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Rick Rubin racconta gli AC/DC

«Ci sono molte band che potrebbero suonare le loro canzoni nota per nota, ma nessuno riuscirà mai a catturare la tensione che governava quella musica. Non c'è niente di simile»

Brian Johnson e Malcolm Young nel 1990 durante un concerto degli AC/DC

Foto: IPA

Quando ero al liceo, tutti i miei compagni di classe erano fissati con i Led Zeppelin. Io, invece, amavo gli AC/DC. Tutto è cominciato quando ho ascoltato Problem Child su The Midnight Special. Come gli Zeppelin, anche gli AC/DC avevano radici nell’r&b americano, ma nessuno aveva ridotto quelle influenze al minimo come facevano loro. All’epoca non sapevo nulla di tutto questo, ovviamente. Sapevo, però, che suonavano meglio di qualsiasi altra band.

Per gli AC/DC il rock iniziava con Chuck Berry e finiva più o meno nel periodo di Elvis. In quel ritmo mettevano il sangue, lo padroneggiavano come dei maestri. Highway to Hell è probabilmente il singolo più naturalmente rock che io abbia mai sentito. Non c’è nessun abbellimento. Non c’è niente che intralci la strada agli scambi tra le chitarre di Angus e Malcolm Young, tra il basso di Cliff Williams e la batteria di Phil Rudd. Per me, quel pezzo è l’incarnazione del rock & roll.

Quando produco una band rock cerco di creare album che suonino potenti quanto Highway to Hell. Non importa se sono i Cult o i Red Hot Chili Peppers, la formula da applicare è sempre la stessa: cerca un suono rozzo, naturale. Fa sì che le chitarre siano più ritmiche. Sembra semplice, ma quello che facevano gli AC/DC è quasi impossibile da replicare. Una grande band come i Metallica può suonare le loro canzoni nota per nota, ma non riusciranno mai a catturare la tensione che governava quella musica. Non c’è niente di simile.

Rick Rubin

C’è un’altra cosa che rende gli AC/DC una band rock unica nel suo genere: su quella musica si può ballare. Non suonavano funk, ma tutte le loro canzoni sono funky. E quel beat può muovere qualsiasi pubblico.

La prima volta che li ho visti suonare era il 1979, al Madison Square Garden, prima che Bon Scott morisse e venisse rimpiazzato da Brian Johnson. Il pubblico sradicò le poltrone dal pavimento e le accumulò in una pila di fronte al palco. Un tributo alla loro grandezza.

Lo voglio dire ufficialmente: gli AC/DC sono il migliore gruppo rock di tutti i tempi. Non scrivevano testi emozionanti. Non suonavano canzoni emozionanti. Le emozioni sono tutte nel groove. E quel groove è senza tempo.

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