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Perché dovete ascoltare Madlib

Una valanga di album ed EP, tantissimi alias, progetti sperimentali: la carriera del producer è un esperimento permanente. Ecco la sua storia, da leggere prima di ascoltare l'ultimo 'Sound Ancestors'

Madlib

Foto: Noam Galai/Getty Images

Parlare di Madlib è raccontare un’infinità di progetti e alias dietro cui il produttore, dj, multi-strumentista, rapper californiano si è celato negli ultimi vent’anni. Parlare di Madlib è raccontare di Madlib, Madvillain, Jaylib, Young Jazz Rebels, Loop Digga, Quasimoto, Lord Quas, Supreme Team, Yesterdays New Quintet, Yesterdays Universe, The Last Electro Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble, Kamala Walker & The Soul Tribe, Monk Hughes & The Outer Realm, The Eddie Prince Fusion Band, Joe McDuphrey Experience, Otis Jackson Trio, The Jahari Massamba Unit, Lootpack, DJ Rels, Sound Directions: Jackson Conti, The Jazzistics, Suntouch, Malik Flavors, Ahmad Miller, Beat Konducta, Sound Directions, MacLib. Un elenco che, di per sé, potrebbe riempire ore e ore di playlist.

Madlib è cresciuto e maturato sotto l’ala protettrice della storica Stones Throw, etichetta simbolo definita da L.A. Weekly un esperimento in eterna evoluzione. Una definizione che potrebbe calzare perfettamente a Otis Jackson Jr. (il suo vero nome). Oltre vent’anni di carriera rivoluzionaria, fuori dagli schemi, a giocare con i canoni di hip hop e jazz, campionamento e rap. Trentasei album ufficiali e un esercito di EP narrano di una produzione continua, instancabile, ossessiva; un’invasione, per citare il nome della label con cui – in maturità – ha trovato la sua indipendenza, la Madlib Invazion Records.

Nell’arco della sua carriera Madlib ha più volte fatto evolvere il ruolo del produttore e il linguaggio della produzione come nell’album collaborativo con J Dilla (Champion Sound, 2003) a nome Jaylib, in cui i due beatmaker hanno deciso di ribaltare le carte scambiandosi i beat per rapparci sopra a vicenda, violando qualsiasi regola di buonsenso della scena rap fondamentalista. Un buonsenso già abbandonato da Madlib nel progetto Quasimoto che, con la sua prima opera solista ed eccezionale successo di critica (The Unseen, 2001), aveva preso a rappare con l’alias Lord Quas modificando la propria voce pitchandola verso un registro acuto. Una provocazione ai cliché del gangsta rap e un modo di sperimentare nuove tecniche di produzione (il pitch alla voce avviene accelerando la traccia dopo aver precedentemente registrato la voce su un BPM rallentato, modificando l’intenzione del brano) sotto l’ispirazione di un’altra opera incredibilmente avanguardista e immaginifica come il film d’animazione francese La Planète Sauvage, musicato da Alain Goraguer, a cui Madlib dice di aver guardato come riferimento.

Altra tappa fondamentale nel racconto dell’artista è il progetto Madvillain con il rapper MF DOOM, scomparso prematuramente lo scorso 31 ottobre. Un solo album (Madvillain, 2004), considerato da subito un disco fondamentale dell’hip hop americano per la capacità di costruire ambientazioni sonore avantgarde su un rappato indiscutibile. Mentre pubblico e critica restano sbalorditi da questi lavori, il nostro però si impegna a lanciare un ambizioso e psicotico progetto parallelo a nome Yesterdays New Quintet, successivamente Yesterdays Universe, con cui, attraverso vari alias, pubblicherà dieci dischi in dieci anni. Un’esplorazione viscerale della musica black, un viaggio alle radici tra jazz e funk, in cui Madlib darà sfogo alla sua vena polistrumentale (Yesterdays Universe, 2007).

Negli ultimi dieci anni Madlib ha continuato a produrre senza sosta, portando avanti una fruttuosa collaborazione con il rapper Freddie Gibbs (Pinata, 2014 e Bandana, 2019), musicando il documentario dedicato alla Stones Throw Records (Our Vinyl Weights a Ton, 2013) e pubblicando uno strepitoso disco di experimental jazz con il batterista Karriem Riggins a nome Jahari Massamba Unit (Pardon My French, 2020). Tutto questo senza considerare una quantità di altri progetti e uscite a cui bisognerebbe dedicare pagine su pagine.

Il nuovo anno dell’artista californiano è iniziato con un’altra affascinante collaborazione, quella con l’affermato producer londinese Four Tet. Sound Ancestors, il risultato di questa unione creativa, è hype per palati fini: due tra i massimi artisti e produttori di questo millennio che si ritrovano per un progetto d’amore che sfugge alle facili categorizzazioni. Sound Ancestors è un accurato lavoro di cucito sonoro, una tessitura di generi, campionamenti, strumenti in bilico tra analogico e digitale. Un disco il cui suono è una ri-significazione di mondi ancestrali.

Registrato da Madlib e arrangiato/editato da Four Tet, Sound Ancestors è un altro tassello di questa clamorosa e indecifrabile discografia e riconferma Madlib come uno degli artisti più affascinanti del panorama internazionale, anche (e soprattutto) per la sua fantastica capacità di fregarsene di mode e tendenze, di facili richiami e paraculate, per continuare un suo personalissimo percorso di ricerca. Semplicemente dal cuore, semplicemente sopra la media.

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