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Se anche l’Eurovision non è più divertente

L'evento andato in onda al posto del festival - rimandato causa pandemia - è stato più che altro un gran casino. Ma almeno abbiamo fatto bella figura

Quest’anno ci han tolto tutto: la salute, i soldi, le vacanze, il tempo con gli amici. Ci han tolto pure l’Eurovision, che non sarà una gran perdita in termini assoluti, ma rimane un tiro mancino per gli appassionati. Non tanto delle canzoni – ci sono pure quelli, giuro – più che altro dello show e di quel mondo fantastico in cui popstar che normalmente non varcherebbero i confini della propria provincia si ritrovano sparati sui televisori di tutta Europa. Piccoli grandi eroi che vestono alla ̶m̶a̶r̶i̶n̶a̶r̶a̶ popdenz, volontari felici degli Hunger Games della musica leggera. C’è un gran tifo pure da noi, aprite Twitter. Perchè l’Eurovision è un po’ Natale in anticipo per gli amanti del trash e un po’ una carezza della sera per tutti quelli che, nonostante tutto, vogliono rendersi conto che in fondo non siamo messi così male.

Ma come si fa una gara quando è impossibile anche solo recarsi nella seconda casa? Non si fa, fine. Sarebbe stato impossibile, probabilmente anche fuori contesto. E quindi abbiamo puntato sul ripiegone, Europe Shine a Light, che abbiamo seguito in versione ‘clean’ su Rai 4: una carrellata di esibizioni orfane di voti e giuria. Ma orfane anche di altre cose, tipo vaghe forme di intrattenimento. Perché per mandare in onda tutti i paesi partecipanti, ben 41, sono stati trasmessi solo 30 secondi di ogni canzone. Manco un ritornello intero. Un paio di acuti qua e là. Tutto mischiato a interviste e clip non tanto diversi da quelli che la Regione Liguria manda in onda durante il Festival di Sanremo. Per noi c’era Diodato con Fai Rumore, ed è stato uno dei migliori. Niente campanilisimo, parliamo in maniera obiettiva: ha registrato il suo video all’Arena di Verona, ha cantato live, ha creato un’atmosfera particolare.

Nota di merito anche all’Islanda, ma per altri motivi. Il resto pareva una via di mezzo tra i recap delle puntate di X Factor e le cover che si trovano su YouTube. In compenso abbiamo individuato alcuni impersonator niente male. Quella di Sia dall’Irlanda, quella di Billie Elish dalla Romania, Bruno Mars dall’Austria, un comizio di Donald Trump dalla Danimarca. Poi i messaggi dei cantanti per un mondo senza virus. Tutto giusto, ma noi eravamo qui per altro. E invece due ore di cambio immagini e interventi non proprio illuminanti. L’unico brano che abbiamo sentito per intero è Love Shine a Light, grande sigla finale registrata da tutti i partecipanti sulla falsa riga di We Are the World. Vi lasciamo immaginare.

Tocca aspettare l’anno prossimo dunque, e ci auguriamo si potrà recuperare tutto quello che nel 2020 non si è potuto fare. La location sarà sempre l’Olanda. Cambieranno le canzoni e, covid permettendo, riusciremo ad ascoltarle bene per renderci conto (ancora una volta) che si somigliano tutte. Torneranno pure i balletti, i vestiti, la gente appesa. Altrimenti tanto vale lasciar perdere e continuare con le dirette su Instagram, che almeno lì non c’è nessuno che ci parla sopra.

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