata, Valeria Fabrizi la scende canticchiando Un bacio a mezzanotte (al braccio di Ama, bravo). Interpreta uno dei personaggi più amati della tv, la suor Costanza di Che Dio ci aiuti, ma Fabrizi è una signora del nostro cinema, una che potrebbe intrattenerci ore con aneddoti e racconti meravigliosi. Sul palco la fanno restare solo pochi minuti (criminali): porta un libriccino delle canzoni del Festival degli anni ’50, dove c’è un pezzo scritto dal marito Tata Giacobetti del Quartetto Cetra. Poi introduce Orietta Berti con un entusiastico «Cara!». L’eleganza, la classe senza tempo. Ma nel nostro, di tempo. Valeria, insegna a Vittoria Ceretti come si annunciano i cantanti in gara. Voto 8,5 solo perché l’hanno usata troppo poco: di fatto, è un 10.

La politica, whatever it takes Voto: 5,5

«Mi hanno detto che somiglio a D’Alema. Hai Capito? Mia moglie mi ha chiamato e mi ha detto che è vero. Questa cosa mi manda fuori di testa», sospira Fiorello. Nell’anno della delicatissima restaurazione whatever it takes della «Merkel con la cravatta» (così Fiore ha definito Draghi nella prima serata), la politica di fatto scompare. È tornata ieri sera, seppur all’acqua di rose, per colpa dei baffi – poi rasati in diretta – del comedian. Sarà che al Partito Democratico serve l’ennesima cover, ma la terza serata è quella dedicata alla sinistra, e non solo per «la rossa primavera» intonata dagli Extraliscio. «Amici del PD, vi abbraccerei tutti», dice sempre Fiorello sul palco dell’Ariston. «Vi dico cosa succederà. Giornalisti, prendete appunti. Il ministro della Cultura, Franceschini, diventa segretario del PD. Zingaretti ha due opzioni: o si candida a sindaco di Roma o fa l’opinionista dalla D’Urso. Questa non è satira politica, è realtà». Dategli torto.

Gli spot della Liguria senza Liguria Voto: 7

Il Premio Nonsense di Sanremo 2021 va, ogni sera, allo spot della Liguria… dove non c’è la Liguria. I minifilm diretti da Fausto Brizzi sono meglio della solita cartolina, o forse sono proprio un’installazione “meta”: per promuovere la regione, attori come Chiara Francini e Maurizio Lastrico stanno dentro una chiesa, un supermercato o una biblioteca che potrebbero trovarsi in qualunque parte del mondo. Menzione speciale al corto andato in onda ieri, con un gruppo di mean liceali alla Baby. Il primo spot, invece, ha addirittura sollevato la polemichetta: «Da sempre al Festival dopo la terza canzone dormono tutti», recitava il finto prete sullo schermo; «Il Festival è da sempre fiore all’occhiello della regione, e da sempre dopo la terza canzone non si addormenta nessuno», ha replicato stizzito Amadeus. Massì, mettiamoci pure a litigare con la pubblicità…