Home Opinioni Opinioni Musica

tha Supreme è il nuovo predestinato del rap?

Dopo la chiamata di Salmo a soli 15 anni, con il primo vero album, ‘23 6451’, il rapper non fa che confermare le aspettative già altissime, tra il linguaggio ultra generazionale e collaborazioni con Marracash a Fabri Fibra

Il primo effetto tangibile che ha l’ascolto dell’album di tha Supreme sui maggiori di vent’anni, tipo me, è di renderti tragicamente consapevole della tua età. Percepisci subito che c’è qualcosa di innovativo e dirompente nel suo modo caotico e iperbolico di snocciolare versi disordinati su beat caleidoscopici. Ma sai già che buona parte di quelle canzoni non riuscirai a capirle, perché non parlano né di te, né a te. In un attimo ti ritrovi a pensare “Sono troppo vecchio/a per queste cose”. E in fondo è questo il bello.

Facciamo un passo indietro, perché è bene partire dal presupposto che chi sta leggendo questo articolo abbia, appunto, più di vent’anni. Classe 2001, tha Supreme è un diciottenne cresciuto nei dintorni di Roma, che da ragazzino si è appassionato al rap e ha cominciato a fare beat in cameretta e a condividerli sul web incantando centinaia di migliaia di coetanei. Si può dire che abbia saltato a piè pari la fase da musicista amatoriale, perché quando ne aveva solo sedici è stato contattato da Salmo, che si è innamorato di una delle sue strumentali e lo ha chiamato a produrre il suo brano Perdonami.

Da allora è stata un’escalation di fama e soprattutto un’esplosione di creatività: oltre a fare il beatmaker conto terzi, tha Supreme ha cominciato a metterci anche la voce, rappando e canticchiando in prima persona le sue canzoni, e curandone anche i visual. I suoi singoli si sono diffusi a macchia d’olio soprattutto tra i giovanissimi, complici le tematiche (vedi alla voce Scuol4, che parla appunto della sua esperienza tra i banchi), il linguaggio che è quasi un codice segreto pressoché incomprensibile agli adulti (vi sfido a decifrare alcuni suoi testi, criptici fino all’estremo) e i coloratissimi video (che vedono per protagonista un suo avatar a cartoni animati).

C’erano tutti gli ingredienti perché la sua ascesa fino allo status di superstar generazionale proseguisse senza intoppi, e così è stato: è arrivato un contratto discografico prestigioso, e con esso la pubblicazione del suo primo album, dall’enigmatico titolo 23 6451. In questo caso, oltre a produrre, rappare e occuparsi dei visual, tha Supreme ha perfino mixato l’album personalmente. L’attitudine da one-man band 2.0 arriva da alcuni sottogeneri del rap – cloud, vapor wave, Soundcloud rap – che da qualche anno proliferano su Internet tramite il passaparola, in cui i brani vengono creati con mezzi di fortuna da giovanissime schiere di volenterosi e poi diffusi istantaneamente.

Idem per il suo peculiare modo di rappare, in cui non scandisce bene le parole, adotta metriche dall’andamento imprevedibile e soprattutto non sente l’esigenza di chiudere le barre con una rima: deriva dal cosiddetto “mumble rap”, quel filone in cui la cosa importante di una strofa è come suona, non quello che dice. Non per questo, però, è un lavoro derivativo: anzi, 23 6451 è talmente originale che potrebbe tranquillamente farsi apprezzare anche all’estero.

Il risultato finale assomiglia molto alla cameretta di un adolescente casinista, pieno di idee e passioni: strati su strati di poster alle pareti, vestiti dimenticati qua e là, oggetti di uso quotidiano che seppelliscono i libri di scuola ormai impolverati e dimenticati, collezioni di fumetti e colori per disegnarne di nuovi, istantanee di vita quotidiana appese al muro e un piacevole ma un po’ stantìo odore di ganja e di teen spirit nell’aria. Tantissime idee, pochissima struttura, nel bene e nel male.

In alcuni casi la scelta di nutrirsi di puro istinto si rivela vincente, come in Blun7 a Swishland, M12ano (con il featuring di Mara Sattei, sorella di tha Supreme, anche lei un nome da tenere d’occhio assolutamente) e Swin6o (stavolta al fianco di Salmo). Altre volte, per chi non ha la sua età è più difficile entrare nel suo viaggio: per fortuna i molti featuring presenti – i già citati Salmo e Mara Sattei, e poi Nitro, Nayt, Lazza, Fabri Fibra, Dani Faiv, Mahmood, Gemitaiz e Madman – aiutano anche noi diversamente giovani a non perderci in questo labirinto di suoni e parole. Ammesso e non concesso di voler ritrovare la strada di casa, perché vagare in lande sconosciute può rivelarsi molto piacevole.

Leggi anche