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Via Gola: cosa rappresenta la zona dei Coma_Cose

Il primo estratto dal nuovo album del duo parla del quartiere più crudo di Milano. Una passeggiata nel quadrilatero dell'antimoda

I Coma_Cose, aka California e Fausto Lama. Foto Melania Andronic

I Coma_Cose, aka California e Fausto Lama. Foto Melania Andronic

Questa notte la mia gola è messa peggio di via Gola.

Via Emilio Gola a Milano è un posto da cui passo spesso, visto che vivo a un metro da lì. È un luogo strano, perché non è per tutti, perché fa paura, perché non dà sicurezza, ma allo stesso tempo lascia intuire che ha delle regole non scritte che possono farti sentire “al sicuro”.

Via Gola fa parte di una sorta di quadrilatero dell’antimoda, l’incrocio con via Pichi è uno dei luoghi più crudi che un milanese può avere la fortuna (o la sfortuna) di vedere. Via Gola è una via storica di Milano, abitata da tante simpatiche vecchiette, da meno simpatici energumeni e da un sacco di gente che vive dentro le case occupate che non vengono destinate a nessuno.

Infatti c’è una situazione troppo complessa, fragile e storica che rende impossibile l’assegnazione delle case in maniera regolare, e che quindi vede una continua occupazione del quartiere, fondamentalmente una repubblica indipendente con delle regole sue. Nessuno in passato, di qualsiasi partito, si è mai occupato davvero di via Gola, perché occuparsene vorrebbe dire andare a rompere un equilibrio delicatissimo di occupazione, spaccio, racket probabilmente, e chissà quante altre storie nascoste nei cortili dei palazzi, con le impalcature a scongiurarne il crollo. In via Gola c’è un bar nuovo, dove è stata messa una bomba pochi giorni dopo l’apertura, un market aperto fino a tardi, uno strip club, un ristorante peruviano (ottimo), un negozio meraviglioso di frutta e verdura fresca, un macellaio e il Cuore in Gola.

Luogo storico di ritrovo autonomi e anarchico, il Cuore in Gola è il centro pulsante della zona. È quello che rimane della storia politica della zona, passata attraverso gli anni dei partigiani (come tutta la zona ticinese, zoccolo duro della Resistenza), con le targhe e le coccarde sul muro a ricordare quei giorni.

Ci sono dei grandi murales, firmati da gente come i Volks Writerz, istituzione di Milano sud, che colorano e impregnano di peso politico la zona. Raccontano le storie di quartiere, le vicende legate alla morte di Dax, la resistenza contro gli sgomberi e, anche, la voglia di integrazione. Perché via Gola è di fatto il centro di integrazione più grezzo che ci sia a Milano: basta fare due passi per accorgersi della convivenza e della volontà di stare insieme di gente che arriva da ogni angolo del mondo.

La repubblica indipendente di via Gola ha delle norme sue, delle persone a cui devi rispondere con un gentile cenno quando ti chiedono “Tutt’a posto fratello? Hai bisogno?”. È una regola non scritta, anche se non hai bisogno, si risponde. Come si saluta la gente che di notte sta sul ponte sul Naviglio, a fare la guardia in modo che non succeda niente di strano all’alba. Per un periodo una macchina della polizia stava fissa, di notte, dall’altra parte del ponte: non un grande problema, si spostarono sui balconi.

Un murales, poi cancellato, vedeva alcune signore anziane litigare con la polizia, fare resistenza contro gli sgomberi. Perché via Gola è così: le signore che stanno lì da 50 anni si fanno aiutare a portare su la spesa dai ragazzotti che magari un minuto prima hanno cercato di venderti qualcosa. Ed è troppo complicato capire chi sono i buoni, chi sono i cattivi, chi è da cacciare, chi è da far rimanere.

Via Gola è una sospensione della legalità, come la intendiamo noi. È una zona dove per tanti anni, la legge era quella politica, che poi è sfumata, degradando in un misto di prove di forza criminali, di troppe libertà, senza un minimo di piano regolatore politico che potesse in qualche modo aggiustare la situazione.

La gentrificazione dei Navigli in via Gola si è sospesa. Non è mai arrivata, neanche per un metro. Ma forse le cose stanno cambiando.

Nei giorni scorsi, è stato annunciato un piano di riqualificazione della zona, con 300mila euro di fondi, che dovrebbero trasformare la via in una sorta di piazza pubblica, pedonale, con dei giardini e nuovi spazi commerciali. L’unica speranza, quella vera, è che tutto questo non porti via lo spirito di via Gola.

Perché sarà anche un luogo di droga, spaccio, di case fatiscenti, di odori e di degrado. Ma è un luogo con uno spirito. Quello da non toccare.

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