Home Opinioni Opinioni Musica

Woodstock 50 sarà un minestrone senza identità

Una line up anche discreta, con Jay-Z, Black Keys, Miley Cyrus e Killers. Ma che dello spirito del festival di cui dovrebbe celebrare il 50° anniversario ha ben poco

Foto di David Crotty/Patrick McMullan via Getty Images

È uscita la line up di Woodstock 50, l’evento che dal 16 al 18 agosto celebrerà i 50 anni del festival che nel 1969 cambiò un’epoca. Bene, apprezziamo l’iniziativa, ma il risultato lascia qualche dubbio sulla sua effettiva rilevanza. L’organizzatore originale del festival Michael Lang, infatti, aveva promesso una line-up caleidoscopica ma, a conti fatti, il significato del termine ha assunto colori diversi da quelli che normalmente accosteremmo a Woodstock.

«Sarà una scaletta eclettica – aveva detto Lang – ci sarà hip hop, rock e pop, oltre ad alcune delle band che parteciparono al festival del 1969». E fin qui non fa una piega, giusto non rifugiarsi in un tunnel nostalgico con una line-up di soli over 70 per ricordare i tempi in cui “la musica era davvero musica”. Giusto celebrare la strada fatta dalla musica durante questi 50 anni, ma la rosa di artisti figlia di quest’ottima premessa lascia qualche perplessità.

Partiamo dai nomi più ovvi, i ‘grandi vecchi’ che nel 1969 calcarono il palco di Bethel insieme ai vari Jefferson Airplane, Janis Joplin o Jimi Hendrix. I convocati per l’edizione 2019 sono Dead and Company (succursale dei Grateful Dead), John Fogerty (in rappresentanza dei Creedence Clearwater Revival), Santana, John Sebastian, Country Joe Mcdonald, Canned Heat e Hot Tuna. Niente di strano, peccato solo per il gran rifiuto degli Who o la mancata presenza di Neil Young, ma a tenere alta la bandiera del rrrruock c’è comunque Robert Plant, che male non fa.

Tuttavia è il resto della line up a non convincere. Certo, i nomi da vetrina ci sono eccome: da Jay-Z a Miley Cyrus, da Chance the Rapper ai Black Keys passando per i vari Imagine Dragons, Cage The Elephant, Vince Staples, The Killers e via dicendo.

Sulla carta, quindi, una line-up più che discreta. Cosa manca quindi? Innanzitutto identità. Armonizzare la vecchia con la nuova generazione, il rock classico o il folk con l’hip hop e il pop da classifica può essere un’idea vincente, ma in questo caso era necessario un filo conduttore. Perché se si vuole celebrare il 50esimo di un festival del peso di Woodstock, di quel peso bisognava ricordarsi.

Peso musicale, anzitutto. Ok Greta Van Fleet, Raconteurs, Black Keys o Courtney Barnett, ma di veri testimoni del messaggio di Woodstock c’è pochissimo altro. Invece del folk da supermarket dei Lumineers o le vagonate di country, si poteva – magari – pescare nell’orda neo-psichedelica degli ultimi anni, da Tame Impala a King Gizzard & the Lizard Wizard (entrambi in tour promozionale, tra l’altro) di scelte ce ne erano, e anche più che dignitose.

Per non parlare del peso politico. Qualche cantautore ‘impegnato’, va bene, Gary Clark Jr o Vince Staples ambasciatori del Black Lives Matter, e Pussy Riot che fanno sempre la loro, ma tutto sommato è un po’ pochino per ricordare un evento che, volente o nolente, porta con sé un significato politico e culturale di cui l’edizione 2019 non sembra nemmeno un ritratto sbiadito.

Insomma Woodstock 50 di Woodstock non ha niente, se non il team Matusalemme di cui sopra. Infatti, in un’era dove il dissenso politico negli Stati Uniti occupa le prime pagine un giorno si e l’altro pure, ci si aspettava quanto meno un’evento che si assumesse la responsabilità del nome che porta, responsabilità totalmente ignorata. Lo stesso vale per l’eredità musicale, con una accozzaglia di generi e artisti sideralmente opposti tra loro per un minestrone sonoro da ndo cojo cojo. Ne esce un festival boutique, che avrebbe potuto chiamarsi con un qualsiasi nome o celebrare una qualsiasi festività americana, ma le vie del marketing sono infinite, buona pace per Hendrix, Flower Power e compagnia. A lamentarsi, comunque, sono rimasti in pochi.

Questa la line-up completa di Woodstock 50

Day 1: The Killers, Miley Cyrus, Santana, The Lumineers, The Raconteurs, Robert Plant, John Fogerty, Nathaniel Rateliff and the Night Sweats, Run the Jewels, The Head and the Heart, Maggie Rogers, Michael Franti & Spearhead, Anderson East, Princess Nokia, John Sebastian

Day 2: Dead and Company, Chance the Rapper, Black Keys, Sturgill Simpson, Greta Van Fleet, Portugal. The Man, Leon Bridges, Gary Clark Jr., Edward Sharpe & The Magnetic Zeroes, Dawes, Margo Price, Country Joe, Rival Sons, Emily King, Soccer Mommy, Taylor Bennett

Day 3: Jay-Z, Imagine Dragons, Halsey, Cage The Elephant, Brandi Carlile, Janelle Monae, Young The Giant, Courtney Barnett, Common, Vince Staples, Judah and the Lion, Earl Sweatshirt, Boygenius, the Zombies, Canned Heat, Hot Tuna, Pussy Riot, Cherry Glazerr

Leggi anche